tamara viola

Novità (anche un poco assurde) per beauty victim

Il mondo della cosmesi non smette di stupirci. Ogni giorno qualcosa di nuovo, qualcosa di assurdo, qualcosa che Oh, mica puoi non avere.

Andiamo, compriamo e rimpiangiamo come solo noi sappiamo fare.

Mascara remover Too Faced Melt Off

Ricordate quei momenti bui della vostra vita, quei momenti in cui ci siamo dovute struccare più volte in una giornata, con gli occhi e le ciglia che imploravano pietà? Too Faced ci viene in aiuto con questo mascara struccante: contiene un olio che scioglie anche il trucco waterproof. Qui il video dimostrativo.

Da avere se l’olio di ricino è il vostro migliore amico.

Sephora Wonderful Cushion

Blush, rossetti e illuminanti dotati di spugnetta che si applicano con un solo gesto, come le coreane insegnano.

Da avere se siete sempre di fretta e detestate i pennelli.

Japanese face slimmer

I nostri amici giapponici le pensano tutte: questo aggeggio promette di snellire il viso, rimodellare i lineamenti e sollevare gli zigomi. Il tutto facendo ridere almeno tre quarti del vicinato.

Da avere se siete delle mattacchione.

Maschere per il viso in tessuto “animalesche”

Sono identiche alle maschere che tutte abbiamo provato almeno una volta negli ultimi mesi ma possono trasformarvi in cani, gatti, panda, farfalle.

Da avere se Il libro della giungla è il vostro film preferito.

Tony Moly skincare e make up

Prestissimo in Italia disponibile da Sephora, la linea di skincare e make up coreana Tony Moly che spopola per i principi attivi naturali e per il packaging veramente delizioso.

Coniglietti, panda ma anche pomodori, banane, ciliegie che contengono maschere viso, burri cacao, contorno occhi.

Da avere assolutamente per vantarsi nei migliori bar di Casal Bruciato.

Shave my face

È il grido di battaglia delle youtuber americane che, a quanto pare, hanno deciso che il nuovo trend è farsi la barba. Dimenticate pinzette, cerette e affini: le nostre guresse usano questo rasoio, piccolo e maneggevole.

Qui il video dimostrativo.

Da avere se amate il rischio e se i vostri favoriti vi fanno assomigliare ad Alessandro Manzoni.


SHUT UP AND TAKE MY MAKE UP! COME ESSERE SE STESSE MA MEGLIO

di Tamara Viola

Una donna dalla chioma sobria. Socializza molto, online e offline. Puoi leggere i suoi deliri su Citazionisti Avanguardisti
Nel tempo libero si imbelletta, legge e fa parlare i biscotti.

Leggi tutti i post di Tamara!

Eyeliner per ragazze coraggiose

Tutte ne abbiamo una. Tutte abbiamo quell’amica che ha gli occhi sempre incorniciati da una riga di eyeliner perfetta, pulita, simmetrica, meravigliosa.

Noi invece siamo quelle che no, non ci viene mai precisa. Se riusciamo per miracolo a realizzare una linea decente sulla palpebra destra, quella di sinistra sembrerà disegnata da Picasso. Quattordici ore davanti allo specchio, il braccio ad angolo che dicono favorisca, il prodotto da sette milioni di paperdollari a prova di impedita e niente, niente di niente.

È questione di esercizio, diranno alcuni.

Io dico che è questione di caffè. Se ne prendo uno mh, se ne prendo due perfetto, se ne prendo tre meglio lo smokey.

Oggi voglio provare a indicarvi qualche piccolo trucchetto per uscire di casa senza sembrare la compianta Moira Orfei.

1.     Metodo adesivo

Avete presente quei carinissimi nastri di washi tape che avete comprato per decorare la qualunque? Bene, ne bastano due pezzettini per realizzare una riga a prova di bomba. Attaccate il nastro al lato del vostro occhio, dalla palpebra inferiore fino alla fine del sopracciglio; l’altra lungo la palpebra superiore, come a formare un triangolo. Partite tracciando la linea dal centro, a piccoli tratti. Anche se passate sul nastro non importa. Una volta terminato, staccate delicatamente l’adesivo. Ecco che avrete una riga con una codina anni ’50 perfetta.

 2.     Metodo cucchiaino

Quando mi sono trasferita a Roma, mia madre mi ha gentilmente donato una confezione maxi di posate varie, metti che mi ritrovo a pranzo una squadra di rugby. Ho sottratto a questa pregiatissima collezione un cucchiaino liscio. Faccio così: poggio il manico lungo la parte finale dell’occhio e traccio la codina. Uso la parte concava per dare corpo alla riga. FFFfatto!

3.     Metodo carta fedeltà

Non mi dire che nel tuo portafogli non hai la carta fedeltà di qualche negozio. Prendine una, posizionala lungo la parte finale dell’occhio e via, traccia veloce come il vento.

 4.     Metodo Britney Spears nel periodo Meta

Questo stratagemma è il migliore. Prendi l’eyeliner e tira una riga sull’occhio. Si amica, una linea alla cazzo. Ravana nel tuo beauty alla ricerca di un cotton fioc, immergilo nel tuo struccante di fiducia e correggi senza paura.

 Bene, ora sei pronta per scattarti un selfie e mandarlo alla tua amica, sì, quella della riga perfetta.

Didascalia? YO, BITCH.


SHUT UP AND TAKE MY MAKE UP! COME ESSERE SE STESSE MA MEGLIO

di Tamara Viola

Una donna dalla chioma sobria. Socializza molto, online e offline. Puoi leggere i suoi deliri su Citazionisti Avanguardisti
Nel tempo libero si imbelletta, legge e fa parlare i biscotti.

