Alessandra Di Pietro

Sal8 #2: forum su garantismo e giustizialismo, ecco com'è andata

Ieri, 5 maggio 2017, RiccioCapriccio Ecoparrucchieri ha ospitato nuovamente un incontro di Sal8, una discussione aperta e paritaria dove ognuno è invitato a dire la sua per mettere in campo idee e opinioni senza pregiudizi né stereotipi. Abbiamo parlato di giustizialismo e garantismo, chiedendoci se essere garantisti oggi voglia dire lasciare gli autori dei crimini impuniti o se un approccio giustizialista comporti una condanna senza prove definitive.

Il ruolo dei media è cruciale: informano sulle indagini o sono diventati aule di processi mediatici? Immigrazione, politica, fatti di cronaca nera: ogni notizia oggi ha un risvolto giudiziario, dunque come lettori e cittadini siamo tutti coinvolti. Avere un’idea su che tipo di giustizia vogliamo e crediamo è indispensabile per imparare a leggere in autonomia le notizie, avere un giudizio critico e farsi un’opinione propria.

Con noi le giornaliste Alessandra Di Pietro, moderatrice della serata, Antonello Caporale, saggista e giornalista de Il Fatto Quotidiano e Angela Azzaro, vice direttrice del quotidiano Il Dubbio.

Angela ha parlato di cambiamento del giornalismo, a partire dal periodo di Tangentopoli: l’approccio alle notizie è cambiato, passando da una modalità più cognitiva, basata principalmente sull’analisi dei fatti e sul racconto delle vicende alla ricerca assidua di un capro espiatorio, un colpevole da travolgere con il livore pubblico.

Al contrario, Antonello ha sottolineato che il lavoro delle istituzioni, scarso e superficiale, ha portato il singolo cittadino a disilludersi, a esporsi, a cercare un modo per difendersi da solo. Entrambi hanno concordato che il reale problema è una crisi dei valori diffusa nella società, che ha cancellato con il tempo il desiderio di credere e confidare nel lavoro dei nostri rappresentanti.

Eravate in tanti e molto partecipi: per questo vi ringraziamo e vi invitiamo a seguirci sui nostri social per tenervi in contatto. Dopo le vacanze estive proseguiremo con i nostri forum!

 

Bortone e Di Pietro per "Tutti salvi per amore"

Riccio ha a cuore i sentimenti e i sogni; facciamo sempre il tifo per chi ha idee brillanti, passioni travolgenti e per chi le sa raccontare.

Ecco perché vi raccomandiamo, questa domenica 29 maggio, di sintonizzarvi su Rai 3 e vedere Tutti salvi per amore, il programma di Serena Bortone e Alessandra Di Pietro che racconta la contemporaneità attraverso i sentimenti.

Un reportage inteso ma delicato, profondamente umano. Per (ri)conoscersi e, alle volte, scoprirsi.

Seguite Serena e Alessandra e partecipate numerosi alla diretta Twitter usando l'hashtag #TuttiSalviPerAmore. Noi ci saremo!

Michele Masneri, Addio, Monti

#checosastoleggendo

Perché siamo tutti un po' hipster dentro. @DeLempicka

Michele Masneri Addio, Monti Minimum Fax pag. 167

Siamo qui da oltre mezz'ora in questa Sma pregiatissima di via dell'Amba Aradam con le famigliole che si affollano per lo spesone domenicale, e forse non è stata una grande idea venirci proprio di domenica, nel tardo pomeriggio, doveva essere l'ora del cazzeggio ma è invece tutta una cosa di strepiti e urla middle class intorno alle cassiere giustamente isteriche, con le mèche in decomposizione sulle teste pesanti di pensieri faticosi. Non c'è dubbio, è una vera e propria coda, da rientro dal mare, da weekend pasquale, tutti con i carrelli zeppi di junk food - gli altri, non noi - e ognuno attento alle precedenze, ai sensi di marcia, alle possibili collisioni: non c'è traccia di quel dominio dei sensi che era un tempo questa Sma: pregiatissima ancorché rara - a Monti si sa non esistono i supermarket, al povero residente senza neanche uno straccio di smart vien buttata in faccia ogni volta questa sua fatale condizione. Gloria poi mi deve raccontare di questo suo nuovo lavoro alle edizioni New Limina, è chiaramente un buonissimo periodo, ha smesso con i fiori di Bach e soprattutto si è lasciata alle spalle le sofferenze gratuite con Federico, son più di due anni, dice, e però sono rimasti molto amici e si sentono spesso per parlare dei loro attacchi di panico e forse domani andranno anche a Cape Cod cioè Capocotta insieme, se è bello. Intanto niente, la fila non si muove. Non c'è che dire, siamo al proseguimento dell'ingorgo con altri mezzi: si era notato già sulla via Merulana, bloccati davanti ai palazzi degli Ori e dei Pescecani, imbottigliati tra tram e vetturette in trepida attesa: tutto un serpentone di famigliole, e anche coppie, tristi e non, emozionate, dirette verso l'Appia Nuova, l'Eur, Santa Croce in Gerusalemme, forse anche verso il mare. A quest'ora? La coda arriva ormai fino a metà del reparto Igiene Personale, il transito è impedito lateralmente, gli umori peggiorano, si vedono sguardi inferociti di odio, si odono già dentiere impiegatizie digrignanti.