Club delle Impedite: il ritorno

Club delle Impedite, non vi abbiamo dimenticate! Il 29 ottobre alle 19.30 si apre la nuova stagione: parleremo di Bed Hair, i capelli che vivono di vita propria appena suona la sveglia.

Super ospite della serata? L'Estetista Cinica, l'unica e vera guru della bellezza!

Partecipare è semplicissimo: basta prenotare indicando nome, cognome, numero di telefono e tipologia di capelli alla mail tamaraviola@ricciocapriccio.com.

Il costo della serata è di 10 euro e comprende aperitivo, workshop e beauty gift per tutte le iscritte.

Invita tutte le tue amiche, il Club delle Impedite ti cerca!

Michele Masneri, Addio, Monti

#checosastoleggendo

Perché siamo tutti un po' hipster dentro. @DeLempicka

Michele Masneri Addio, Monti Minimum Fax pag. 167

Siamo qui da oltre mezz'ora in questa Sma pregiatissima di via dell'Amba Aradam con le famigliole che si affollano per lo spesone domenicale, e forse non è stata una grande idea venirci proprio di domenica, nel tardo pomeriggio, doveva essere l'ora del cazzeggio ma è invece tutta una cosa di strepiti e urla middle class intorno alle cassiere giustamente isteriche, con le mèche in decomposizione sulle teste pesanti di pensieri faticosi. Non c'è dubbio, è una vera e propria coda, da rientro dal mare, da weekend pasquale, tutti con i carrelli zeppi di junk food - gli altri, non noi - e ognuno attento alle precedenze, ai sensi di marcia, alle possibili collisioni: non c'è traccia di quel dominio dei sensi che era un tempo questa Sma: pregiatissima ancorché rara - a Monti si sa non esistono i supermarket, al povero residente senza neanche uno straccio di smart vien buttata in faccia ogni volta questa sua fatale condizione. Gloria poi mi deve raccontare di questo suo nuovo lavoro alle edizioni New Limina, è chiaramente un buonissimo periodo, ha smesso con i fiori di Bach e soprattutto si è lasciata alle spalle le sofferenze gratuite con Federico, son più di due anni, dice, e però sono rimasti molto amici e si sentono spesso per parlare dei loro attacchi di panico e forse domani andranno anche a Cape Cod cioè Capocotta insieme, se è bello. Intanto niente, la fila non si muove. Non c'è che dire, siamo al proseguimento dell'ingorgo con altri mezzi: si era notato già sulla via Merulana, bloccati davanti ai palazzi degli Ori e dei Pescecani, imbottigliati tra tram e vetturette in trepida attesa: tutto un serpentone di famigliole, e anche coppie, tristi e non, emozionate, dirette verso l'Appia Nuova, l'Eur, Santa Croce in Gerusalemme, forse anche verso il mare. A quest'ora? La coda arriva ormai fino a metà del reparto Igiene Personale, il transito è impedito lateralmente, gli umori peggiorano, si vedono sguardi inferociti di odio, si odono già dentiere impiegatizie digrignanti.

Tutto quello che devi sapere sulla frangetta

La frangetta non è solo un taglio di capelli ma uno stile di vita. Uno stile che, diciamocelo, ci fa impazzire. Tutte noi l'abbiamo portata almeno una volta, l'abbiamo sognata, ci siamo guardate allo specchio e abbiamo fatto mille prove, siamo state dal parrucchiere ma all'ultimo minuto ci abbiamo ripensato, una volta abbiamo tagliato e siamo diventate le BFF della nostra piastra. Qui ti diamo qualche indicazione per non soffrire più.

Come scegliere la frangia giusta Viso tondo, quadrato, a triangolo: non importa. La frangia ti piace? Non esiste nessuna regola: sperimentare è la parola d'ordine! Se il tuo parrucchiere è in gamba, saprà trovare quella perfetta per te e per il tuo tipo di capelli. Il taglio giusto è fondamentale.

L'asciugatura Dimentica le spazzole tonde, ore e ore di phon. L'asciugatura perfetta è più semplice di quanto credi. Rivolgi il calore del phon dall'alto verso il basso, mai il contrario e accompagna i capelli con una spazzola piatta, come la Tangle Teezer, ad esempio. Vai verso destra, poi verso sinistra, infine verso il basso. Aiutati con una mousse lisciante.

Chi è riccia non può portare la frangia Non è vero! Una frangetta corta ti regala un tocco di stile se liscia e ti incornicia il viso se lasciata riccia.

Il crespo Se sei fuori casa e il crespo sta facendo impazzire la tua frangia, apri la borsetta e tira fuori il tuo burrocacao: prelevane pochissimo, scaldalo con le mani, dividi la frangia in due parti e applicalo come se fosse una crema, seguendo il verso dei capelli.

Manutenzione La frangia ha bisogno di essere ripresa: almeno una volta al mese passa dal parrucchiere per una revisione.

Fai una prova In commercio esistono tantissimi tipi di frange posticce: hanno una clip che funziona proprio come un fermaglio. Prova e scopri se davvero è quello che fa per te!