William Faulkner, Luce d'agosto

#checosastoleggendo

"L'uomo fa molto più di ciò che può o deve sopportare. E così finisce col credere di poter sopportare qualunque cosa. E questo è terribile. Che possa sopportare qualunque cosa, qualunque cosa." @DeLempicka

William Faulkner Luce d'agosto Adelphi pag. 423

Seduta sul bordo della strada, guardando il carro che viene su per la salita verso di lei, Lena pensa: 'Arrivata fino a qui dall'Alabama: una bella distanza'. Pensando non è neanche un mese che sono in viaggio e sono già in Mississippi, più distante da casa di quanto sono mai stata. ora sono più distante dalla segheria di Doane di quanto sono mai stata da quando avevo dodici anni. Prima che le morissero il padre e la madre non era mai stata nemmeno alla segheria di Doane, anche se sette o otto volte l'anno, di sabato, era andata in paese col carro, con un vestito di quelli comprati per corrispondenza e coi piedi nudi posati sul cassone e le scarpe rinvoltate in un pezzo di carta accanto a lei sul sedile. Le scarpe se le metteva poco prima che il carro arrivasse in paese. Quando diventò più grande chiedeva al padre di fermarsi prima di entrare in paese, scendeva dal carro e proseguiva a piedi. Non diceva a suo padre perché voleva camminare invece di rimanere sul carro, e lui credeva che fosse per via delle strade pavimentate, dei marciapiedi. Invece era perché secondo lei la gente che la vedeva e che la incontrava andando a piedi pensava che anche lei vivesse in paese. Quando aveva dodici anni il padre e la madre erano morti nella stessa estate in quella casa fatta di tronchi, tre stanze e un corridoio, niente reti contro le zanzare, in una stanza con una lampada a cherosene e tutt'intorno un vortice di insetti, il pavimento nudo reso liscio come argento vecchio dai piedi nudi. Lei era la più piccola dei figli viventi. Sua madre morì per prima. Disse, "Abbi cura del babbo". E così Lena fece. Poi un giorno suo padre disse, "Vai alla segheria di Doane con McKinley. Preparati a andare, sii pronta quando arriva". Poi morì. McKinley, il fratello, arrivò con un carro. Un pomeriggio seppellirono il padre in un boschetto dietro una chiesa di campagna, con una tavola di pino per lapide. La mattina dopo Lena se ne andò per sempre, anche se forse in quel momento non lo sapeva, sul carro insieme a McKinley alla volta della segheria di Doane. Il carro era stato preso in prestito e il fratello aveva promesso di riportarlo prima di sera.

Heinrich Boll, Opinioni di un clown

#checosastoleggendo

"Un artista ha la morte sempre con sé, come un bravo prete il suo breviario." @DeLempicka

Heinrich Boll Opinioni di un clown Mondadori pag. 232 euro 9,00

Era già buio quando arrivai a Bonn. Feci uno sforzo per non dare al mio arrivo quel ritmo di automaticità che si è venuto a creare in cinque anni di continuo viaggiare: scendere il marciapiede della stazione, salire il marciapiede della stazione, deporre la borsa da viaggio, levare il biglietto dalla tasca del soprabito, raccattare la valigia, consegnare il biglietto, dirigersi verso l'edicola dei giornali, comprare le edizioni della sera, uscire, far cenno a un taxi. Per cinque anni quasi ogni giorno sono partito da qualche luogo e sono arrivato in qualche luogo, la mattina ho salito e disceso scale di stazioni, il pomeriggio ho disceso e risalito scale di stazioni, ho chiamato taxi, ho cercato la moneta nella tasca della giacca per pagare la corsa, ho comprato giornali della sera alle edicole e, in un angolo riposto del mio io, ho gustato la scioltezza perfettamente studiata di questo automatismo. Da quando Maria mi ha lasciato per sposare Zupfner, quel cattolico, il ritmo è diventato ancora più meccanico, senza perdere in scioltezza. Per la distanza della stazione all'albergo, dall'albergo alla stazione, c'è un'unità di misura: il tassametro. A due marchi, tre marchi, quattro marchi e cinquanta dalla stazione. Da quando Maria non c'è più, qualche volta ho perso il ritmo, ho confuso l'albergo con la stazione, ho cercato nervosamente il biglietto ferroviario davanti al portiere dell'albergo, oppure ho chiesto all'impiegato che ritira i biglietti all'uscita della stazione il numero della mia camera. Qualcosa che non si può chiamare destino mi riportava alla mente il mio mestiere e la mia situazione. Sono un clown. Definizione ufficiale: attore comico, non pago le tasse per nessuna Chiesa, ho ventisette anni e uno dei miei numeri si chiama Arrivo e partenza: una (quasi troppo) lunga pantomima in cui lo spettatore confonde arrivo e partenza fino alla fine. Poiché questo numero generalmente lo ripasso un'ultima volta in treno (consiste di oltre seicento entrate e uscite di cui naturalmente devo ricordare la coreografia), non c'è da stupirsi che di tanto in tanto resti vittima della mia stessa fantasia: così mi precipito in un albergo, cerco con gli occhi gli orari delle partenze, riesco a trovarli, corro su e giù per una scala per non perdere il treno, mentre non devo fare altro che andare nella mia stanza e prepararmi alla rappresentazione.