William Faulkner, Luce d'agosto

#checosastoleggendo

"L'uomo fa molto più di ciò che può o deve sopportare. E così finisce col credere di poter sopportare qualunque cosa. E questo è terribile. Che possa sopportare qualunque cosa, qualunque cosa." @DeLempicka

William Faulkner Luce d'agosto Adelphi pag. 423

Seduta sul bordo della strada, guardando il carro che viene su per la salita verso di lei, Lena pensa: 'Arrivata fino a qui dall'Alabama: una bella distanza'. Pensando non è neanche un mese che sono in viaggio e sono già in Mississippi, più distante da casa di quanto sono mai stata. ora sono più distante dalla segheria di Doane di quanto sono mai stata da quando avevo dodici anni. Prima che le morissero il padre e la madre non era mai stata nemmeno alla segheria di Doane, anche se sette o otto volte l'anno, di sabato, era andata in paese col carro, con un vestito di quelli comprati per corrispondenza e coi piedi nudi posati sul cassone e le scarpe rinvoltate in un pezzo di carta accanto a lei sul sedile. Le scarpe se le metteva poco prima che il carro arrivasse in paese. Quando diventò più grande chiedeva al padre di fermarsi prima di entrare in paese, scendeva dal carro e proseguiva a piedi. Non diceva a suo padre perché voleva camminare invece di rimanere sul carro, e lui credeva che fosse per via delle strade pavimentate, dei marciapiedi. Invece era perché secondo lei la gente che la vedeva e che la incontrava andando a piedi pensava che anche lei vivesse in paese. Quando aveva dodici anni il padre e la madre erano morti nella stessa estate in quella casa fatta di tronchi, tre stanze e un corridoio, niente reti contro le zanzare, in una stanza con una lampada a cherosene e tutt'intorno un vortice di insetti, il pavimento nudo reso liscio come argento vecchio dai piedi nudi. Lei era la più piccola dei figli viventi. Sua madre morì per prima. Disse, "Abbi cura del babbo". E così Lena fece. Poi un giorno suo padre disse, "Vai alla segheria di Doane con McKinley. Preparati a andare, sii pronta quando arriva". Poi morì. McKinley, il fratello, arrivò con un carro. Un pomeriggio seppellirono il padre in un boschetto dietro una chiesa di campagna, con una tavola di pino per lapide. La mattina dopo Lena se ne andò per sempre, anche se forse in quel momento non lo sapeva, sul carro insieme a McKinley alla volta della segheria di Doane. Il carro era stato preso in prestito e il fratello aveva promesso di riportarlo prima di sera.

Heinrich Boll, Opinioni di un clown

#checosastoleggendo

"Un artista ha la morte sempre con sé, come un bravo prete il suo breviario." @DeLempicka

Heinrich Boll Opinioni di un clown Mondadori pag. 232 euro 9,00

Era già buio quando arrivai a Bonn. Feci uno sforzo per non dare al mio arrivo quel ritmo di automaticità che si è venuto a creare in cinque anni di continuo viaggiare: scendere il marciapiede della stazione, salire il marciapiede della stazione, deporre la borsa da viaggio, levare il biglietto dalla tasca del soprabito, raccattare la valigia, consegnare il biglietto, dirigersi verso l'edicola dei giornali, comprare le edizioni della sera, uscire, far cenno a un taxi. Per cinque anni quasi ogni giorno sono partito da qualche luogo e sono arrivato in qualche luogo, la mattina ho salito e disceso scale di stazioni, il pomeriggio ho disceso e risalito scale di stazioni, ho chiamato taxi, ho cercato la moneta nella tasca della giacca per pagare la corsa, ho comprato giornali della sera alle edicole e, in un angolo riposto del mio io, ho gustato la scioltezza perfettamente studiata di questo automatismo. Da quando Maria mi ha lasciato per sposare Zupfner, quel cattolico, il ritmo è diventato ancora più meccanico, senza perdere in scioltezza. Per la distanza della stazione all'albergo, dall'albergo alla stazione, c'è un'unità di misura: il tassametro. A due marchi, tre marchi, quattro marchi e cinquanta dalla stazione. Da quando Maria non c'è più, qualche volta ho perso il ritmo, ho confuso l'albergo con la stazione, ho cercato nervosamente il biglietto ferroviario davanti al portiere dell'albergo, oppure ho chiesto all'impiegato che ritira i biglietti all'uscita della stazione il numero della mia camera. Qualcosa che non si può chiamare destino mi riportava alla mente il mio mestiere e la mia situazione. Sono un clown. Definizione ufficiale: attore comico, non pago le tasse per nessuna Chiesa, ho ventisette anni e uno dei miei numeri si chiama Arrivo e partenza: una (quasi troppo) lunga pantomima in cui lo spettatore confonde arrivo e partenza fino alla fine. Poiché questo numero generalmente lo ripasso un'ultima volta in treno (consiste di oltre seicento entrate e uscite di cui naturalmente devo ricordare la coreografia), non c'è da stupirsi che di tanto in tanto resti vittima della mia stessa fantasia: così mi precipito in un albergo, cerco con gli occhi gli orari delle partenze, riesco a trovarli, corro su e giù per una scala per non perdere il treno, mentre non devo fare altro che andare nella mia stanza e prepararmi alla rappresentazione.