Amélie Nothomb, Metafisica dei tubi

#checosastoleggendo

Di come Dio si è fatto uomo. E tutto grazie al cioccolato bianco belga. @DeLempicka

Amélie Nothomb Metafisica dei tubi Guanda pag. 121 euro 11,00

Due anni e mezzo. Grida, rabbia, odio. Il mondo è inaccesibile alle mani e alla voce di Dio. Intorno a lui, le sbarre del lettino. Dio è prigioniero. Vorrebbe nuocere, ma non ci riesce. Perciò si vendica sul lenzuolo e sulla coperta che continua a martellare con calci incessanti. Sopra di lui, il soffitto con le sue fessure; li conosce a memoria. Sono i suoi unici interlocutori, e perciò grida loro tutto il suo disprezzo. Ovviamente, il soffitto se ne infischia. Dio ne è contrariato. All'improvviso il campo visivo viene occupato da un viso sconosciuto e non identificabile. Cos'è? E' un umano adulto e, si direbbe, dello stesso sesso di sua madre. Passata la sorpresa iniziale, Dio manifesta l'insoddisfazione con un lungo lamento. Il viso sorride. Dio sa cosa vuol dire: stanno cercando di ammansirlo. Non funziona. Mostra i denti. Il viso lascia cadere qualche parola dalla bocca. Al volo, Dio le prende a pugni. I suoi pugni, stretti, gliene danno di santa ragione a questi suoni, fino a metterli K.O. Dio sa che dopo il viso cercherà di tendere la mano verso di lui. Ci è abituato: gli adulti avvicinano sempre le loro dita alla sua faccia. ecide che morderà l'indice della sconosciuta. Si prepara. Appare infatti una mano nel suo campo visivo, ma - stupore! - ha una barretta biancastra tra le dita. Dio non ha mai visto una cosa del genere e si dimentica di gridare. - E' cioccolato bianco del Belgio, - dice la nonna al bimbo che ha appena scoperto. Di queste parole Dio capisce solo 'bianco': sa cos'è, l'ha visto sul latte e sui muri. Gli altri vocaboli gli sono sconosciuti: 'cioccolato' e soprattutto 'Belgio'. Intanto la barretta è accanto alla bocca. - Si mangia, - dice la voce. mangiare: Dio sa cos'è. E' una cosa che fa spesso. Mangiare è il biberon, il purè con pezzetti di carne, la banana schiacciata con la mela grattugiata e il succo d'arancia. Mangiare ha un odore. Questa barretta biancastra ha un odore che Dio non conosce. Ed è migliore del sapone e della pomata. Dio ne ha paura e voglia allo stesso tempo. Smorfia di disgusto e acquolina in bocca. Con un'impennata di coraggio acchiappa la novità coi denti, la mastica, ma non serve: si fonde sulla lingua, rappezza il palato, gli riempie la bocca - e accade il miracolo. La voluttà gli dà alla testa, gli lacera il cervello e vi fa rimbombare una voce che non aveva mai sentito prima: "Sono io! Sono io, vivo! Io parlo! Non sono né egli né lui, io sono io! Non dovrai più dire egli per parlare di te, dovrai dire io. E io sono il tuo migliore amico: io ti procuro il piacere." E' stato allora che sono nata, nel febbraio del 1970, all'età di due anni e mezzo, sulle montagne del Kansai, nel villaggio di Shakugawa, sotto gli occhi di mia nonna paterna, per grazia del cioccolato bianco.

Mary McCarthy, Gli uomini della sua vita

#checosastoleggendo

"Prima di qualunque Sex&TheCity, Mary McCarthy ha saputo raccontare come dovrebbe vivere una donna libera." @DeLempicka

Mary McCarthy Gli uomini della sua vita Minimum Fax pag. 287 euro 15,00

La vita romantica era stata troppo dura per lei. In morale come in politica l'anarchia non è per i deboli. Il piccolo stato, torturato da dissidi interni, invita il conquistatore straniero. Le proscrizioni, la legge marziale, l'acquartieramento della soldataglia, l'esattore delle tasse, il giudice ingiusto, qualunque cosa, proprio qualunque cosa è più dolce della responsabilità. Il dittatore è anche il capro espiatorio; nell'assumere l'autorità assoluta si assume la colpa assoluta; e le masse oppresse, gemendo sotto il giogo, sanno di essere innocenti come agnelli, mentre pregano ipocritamente per la liberazione. Frederick immaginava che lei l'avesse sposato per un bisogno di sicurezza (questo era uno dei problemi fra loro due), ma quello che non capiva era che l'essere al sicuro dalla società dei telefoni o dal droghiere non era niente in confronto all'altra sicurezza che lui le dava, tenendola al riparo dall'essere perpetuamente dalla parte del torto, e che lei avrebbe mangiato pane e acqua, se necessario, pur di non uscire di prigione. Conoscere Dio eppure fare il male, questa era l'essenza stessa della vita romantica, una specie di processo elettrolitico in cui il catodo e l'anodo agiscono e reagiscono l'uno sull'altro per ionizzare l'anima. E, come dicevano tutti, la cosa non poteva andare avanti. Se non riesci a smettere di fare il male, devi cercare di dimenticare Dio. Se i tuoi occhi sono più grandi del tuo stomaco, cavatene assolutamente uno. Impara a misurare le tue capacità, non intraprendere mai più di quello che sei in grado di fare, così nessuno capirà che sei un fallimento, non lo saprai nemmeno tu. Se non riesci ad amare, smetti di provarci, perché in ogni tentativo rivelerai solo la tua povertà, e ogni letto in cui ti sarai coricata commemorerà una battaglia perduta. Chi tradisce è sempre in debito; nel migliore dei casi, può solo calcolare in rimorso il suo deficit d'amore, finché lo stesso rimorso diventa l'umile, vergognoso surrogato dell'amore.