Amélie Nothomb, Metafisica dei tubi

#checosastoleggendo

Di come Dio si è fatto uomo. E tutto grazie al cioccolato bianco belga. @DeLempicka

Amélie Nothomb Metafisica dei tubi Guanda pag. 121 euro 11,00

Due anni e mezzo. Grida, rabbia, odio. Il mondo è inaccesibile alle mani e alla voce di Dio. Intorno a lui, le sbarre del lettino. Dio è prigioniero. Vorrebbe nuocere, ma non ci riesce. Perciò si vendica sul lenzuolo e sulla coperta che continua a martellare con calci incessanti. Sopra di lui, il soffitto con le sue fessure; li conosce a memoria. Sono i suoi unici interlocutori, e perciò grida loro tutto il suo disprezzo. Ovviamente, il soffitto se ne infischia. Dio ne è contrariato. All'improvviso il campo visivo viene occupato da un viso sconosciuto e non identificabile. Cos'è? E' un umano adulto e, si direbbe, dello stesso sesso di sua madre. Passata la sorpresa iniziale, Dio manifesta l'insoddisfazione con un lungo lamento. Il viso sorride. Dio sa cosa vuol dire: stanno cercando di ammansirlo. Non funziona. Mostra i denti. Il viso lascia cadere qualche parola dalla bocca. Al volo, Dio le prende a pugni. I suoi pugni, stretti, gliene danno di santa ragione a questi suoni, fino a metterli K.O. Dio sa che dopo il viso cercherà di tendere la mano verso di lui. Ci è abituato: gli adulti avvicinano sempre le loro dita alla sua faccia. ecide che morderà l'indice della sconosciuta. Si prepara. Appare infatti una mano nel suo campo visivo, ma - stupore! - ha una barretta biancastra tra le dita. Dio non ha mai visto una cosa del genere e si dimentica di gridare. - E' cioccolato bianco del Belgio, - dice la nonna al bimbo che ha appena scoperto. Di queste parole Dio capisce solo 'bianco': sa cos'è, l'ha visto sul latte e sui muri. Gli altri vocaboli gli sono sconosciuti: 'cioccolato' e soprattutto 'Belgio'. Intanto la barretta è accanto alla bocca. - Si mangia, - dice la voce. mangiare: Dio sa cos'è. E' una cosa che fa spesso. Mangiare è il biberon, il purè con pezzetti di carne, la banana schiacciata con la mela grattugiata e il succo d'arancia. Mangiare ha un odore. Questa barretta biancastra ha un odore che Dio non conosce. Ed è migliore del sapone e della pomata. Dio ne ha paura e voglia allo stesso tempo. Smorfia di disgusto e acquolina in bocca. Con un'impennata di coraggio acchiappa la novità coi denti, la mastica, ma non serve: si fonde sulla lingua, rappezza il palato, gli riempie la bocca - e accade il miracolo. La voluttà gli dà alla testa, gli lacera il cervello e vi fa rimbombare una voce che non aveva mai sentito prima: "Sono io! Sono io, vivo! Io parlo! Non sono né egli né lui, io sono io! Non dovrai più dire egli per parlare di te, dovrai dire io. E io sono il tuo migliore amico: io ti procuro il piacere." E' stato allora che sono nata, nel febbraio del 1970, all'età di due anni e mezzo, sulle montagne del Kansai, nel villaggio di Shakugawa, sotto gli occhi di mia nonna paterna, per grazia del cioccolato bianco.

#BeautyTip: lo shampoo, the right way

Lo shampoo: croce e delizia. Spesso facciamo poco caso a quello che scegliamo, ci facciamo conquistare da un packaging colorato, dal consiglio di un'amica, dalla moda del momento e poi scopriamo che quel prodotto non fa per noi. O che non sappiamo usarlo a dovere.E' importante scegliere un prodotto che sia perfetto per i nostri capelli, che li nutra, li idrati e protegga il colore o i ricci. Evitate, se potete, shampoo che contengono siliconi e parabeni: sostanze che se usate a lungo sfibrano e disidratano i capelli. Di seguito, alcune regole d'oro per un lavaggio a regola d'arte.

- Diluite sempre lo shampoo. Non serve usarne una quantità smisurata, neppure se avete i capelli di Diana Ross. Poco prodotto, diluito con un po' d'acqua, laverà benissimo.

- Frizionate la cute. Il passaggio fondamentale per lo shampoo perfetto è il massaggio. Frizionate a lungo la cute senza essere troppo aggressive. Non tralasciate alcun punto: partite dalla nuca e arrivate alla fronte, passando per le tempie e le orecchie. Lasciate le punte libere di vivere, sarà lo shampoo stesso a lavarle.

- Risciacquate BENE i prodotti. Una delle causa più frequenti di dermatiti, forfora e desquamazioni è proprio un cattivo risciacquo dello shampoo. Il residuo irrita la cute.

- Usate SEMPRE un balsamo ristrutturante. Il balsamo è fondamentale per nutrire, sciogliere i nodi e rendere più agevole il passaggio del pettine. Senza balsamo si rischia di strappare i capelli e di lasciarli disidratati.

- Effettuate l'ultimo risciacquo con acqua fredda. L'acqua fredda chiude le squame del capello e aumenta la rifrazione della luce: i vostri capelli saranno più lucidi e brillanti.

- Non strofinate, strizzate, frizionate i capelli dopo lo shampoo. Una volta risciacquato accuratamente il balsamo, non stressate i vostri capelli: quello è il momento in cui sono più vulnerabili. Togliete l'acqua in eccesso passandoci le mani delicatamente e con un asciugamano tamponate.

Adesso siete pronte per la piega, riccia o liscia che sia. E voi, avete qualche trucco per lo shampoo perfetto?

Augusten Burroughs, Correndo con le forbici in mano

#checosastoleggendo

"Cerca il ridicolo in tutto e lo troverai." @DeLempicka

Augusten Burroughs Correndo con le forbici in mano Bur, Rizzoli pag. 296 euro 8,50

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Quando avevo più o meno dieci anni, la mia tenuta da passeggio preferita era un blazer blu, camicia bianca e cravattino rosso a clip. Sentivo che mi faceva sembrare importante. Come un giovane re asceso al trono dopo la decapitazione di sua madre. Mi rifiutavo categoricamente di andare a scuola se non avevo i capelli perfetti, se la luce non li solcava come una superficie lucida e uniforme. Volevo che i miei capelli assomigliassero in tutto e per tutto a quelli dei manichini maschili nella vetrina di Ann August, il negozio dove si serviva mia madre. Bastava un solo capello fuori posto per far finire la spazzola contro lo specchio, come me che correvo in lacrime in camera mia. E se sui vestiti erano rimasti dei pelucchi che mia madre non era riuscita a togliere con il rullo adesivo, ecco che quella diventava un'ottima ragione per restare a casa, anche meglio di un'infezione da streptococco. A dire il vero, l'unico giorno dell'anno in cui mi piaceva davvero andare a scuola era quando ci facevano la foto ricordo. Adoravo quando il fotografo, prima di andarsene, consegnava a ognuno un pettinino regalo, un po' come nei quiz televisivi. Durante tutta la mia infanzia, mentre gli altri bambini si prendevano a botte, giocavano a baseball e si infangavano, io ero in camera mia che lucidavo i miei anelli dell'umore placcati d'oro - quelli che cambiano colore a seconda dello stato d'animo e che mi facevo comprare da mia madre da Kmart - e ascoltavo Barry Manilow, Tony Orlando&Dawn e, inspiegabilmente, Odetta. Preferivo gli "album" ai più moderni nastri stereo 8. Gli album li vendevano dentro a certe bustine che mi ricordavano tanto la biancheria pulita. Inoltre le foto di copertina erano più grandi, il che mi rendeva più semplice contare i follicoli di peluria lucida sul braccio di Tony Orlando. Sarei stato perfetto come componente della famiglia Brady. Avrei fatto la parte di Shaun, il biondino educato che non crea problemi e aiuta Alice in cucina e poi taglia anche le doppie punte ai capelli di Marcia. Non solo avrei lavato Tiger, ma gli avrei anche passato il balsamo sul pelo. E avrei messo in guardia Jan da quel braccialetto sfigato che aveva fatto perdere alle ragazze la gara dei castelli di carte.

Mary McCarthy, Gli uomini della sua vita

#checosastoleggendo

"Prima di qualunque Sex&TheCity, Mary McCarthy ha saputo raccontare come dovrebbe vivere una donna libera." @DeLempicka

Mary McCarthy Gli uomini della sua vita Minimum Fax pag. 287 euro 15,00

La vita romantica era stata troppo dura per lei. In morale come in politica l'anarchia non è per i deboli. Il piccolo stato, torturato da dissidi interni, invita il conquistatore straniero. Le proscrizioni, la legge marziale, l'acquartieramento della soldataglia, l'esattore delle tasse, il giudice ingiusto, qualunque cosa, proprio qualunque cosa è più dolce della responsabilità. Il dittatore è anche il capro espiatorio; nell'assumere l'autorità assoluta si assume la colpa assoluta; e le masse oppresse, gemendo sotto il giogo, sanno di essere innocenti come agnelli, mentre pregano ipocritamente per la liberazione. Frederick immaginava che lei l'avesse sposato per un bisogno di sicurezza (questo era uno dei problemi fra loro due), ma quello che non capiva era che l'essere al sicuro dalla società dei telefoni o dal droghiere non era niente in confronto all'altra sicurezza che lui le dava, tenendola al riparo dall'essere perpetuamente dalla parte del torto, e che lei avrebbe mangiato pane e acqua, se necessario, pur di non uscire di prigione. Conoscere Dio eppure fare il male, questa era l'essenza stessa della vita romantica, una specie di processo elettrolitico in cui il catodo e l'anodo agiscono e reagiscono l'uno sull'altro per ionizzare l'anima. E, come dicevano tutti, la cosa non poteva andare avanti. Se non riesci a smettere di fare il male, devi cercare di dimenticare Dio. Se i tuoi occhi sono più grandi del tuo stomaco, cavatene assolutamente uno. Impara a misurare le tue capacità, non intraprendere mai più di quello che sei in grado di fare, così nessuno capirà che sei un fallimento, non lo saprai nemmeno tu. Se non riesci ad amare, smetti di provarci, perché in ogni tentativo rivelerai solo la tua povertà, e ogni letto in cui ti sarai coricata commemorerà una battaglia perduta. Chi tradisce è sempre in debito; nel migliore dei casi, può solo calcolare in rimorso il suo deficit d'amore, finché lo stesso rimorso diventa l'umile, vergognoso surrogato dell'amore.

#Checosastoleggendo summer edition: libri brevi, libri belli

Chi dice che leggere breve è sbagliato? Abbiamo borse pesantissime: tra la protezione solare e il latte nutriente per capelli non c'è spazio per l'ingombrante tomo di Anna Karenina. Quello possiamo sempre leggerlo a letto, no?Siccome RiccioCapriccio vi vuole bene, oggi vi propone un #checosastoleggendo diverso dal solito: cinque libri cinque, leggeri per il peso ma ricchi di contenuto. Hanno un massimo di 250 pagine, sono tascabili, perfetti da tirare fuori in ogni momento.

Nathanael West, Signorina Cuorinfranti, Minimum Fax.

Da quanto poteva vedere, nel parco non c'era alcun segno di primavera. Il marciume che ricopriva la superficie chiazzata del terreno non era del tipo che genera la vita. L'anno precedente, lo ricordava benissimo, neanche maggio era riuscito a vivificare questi prati sudici. C'era voluta tutta la brutalità di luglio per far uscire a forza qualche spuntone verde dalle zolle esauste.

Consigliato a chi fa le vacanze in città.