#Checosastoleggendo summer edition: libri brevi, libri belli

Chi dice che leggere breve è sbagliato? Abbiamo borse pesantissime: tra la protezione solare e il latte nutriente per capelli non c'è spazio per l'ingombrante tomo di Anna Karenina. Quello possiamo sempre leggerlo a letto, no?Siccome RiccioCapriccio vi vuole bene, oggi vi propone un #checosastoleggendo diverso dal solito: cinque libri cinque, leggeri per il peso ma ricchi di contenuto. Hanno un massimo di 250 pagine, sono tascabili, perfetti da tirare fuori in ogni momento.

Nathanael West, Signorina Cuorinfranti, Minimum Fax.

Da quanto poteva vedere, nel parco non c'era alcun segno di primavera. Il marciume che ricopriva la superficie chiazzata del terreno non era del tipo che genera la vita. L'anno precedente, lo ricordava benissimo, neanche maggio era riuscito a vivificare questi prati sudici. C'era voluta tutta la brutalità di luglio per far uscire a forza qualche spuntone verde dalle zolle esauste.

Consigliato a chi fa le vacanze in città.

Amo stare da solo. Non ho mai trovato un compagno più intimo della solitudine. Molti di noi sono più soli in mezzo agli altri che quando se ne stanno nella loro stanza. Un uomo che pensa o lavora è sempre solo: lasciatelo dove sta. La solitudine non è misurata dalle miglia di distanza tra un uomo e il suo prossimo.

Consigliato a chi parte per la prima volta da solo o a chi ama la montagna.

Magda Szabo, La porta, Einaudi.

Sogno raramente. E se capita, mi risveglio di soprassalto in un bagno di sudore. In questi casi, poi, mi abbandono nel letto e medito sul potere magico e inesorabile delle notti aspettando che il cuore si calmi. Da bambina, o da ragazza, non facevo sogni, né belli né brutti, è la vecchiaia che mi trasporta senza sosta un orrore impastato di detriti del passato.

Consigliato a chi parte per l'Ungheria.

Joan Didion, Prendila così, Il Saggiatore.

I fatti sono questi. ora me ne sto distesa al sole e faccio un solitario e ascolto il mare e guardo un colibrì. Mi sforzo di vivere nel presente e di tenere lo shuardo fisso al colibrì. Non vedo nessuno di quelli che conoscevo un tempo, ma del resto me ne importa pochissimo di parecchie persone. Voglio dire, forse avevo tutti gli assi nella manica, ma a che gioco giocavo?

Consigliato a chi va in spiaggia e si sente una diva d'altri tempi.

Paco Roca, Rughe, Tunuè.

Proprio perché siamo vecchi, non abbiamo niente da perdere. Nemmeno andando in prigione.

Consigliato a chi ama le graphic novel piene di significato.

Reading is sexy. Buone vacanze!

Dino Buzzati, Il deserto dei tartari

#checosastoleggendo

"Nel sogno non ci si libera mai della vaga sensazione ch'è tutto falso, che un bel momento ci si dovrà svegliare." @DeLempicka

Dino Buzzati Il deserto dei tartari Oscar Mondadori pag. 233 euro 9,50

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Seduto in salotto, mentre tentava di rispondere alle tante domande, sentiva mutarsi la felicità in tristezza svogliata. La casa gli pareva vuota in confronto ad un tempo, dei fratelli uno era andato all'estero, un altro era in viaggio chissà dove, il terzo in campagna. Soltanto la mamma restava e anche lei dopo un po' dovette uscire per una funzione in chiesa dove l'attendeva un'amica. La sua camera era rimasta identica, così come l'aveva lasciata, non un libro era stato mosso, pure, gli parve di un altro. Si sedette sulla poltrona, ascoltò il rumore dei carri nella via, l'intermittente vocio che veniva dalla cucina. Solo se ne stava nella sua stanza, la mamma pregava in chiesa, i fratelli erano lontani, tutto il mondo viveva dunque senza bisogno di Giovanni Drogo. Aprì una finestra, vide le case grigie, i tetti dopo i tetti, il cielo caliginoso. Cercò in un cassetto i vecchi quaderni di scuola, un diario che aveva tenuto per anni, certe lettere; si stupì di aver scritto lui quelle cose, non se ne ricordava proprio, tutto si riferiva a strani fatti dimenticati. Si sedette al piano, tentò un accordo, riabbassò il coperchio della tastiera. E adesso? si domandava. Straniero, girò per la città, in cerca di vecchi amici, li seppe occupatissimi negli affari, in grandi imprese, nella carriera politica. Gli parlarono di cose serie e importanti, stabilimenti, strade ferrate, ospedali. Qualcuno lo invitò a pranzo, qualcuno si era sposato, tutti avevano preso vie diverse e in quattro anni si erano già fatti lontani. Per quanto tentasse (ma anche lui forse non ne era più capace) non riusciva a far rinascere i discorsi di un tempo, gli scherzi, i modi di dire. Girava la città in cerca dei vecchi amici - ed erano stati molti - ma finiva per ritrovarsi solo su un marciapiedi, con tante ore vuote davanti prima di far venire la sera. Di notte stava fuori di casa fino a tardi, determinato a divertirsi. Ogni volta usciva con le solite vaghe speranze giovanili di amore, ogni volta ritornava deluso. Riprese a odiare la via che lo riconduceva a casa solitario, sempre uguale e deserta.