Amo stare da solo. Non ho mai trovato un compagno più intimo della solitudine. Molti di noi sono più soli in mezzo agli altri che quando se ne stanno nella loro stanza. Un uomo che pensa o lavora è sempre solo: lasciatelo dove sta. La solitudine non è misurata dalle miglia di distanza tra un uomo e il suo prossimo.

Consigliato a chi parte per la prima volta da solo o a chi ama la montagna.

Magda Szabo, La porta, Einaudi.

Sogno raramente. E se capita, mi risveglio di soprassalto in un bagno di sudore. In questi casi, poi, mi abbandono nel letto e medito sul potere magico e inesorabile delle notti aspettando che il cuore si calmi. Da bambina, o da ragazza, non facevo sogni, né belli né brutti, è la vecchiaia che mi trasporta senza sosta un orrore impastato di detriti del passato.

Consigliato a chi parte per l'Ungheria.

Joan Didion, Prendila così, Il Saggiatore.

I fatti sono questi. ora me ne sto distesa al sole e faccio un solitario e ascolto il mare e guardo un colibrì. Mi sforzo di vivere nel presente e di tenere lo shuardo fisso al colibrì. Non vedo nessuno di quelli che conoscevo un tempo, ma del resto me ne importa pochissimo di parecchie persone. Voglio dire, forse avevo tutti gli assi nella manica, ma a che gioco giocavo?

Consigliato a chi va in spiaggia e si sente una diva d'altri tempi.

Paco Roca, Rughe, Tunuè.

Proprio perché siamo vecchi, non abbiamo niente da perdere. Nemmeno andando in prigione.

Consigliato a chi ama le graphic novel piene di significato.

Reading is sexy. Buone vacanze!

David Foster Wallace, La ragazza dai capelli strani

#checosastoleggendo

David Foster Wallace è Dio. @DeLempicka

David Foster Wallace La ragazza dai capelli strani Minimum Fax pag. 300 euro 12,50

E' il 1986. Il cielo notturno della California è illuminato e silenzioso come un palazzo nobiliare deserto. Piccole paillettes bianche disegnano lente linee sulle strade in lontananza sotto l'appartamento caldo di Faye. Faye Goddard e Julie Smith sono stese sul letto di Faye. Si mettono una sopra l'altra a turno. Fanno sesso. Le grida di Faye tintinnano come monete contro le pareti di vetro del suo attico. Faye e Julie si rinfrescano a vicenda con degli asciugamani bagnati. Nude, si mettono in piedi davanti a una parete di vetro e guardano Los Angeles. Piccoli pezzi di Los Angeles si accendono e si spengono per un istante, ogni volta che una luce ostacola un'altra luce. Julie e Faye sono a letto, da amanti. Si scambiano complimenti sui loro corpi. Si lamentano della brevità della notte. Esaminano e riesaminano, con una sorta di entusiasmo infelice, le piccole ignoranze che necessariamente, dice Julie, delimitano la strada che porta a un qualunque vero legame fra due persone. Faye dice che Julie le piaceva già da molto prima che sapesse di piacerle. Vanno insieme a prendere l'Oxford English Dictionary per esaminare la voce "piacere". Si abbracciano. Julie è molto bianca, ha i capelli corti e spinosi. Di notte, attraverso i vetri, l'oscurità della stanza è punteggiata di piccoli pezzi di Los Angeles. Il buio scende pian piano intorno a loro e le avvolge come un guanto da giardinaggio. E' incredibilmente romantico.

W. Somerset Maugham, Storie ciniche

#checosastoleggendo

Il cinismo come mezzo per raggiungere i nostri scopi. Maugham ne sa. @DeLempicka

W. Somerset Maugham Storie ciniche Adelphi pag. 221 euro 12,00

Le nozze si celebrarono all'ufficio di stato civile. Mrs Tower e io fummo i testimoni. Gilbert, con un elegantissimo completo blu, aveva l'aria assurdamente giovane e palesemente nervosa. Ma è un momento delicato per qualsiasi uomo. Jane invece mantenne la sua ammirevole compostezza; si sarebbe detto che si sposasse con la frequenza di una dama del grand monde. Solo un leggero colorito sulle guance suggeriva che sotto la calma vibrasse una una lieve eccitazione. Ma è un momento elettrizzante per qualsiasi donna. Indossava un abito di velluto grigio-argento nel cui taglio riconobbi la mano del sarto di Liverpool (evidentemente era una vedova che sapeva farsi valere), ma aveva ceduto alla festosità del momento concedendosi un ampio cappello a tesa larga, decorato da piume di struzzo azzurre. Gli occhiali dalla montatura d'oro rendevano il tutto oltremodo grottesco. Quando la cerimonia ebbe fine, l'ufficiale di stato civile (un po' sconcertato, mi parve, dalla differenza di età della coppia) strinse la mano a Jane e si congratulò in maniera prettamente formale; lo sposo, arrossendo un poco, baciò la sposa. E la baciò anche la rassegnata ma implacabile Mrs Towers; quindi Jane si voltò verso di me: era evidentemente appropriato che la baciassi a mia volta, e così feci. Confesso che all'uscita sentii un lieve imbarazzo sotto lo sguardo dei perdigiorno che stanno cinicamente a guardare le coppie di sposi, e fu con grande sollievo che salii sulla vettura di Mrs Towers. Ci recammo a Victoria Station, poiché la felice coppietta sarebbe partita per Parigi con il treno delle due, e Jane aveva insistito perché il banchetto nuziale si tenesse al ristorante della stazione. Diceva che la innervosiva non essere al binario per tempo. Mrs Towers, che partecipava solo per uno spiccato senso del dovere familiare, fece ben poco per garantire la riuscita del ricevimento; non toccò cibo (e non la posso biasimare, poiché era pessimo; ad ogni modo non sopporto lo champagne a pranzo) e la sua conversazione fu molto forzata. Jane invece fece onore all'intero menù con diligenza. "Sono dell'opinione che prima di mettersi in viaggio sia meglio mangiare come si deve" disse. Li accompagnammo al treno, poi tornai a casa con Mrs Towers. "Quanto tempo gli dai?" mi domandò. "Sei mesi?". "Speriamo che vada tutto per il meglio." risposi. "Non essere ridicolo. Non esiste nessun meglio. Non penserai mica che la sposi per qualche ragione che non siano i suoi soldi? E' ovvio che non può durare. Spero solo che si ritrovi a soffrire meno di quanto meriterebbe."