David Foster Wallace, La ragazza dai capelli strani

#checosastoleggendo

David Foster Wallace è Dio. @DeLempicka

David Foster Wallace La ragazza dai capelli strani Minimum Fax pag. 300 euro 12,50

E' il 1986. Il cielo notturno della California è illuminato e silenzioso come un palazzo nobiliare deserto. Piccole paillettes bianche disegnano lente linee sulle strade in lontananza sotto l'appartamento caldo di Faye. Faye Goddard e Julie Smith sono stese sul letto di Faye. Si mettono una sopra l'altra a turno. Fanno sesso. Le grida di Faye tintinnano come monete contro le pareti di vetro del suo attico. Faye e Julie si rinfrescano a vicenda con degli asciugamani bagnati. Nude, si mettono in piedi davanti a una parete di vetro e guardano Los Angeles. Piccoli pezzi di Los Angeles si accendono e si spengono per un istante, ogni volta che una luce ostacola un'altra luce. Julie e Faye sono a letto, da amanti. Si scambiano complimenti sui loro corpi. Si lamentano della brevità della notte. Esaminano e riesaminano, con una sorta di entusiasmo infelice, le piccole ignoranze che necessariamente, dice Julie, delimitano la strada che porta a un qualunque vero legame fra due persone. Faye dice che Julie le piaceva già da molto prima che sapesse di piacerle. Vanno insieme a prendere l'Oxford English Dictionary per esaminare la voce "piacere". Si abbracciano. Julie è molto bianca, ha i capelli corti e spinosi. Di notte, attraverso i vetri, l'oscurità della stanza è punteggiata di piccoli pezzi di Los Angeles. Il buio scende pian piano intorno a loro e le avvolge come un guanto da giardinaggio. E' incredibilmente romantico.

Francesca Marciano, Isola grande isola piccola

#checosastoleggendo

"La sua nuova vita la stava aspettando dietro l'angolo. Bastava solo saltarci dentro. Non c'era nulla da temere". @DeLempicka

Francesca Marciano Isola grande isola piccola Bompiani pag. 325 euro 18,00

Le rondini continuano a sfrecciare sotto il tetto. Sembrano impegnate in una specie di nascondino, o forse in un rito di accoppiamento perché non paiono stancarsi. Non sono abituata a vedere uccelli saettare dentro gli aereoporti. Diciamo pure che è un'esagerazione chiamare aereoporto un tetto di paglia retto da quattro colonne di cemento, e il pensiero dell'aereo sul quale stiamo per imbarcarci mi fa venire l'ansia. Se queste sono le dimensioni dell'aereoporto dell'Isola Grande e stiamo andando all'Isola Piccola, che razza di aereo potrà mai essere quello che ci porta fin lì? Osservo gli altri passeggeri. Non saremo più di dieci e anche questo mi preoccupa. Vedo grossi uomini nei loro kanzu bianchi (sto già usando la lingua locale grazie al libretto Teach Yourself swahili che ho comprato a Dar es Salaam) e la kofia, che ho appena appreso essere il loro copricapo ricamato a piccoli punti. A giudicare dalle dimensioni delle loro pance e degli orologi d'oro si direbbero piuttosto benestanti. Un paio di loro hanno accanto le mogli, creature minute, avvolte in una mantella nera che qui si chiama bui-bui. Gli uomini parlano ad alta voce, soprattutto tra loro o dentro dei vecchi Nokia - solo pochi hanno uno smartphone - mentre le donne non battono ciglio. Sono immobili come statue di sale circondate da grandi fagotti e scatoloni. Intravedo ceste piene di manghi, cartoni che contengono elettrodomestici, un ventilatore elettrico, un bollitore, un lettore dvd. Devono aver fatto shopping nel continente. Sull'Isola Grande non ho visto posti dove comprare articoli come bollitori e ventilatori. Solo pochi negozi di souvenir e un supermercato semivuoto. Una voce crepitante che arriva dall'altoparlante annuncia qualcosa in swahili, e l'uomo accanto a me scuote il capo con sdegno.

Marco Missiroli, Atti osceni in luogo privato

#checosastoleggendo

"Non ero più vulnerabile per me stesso, ero fragile per noi". @DeLempicka

Marco Missiroli Atti osceni in luogo privato Narratori Feltrinelli pag. 249 euro 16,00

Ci sedemmo a tavola. Qui cominciò l'intesa tra mamma e Lunette Lorraine, che non dipese da quanto la mia fidanzata amò i cappelletti alla scorza di limone o dal fatto che si trovarono d'accordo sul riverbero femminista e sulla possibilità di convivenza tra educazione religiosa e progressismo, nemmeno dal maquillage che Madame Marsell fece a Lunette e che fu straordinario. Il legame tra le donne della mia vita andò oltre anche alla passione comune per le sculture cubiste e all'abitudine di visitare il Centre Pompidou nelle aperture serali. La scintilla nacque per la gentilezza che accadde a metà cena, quando la pirofila aveva rischiato di marchiare a fuoco le dita di mia madre. Madame Marsell la stava portando dalla cucina al tavolo: si era fermata a soffrire a metà strada, Lunette si era alzata di scatto e gliela aveva presa senza pensare al calore. L'aveva appoggiata in tavola, e mentre si soffiava sulle dita aveva detto: Anche la mia mamma è piena di cicatrici. Prima di andarcene Madame Marsell mostrò casa alla sua ospite. La libreria occupò metà della visita, Lunette era stupefatta dalla varietà delle edizioni. Mamma le regalò La vie aigre di Luciano Bianciardi. Poi l'accompagnò in camera mia e prima di andare con Emmanuel in cucina la invitò a soffermarsi nel rifugio della mia adolescenza. Lunette curiosò, capì dai pochi libri che ero stato un lettore tardivo attraversato dalla febbre per gli indiani. Si imbatté nel quaderno di Lupin, lo lisciò piano, e rimise in equilibrio i dinosauri che franavano a terra da sempre, pizzicò la mia vecchia sciarpa a righe blue e bianche. Aveva questo modo di sfiorare le cose, si posava su un fermacarte e su una penna, restava sovrappensiero per introiettare ognuna di quelle materie. Rimasi alle sue spalle, lei fissava la fotografia della mia tartaruga Robespierre, le accarezzai la nuca. Si voltò e mi abbracciò. Ci tenemmo lì e per la prima volta avvertii la paura che le succedesse qualcosa, e che la mia felicità fosse la sua, e anche i dolori e le apprensioni e le possibilità di qualcosa di buono. Non ero più vulnerabile per me stesso, ero fragile per noi.

Emmanuel Carrère, Vite che non sono la mia

#checosastoleggendo

Vite che sono la mia, la tua, la nostra. @DeLempicka

Emmanuel Carrère Vite che non sono la mia Einaudi Super ET pag. 236 euro 11,00

Niente mi pareva più prezioso di questa sicurezza, la certezza di potersi abbandonare fino all'ultimo istante tra le braccia di qualcuno che ci ama senza riserve. Hélène mi ha riferito quello che Juliette aveva detto alla loro sorella Cécile il giorno precedente, prima del nostro arrivo, quando era ancora in grado di parlare. Diceva che era contenta, che la sua piccola vita tranquilla era stata una vita riuscita. Sulle prime ho pensato che fosse una frase di conforto, poi che fosse sincera, infine che fosse vera. Ho pensato alla famosa frase di Fitzgerald: "Naturalmente ogni vita è un processo di demolizione", e quella no, non pensavo fosse vera. Non ogni vita, perlomeno. Forse quella di Fitzgerald. Forse la mia - al tempo lo temevo più di oggi. E poi non sappiamo che cosa succede all'ultimo momento, di sicuro esistono vite la cui apparente disfatta è ingannevole, perché si sono ribaltate in extremis o perché ci è sfuggito qualcosa d'invisibile. Di sicuro esistono vite apparentemente riuscite che invece sono un inferno e forse, per quanto sia orribile pensarlo, lo saranno fino alla fine. Ma quando Juliette giudicava la propria le credevo, e quello che mi spingeva a crederle era l'immagine di quel letto di morte sul quale Patrice la teneva tra le braccia. Ho detto a Hélène: sai, è successa una cosa. Ancora qualche mese fa, se avessi scoperto di avere un cancro, e che presto sarei morto, e mi fossi fatto la stessa domanda di Juliette: la mia è una vita riuscita? non avrei saputo rispondere come lei.

#Checosastoleggendo Special Edition: la presentazione di Salone per Signora

Sapete quanto noi di RiccioCapriccio amiamo la lettura: abbiamo deciso di tenere in salone, accanto ai prodotti per capelli scelti con cura, una piccola biblioteca nella quale ogni cliente può trovare il libro giusto per accompagnare il tempo di posa di un colore, per rilassarsi, per arricchire ancora di più un momento dedicato a se stessi.Per questo siamo stati molto felici di ospitare, ieri sera, Erica Barbiani e il suo Salone per signora edito da Elliot, di cui abbiamo già parlato qui. Abbiamo scoperto tutto quello che si nasconde dietro la produzione di un libro, che scrivere al buio e con le gambe in alto favorisce la concentrazione e la creatività, che le scrittrici non sono esseri soprannaturali ma donne che sanno osservare la realtà con occhio critico e ironico e che sanno cogliere particolari che sfuggono ai più. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato, alla nostra Alessandra Di Pietro, alla disponibilità delle ragazze della casa editrice (ancora una volta, girl power!) e al nostro staff sempre attento e disponibile. Ce ne saranno ancora: seguite la nostra pagina facebook ufficiale per restare sempre aggiornati.

Leggete, leggete!