Francesca Marciano, Isola grande isola piccola

#checosastoleggendo

"La sua nuova vita la stava aspettando dietro l'angolo. Bastava solo saltarci dentro. Non c'era nulla da temere". @DeLempicka

Francesca Marciano Isola grande isola piccola Bompiani pag. 325 euro 18,00

Le rondini continuano a sfrecciare sotto il tetto. Sembrano impegnate in una specie di nascondino, o forse in un rito di accoppiamento perché non paiono stancarsi. Non sono abituata a vedere uccelli saettare dentro gli aereoporti. Diciamo pure che è un'esagerazione chiamare aereoporto un tetto di paglia retto da quattro colonne di cemento, e il pensiero dell'aereo sul quale stiamo per imbarcarci mi fa venire l'ansia. Se queste sono le dimensioni dell'aereoporto dell'Isola Grande e stiamo andando all'Isola Piccola, che razza di aereo potrà mai essere quello che ci porta fin lì? Osservo gli altri passeggeri. Non saremo più di dieci e anche questo mi preoccupa. Vedo grossi uomini nei loro kanzu bianchi (sto già usando la lingua locale grazie al libretto Teach Yourself swahili che ho comprato a Dar es Salaam) e la kofia, che ho appena appreso essere il loro copricapo ricamato a piccoli punti. A giudicare dalle dimensioni delle loro pance e degli orologi d'oro si direbbero piuttosto benestanti. Un paio di loro hanno accanto le mogli, creature minute, avvolte in una mantella nera che qui si chiama bui-bui. Gli uomini parlano ad alta voce, soprattutto tra loro o dentro dei vecchi Nokia - solo pochi hanno uno smartphone - mentre le donne non battono ciglio. Sono immobili come statue di sale circondate da grandi fagotti e scatoloni. Intravedo ceste piene di manghi, cartoni che contengono elettrodomestici, un ventilatore elettrico, un bollitore, un lettore dvd. Devono aver fatto shopping nel continente. Sull'Isola Grande non ho visto posti dove comprare articoli come bollitori e ventilatori. Solo pochi negozi di souvenir e un supermercato semivuoto. Una voce crepitante che arriva dall'altoparlante annuncia qualcosa in swahili, e l'uomo accanto a me scuote il capo con sdegno.

Marco Missiroli, Atti osceni in luogo privato

#checosastoleggendo

"Non ero più vulnerabile per me stesso, ero fragile per noi". @DeLempicka

Marco Missiroli Atti osceni in luogo privato Narratori Feltrinelli pag. 249 euro 16,00

Ci sedemmo a tavola. Qui cominciò l'intesa tra mamma e Lunette Lorraine, che non dipese da quanto la mia fidanzata amò i cappelletti alla scorza di limone o dal fatto che si trovarono d'accordo sul riverbero femminista e sulla possibilità di convivenza tra educazione religiosa e progressismo, nemmeno dal maquillage che Madame Marsell fece a Lunette e che fu straordinario. Il legame tra le donne della mia vita andò oltre anche alla passione comune per le sculture cubiste e all'abitudine di visitare il Centre Pompidou nelle aperture serali. La scintilla nacque per la gentilezza che accadde a metà cena, quando la pirofila aveva rischiato di marchiare a fuoco le dita di mia madre. Madame Marsell la stava portando dalla cucina al tavolo: si era fermata a soffrire a metà strada, Lunette si era alzata di scatto e gliela aveva presa senza pensare al calore. L'aveva appoggiata in tavola, e mentre si soffiava sulle dita aveva detto: Anche la mia mamma è piena di cicatrici. Prima di andarcene Madame Marsell mostrò casa alla sua ospite. La libreria occupò metà della visita, Lunette era stupefatta dalla varietà delle edizioni. Mamma le regalò La vie aigre di Luciano Bianciardi. Poi l'accompagnò in camera mia e prima di andare con Emmanuel in cucina la invitò a soffermarsi nel rifugio della mia adolescenza. Lunette curiosò, capì dai pochi libri che ero stato un lettore tardivo attraversato dalla febbre per gli indiani. Si imbatté nel quaderno di Lupin, lo lisciò piano, e rimise in equilibrio i dinosauri che franavano a terra da sempre, pizzicò la mia vecchia sciarpa a righe blue e bianche. Aveva questo modo di sfiorare le cose, si posava su un fermacarte e su una penna, restava sovrappensiero per introiettare ognuna di quelle materie. Rimasi alle sue spalle, lei fissava la fotografia della mia tartaruga Robespierre, le accarezzai la nuca. Si voltò e mi abbracciò. Ci tenemmo lì e per la prima volta avvertii la paura che le succedesse qualcosa, e che la mia felicità fosse la sua, e anche i dolori e le apprensioni e le possibilità di qualcosa di buono. Non ero più vulnerabile per me stesso, ero fragile per noi.

Emmanuel Carrère, Vite che non sono la mia

#checosastoleggendo

Vite che sono la mia, la tua, la nostra. @DeLempicka

Emmanuel Carrère Vite che non sono la mia Einaudi Super ET pag. 236 euro 11,00

Niente mi pareva più prezioso di questa sicurezza, la certezza di potersi abbandonare fino all'ultimo istante tra le braccia di qualcuno che ci ama senza riserve. Hélène mi ha riferito quello che Juliette aveva detto alla loro sorella Cécile il giorno precedente, prima del nostro arrivo, quando era ancora in grado di parlare. Diceva che era contenta, che la sua piccola vita tranquilla era stata una vita riuscita. Sulle prime ho pensato che fosse una frase di conforto, poi che fosse sincera, infine che fosse vera. Ho pensato alla famosa frase di Fitzgerald: "Naturalmente ogni vita è un processo di demolizione", e quella no, non pensavo fosse vera. Non ogni vita, perlomeno. Forse quella di Fitzgerald. Forse la mia - al tempo lo temevo più di oggi. E poi non sappiamo che cosa succede all'ultimo momento, di sicuro esistono vite la cui apparente disfatta è ingannevole, perché si sono ribaltate in extremis o perché ci è sfuggito qualcosa d'invisibile. Di sicuro esistono vite apparentemente riuscite che invece sono un inferno e forse, per quanto sia orribile pensarlo, lo saranno fino alla fine. Ma quando Juliette giudicava la propria le credevo, e quello che mi spingeva a crederle era l'immagine di quel letto di morte sul quale Patrice la teneva tra le braccia. Ho detto a Hélène: sai, è successa una cosa. Ancora qualche mese fa, se avessi scoperto di avere un cancro, e che presto sarei morto, e mi fossi fatto la stessa domanda di Juliette: la mia è una vita riuscita? non avrei saputo rispondere come lei.

#Checosastoleggendo Special Edition: la presentazione di Salone per Signora

Sapete quanto noi di RiccioCapriccio amiamo la lettura: abbiamo deciso di tenere in salone, accanto ai prodotti per capelli scelti con cura, una piccola biblioteca nella quale ogni cliente può trovare il libro giusto per accompagnare il tempo di posa di un colore, per rilassarsi, per arricchire ancora di più un momento dedicato a se stessi.Per questo siamo stati molto felici di ospitare, ieri sera, Erica Barbiani e il suo Salone per signora edito da Elliot, di cui abbiamo già parlato qui. Abbiamo scoperto tutto quello che si nasconde dietro la produzione di un libro, che scrivere al buio e con le gambe in alto favorisce la concentrazione e la creatività, che le scrittrici non sono esseri soprannaturali ma donne che sanno osservare la realtà con occhio critico e ironico e che sanno cogliere particolari che sfuggono ai più. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato, alla nostra Alessandra Di Pietro, alla disponibilità delle ragazze della casa editrice (ancora una volta, girl power!) e al nostro staff sempre attento e disponibile. Ce ne saranno ancora: seguite la nostra pagina facebook ufficiale per restare sempre aggiornati.

Leggete, leggete!

Romina Paula, Agosto

#checosastoleggendo

Un viaggio in cui nulla inizia e nulla finisce, dove tutto viene rimesso in discussione, un romanzo che è la vita stessa. @DeLempicka

Romina Paula Agosto La Nuova Frontiera pag. 156 euro 15,00

Vogliono disperdere le tue ceneri, una cosa del genere; vogliono disperderti. Me lo ha detto ieri tuo padre quando ci siamo incontrati, mi ha raccontato il fatto dei cinque anni. In realtà già lo sapevo, ma forse non avevo realizzato che era scaduto il termine di legge. Bevevamo vino bianco, chissà perché, forse per lo stupore. Non mi piace neanche il vino bianco. Siamo andati in un bar con i faretti dicroici e le pareti gialle, perché sì, era vicino e aveva il riscaldamento acceso. Non abbiamo mangiato niente, era troppo presto per la cena, e troppo tardi per la merenda. E poi ci eravamo già decisi per il vino. Bianco. Quindi immaginati che botta. Il vino, le ceneri, le due cose insieme. Jorge mi dice che ora si può esumare il corpo, il tuo, che ormai possiamo esumarti, cioè, possiamo disporre di te. Visto che è scaduto il termine legale per l'esumazione ti possono tirare fuori da quella tomba anonima e disporre, disporre del tuo corpo. Mi dice che ti vogliono tirare fuori da lì per disperderti altrove, pare che ti vogliano disperdere da qualche parte, o seppellirti, non so, non ho capito molto bene, credo che neanche loro abbiano le idee molto chiare su cosa fare. Ci teneva a raccontarmelo di persona, a invitarmi a casa tua, per le spese del viaggio non c'è problema, non mi devo preoccupare se non ce la faccio, loro vogliono a tutti i costi che io sia lì, è importante che ci sia. Voleva coinvolgermi, comunicarmi la decisione, sapere cosa ne pensassi. Cinque anni, porca puttana, non ci posso credere, sono già passati cinque anni. Certo che sì, certo che ho qualcosa da dire, ho molto da dire, un sacco di anni senza quasi parlarne, solo qualche parola con le stesse - poche - persone, certo che ho qualcosa da dire.

Bio Romina Paula è nata a Buenos Aires nel 1979. Attrice, drammaturga e regista teatrale. Nel 2009 pubblica Agosto, il suo secondo romanzo che conferma la sua come una delle voci più interessanti della letteratura argentina contemporanea.

Be my Valentine: cosa regalo per San Valentino?

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