Giusi Marchetta, Dai un bacio a chi vuoi tu

#checosastoleggendo

Una raccolta di racconti ambientati a Sud che scalda il cuore.

@DeLempicka

Giusi Marchetta Dai un bacio a chi vuoi tu Terre di Mezzo Editore pag. 207 euro 12,00

Non chiedo molto: voglio solo essere qualcun altro. Voglio fare falsi complimenti alle ragazze, voglio farmene almeno una a settimana, voglio farmi centinaia di seghe su bambolone in bikini. Voglio che mi si rizzi quando vedo passare un ragazzo moro con due spalle così. Voglio immaginarmi con lui in qualche cesso pubblico o a casa sua, dopo che ci siamo fatti una canna. Voglio una cosa normale, pulita. Ora come ora mi accontenterei di essere l'ultimo stronzo sulla faccia della terra. L'ultimo stronzo normale sulla faccia della terra. Faccio le scale una alla volta fino al piano terra. Esco, ho detto, e mi sono chiuso la porta alle spalle. All'inizio ho avuto paura, ora no. Ora sto bene. Sono calmo, sono tranquillo. Ecco, mi metto a sedere. Le scale sono fresche e non passa mai nessuno a quest'ora. E' tipico di Walter incasinare sempre tutto: non gliene si può fare una colpa.

Bio Giusi Marchetta (1982) è casertana ma vive a Torino. Finalista al Premio Campiello Giovani e al Premio Loria, nel 2007 ha vinto il Premio Calvino con Dai un bacio a chi vuoi tu, pubblicato da Terre di Mezzo Editore. A due racconti del libro sono ispirati i film brevi Corti, con Leo Gullotta, e Svanire, entrambi per la regia di Angelo Cretella.

Alessandra Racca, Poesie Antirughe

#checosastoleggendo

Sorridere è ridere senza far rumore, un esercizio del viso e dello spirito.

@DeLempicka

Alessandra Racca Poesie antirughe Neo Edizioni pag. 129 euro 10,00

Colei che guarda il mondo dal basso

Quella mattina/ la mia vagina, appena si sveglia, dice/ che da oggi si chiama Ironia./ Le dico che mi pare un po' pretenzioso./ Lei si offende e mi dice/ di piantarla di svilire sempre/ quello che mi appartiene./ Allora, dice, se preferisci, mi chiamo:/ "*******************"/ e dice un nome assurdo, incomprensibile,/ e le chiedo/ che nome sarebbe?/ Lei dice: è un nome indiano,/ Siouux,/ e dice che significa "colei che guarda il mondo dal basso"./ Ed io faccio per parlare/ e lei dice/ che anche "alzata con pugno"/ le piacerebbe molto/ ma che ci sarebbero problemi di copyright/ e poi dice che tutto sommato/ è un nome che richiama violenza/ qualche idiota, dice/ potrebbe sentirsi incoraggiato,/ 'che qualche idiota che si sente incoraggiato c'è sempre, dice./ Le do ragione./ Queste sono cose che lei sa./ Sta zitta un po', poi dice:/ Sai, a volte penso che a te,/ farebbe bene/ per un po'/ avere una vagina più sul frivolo/ e spara il nome di Chantal./ Così è stato./ Per un po' si è chiamata Chantal./ Ora dice che si chiama Ruby,/ come monito dice,/ ma non vuole aggiungere altro/ sull'argomento, dice./ E anche questa volta, credo,/ sono d'accordo con lei.

Bio Alessandra Racca, torinese, conosciuta sul palco e sul web come "La Signora dei Calzini". Appassionata di poesia performativa, è organizzatrice, presentatrice e concorrente di numerosi poetry slam; dal 2008 porta i suoi reading in giro per l'Italia. Le sue poesie sono state pubblicate in rete, in antologie collettive (Bastarde senza gloria, 2013, Sartoria Utopia), nelle raccolte Nostra Signora dei Calzini (2008, ed. Seed) e Poesie Antirughe (2011, Neo Edizioni). Il suo blog è www.signoradeicalzini.it

Nora Ephron, Il collo mi fa impazzire - Tormenti e beatitudini dell'essere donna

#checosastoleggendo

Essere donne è bellissimo. Tranne che per il collo.

@DeLempicka

Nora Ephron Il collo mi fa impazzire, tormenti e beatitudini dell'essere donna Feltrinelli pag. 129 euro 8,00

Comunque, questo è il punto: c'è una ragione per cui i quaranta, i cinquanta e i sessanta non hanno più l'aspetto di una volta, e non è per via del femminismo, o di una vita migliore grazie all'esercizio fisico. E' per via della tinta. Negli anni cinquanta, solo il sette per cento delle donne americane si tingeva i capelli; oggi ci sono zone di Manhattan e Los Angeles in cui non esistono donne coi capelli grigi. (Una volta, qualche anno fa, andai a Le Cirque, un famoso ristorante di New York, a un pranzo in onore di una certa Jean Harris, appena uscita di prigione dopo aver scontato una condanna di dodici anni, per aver ucciso il suo amante dietologo, ed era l'unica donna coi capelli grigi in tutto il ristorante.) La tinta per capelli ha cambiato tutto, ma non le viene mai riconosciuto alcun merito. E' l'arma più potente che le donne di una certa età hanno per combattere la cultura della giovinezza, e poiché riesce sul serio a fermare l'orologio (per lo meno per quel che riguarda i capelli), rende le donne più aperte a procedimenti più drastici (come il lifting facciale). Posso dimostrare che la tinta è, almeno parzialmente, responsabile del considerevole numero di donne che entrano (e riescono a rimanere) nel mercato del lavoro nella mezza età e nella tarda mezza età, ma anche di svariati trend della moda. Per esempio è una delle ragioni per cui le donne non portano più il cappello, ed è la ragione principale per cui tutte le donne che conosco hanno un armadio pieno di abiti neri. Provate a pensarci. Cinquant'anni fa, le donne di una certa età non si vestivano quasi mai di nero. Il nero era per le vedove, e più precisamente per le vedove di guerra italiane, e persino Gloria Steinem ammetterebbe che la tipica vedova di guerra italiana ti faceva pensare che i sessanta fossero i nuovi settantacinque. Se hai i capelli grigi il nero ti fa sembrare non solo più vecchia, ma anche più triste. Ma il nero sta divinamente alle donne mature coi capelli scuri - tanto che anche le donne più giovani coi capelli scuri adesso lo portano. E anche le bionde. Tutte le donne di L.A. portano il nero. Quasi tutte vestono di nero - a eccezione delle conduttrici del tg, le senatrici degli Stati Uniti, e le residenti del Texas, e devo dire che mi spiace per loro. Insomma, il nero ti semplifica talmente la vita! Tutto va d'accordo col nero, soprattutto il nero.

Bio (New York, 1941-2012) Scrittrice, attrice e regista, è nota soprattutto come sceneggiatrice e ha avuto tre nomination agli Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Ha scritto tra l'altro le sceneggiature di Silkwood, Affari di cuore, Harry ti presento Sally.

Joan Didion, L'anno del pensiero magico.

#checosastoleggendo

Cosa decide il cuore quando perdiamo qualcuno che abbiamo amato più di noi stessi?

@DeLempicka

Joan Didion L'anno del pensiero magico Il Saggiatore Pag. 218 euro 9,00

A grandi linee. Adesso, mentre comincio a scrivere queste cose, è il pomeriggio del 4 ottobre 2004. Nove mesi e cinque giorni fa, verso le nove di sera del 30 dicembre 2003, mio marito, John Gregory Dunne, parve subire (o subì), al tavolo del soggiorno del nostro appartamento di New York intorno al quale ci eravamo appena seduti per cenare, un improvviso evento coronarico massivo che ne causò la morte. La nostra unica figlia, Quintana, aveva passato le cinque notti precedenti priva di sensi nel reparto di terapia intensiva della Singer Division del Beth Israel Medical Center, allora un ospedale dell'East End Avenue (è stato chiuso nell'agosto 2004) più comunemente noto come "Beth Israel North" o "il vecchio Doctors' Hospital", dove quella che era parsa una forma influenzale decembrina tanto grave da costringerla a recarsi al pronto soccorso la mattina di Natale era sfociata in polmonite e shock settico. Questo è il mio tentativo di raccapezzarmi nel periodo che seguì, settimane e poi mesi che cambiarono ogni idea preconcetta che io avessi mai avuto sulla morte, sulla malattia, sul calcolo delle probabilità, sulla fortuna e sulla sfortuna, sul matrimonio e sui figli e sulla memoria, sul dolore, sui modi in cui la gente affronta o non affronta il fatto che la vita finisce, sulla fragilità dell'equilibrio mentale, sulla vita stessa. Ho fatto la scrittrice per tutta la vita. Come scrittrice, anche da ragazzina, molto tempo prima che quello che scrivevo cominciasse a essere pubblicato, a poco a poco mi formai l'idea che il significato stesso fosse insito nel ritmo delle parole, delle frasi e dei paragrafi, una tecnica per nascondere quello che pensavo o che credevo, qualunque cosa fosse, sotto una vernice sempre più impenetrabile. Io sono, o sono diventata, il mio modo di scrivere, ma questo è un caso in cui al posto delle parole e dei loro ritmi avrei voluto una sala di montaggio, attrezzata con Avid, un sistema di editing digitale sul quale potrei toccare un tasto e distruggere la sequenza temporale, mostrarvi simultaneamente tutte le inquadrature della memoria che mi vengono in mente, lasciarvi scegliere le riprese, le espressioni leggermente diverse, le varie letture delle stesse battute. Questo è un caso in cui per trovare il significato mi serve qualcosa di più delle parole. Questo è un caso in cui mi serve tutto ciò che io credo o ritengo penetrabile, se non altro per me stessa.

Bio Joan Didion è nata in California nel 1934 e vive a New York. Giornalista, scrittrice e sceneggiatrice, ha pubblicato romanzi e libri di saggistica. Scrive per il New Yorker e la New York Review of Books. L'anno del pensiero magico è vincitore del National Book Award del 2005.

#Checosastoleggendo Summer Edition: i consigli dello staff di RiccioCapriccio.

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Oggi un #checosastoleggendo diverso dal solito: lo staff di RiccioCapriccio vi consiglia un libro e una canzone per l'estate.

Alessandra: Il caso Eddy Belleguele di Louise Édouard, Bompiani

"Prima della rivolta contro il mondo della mia infanzia, è stato il mondo della mia infanzia a rivoltarsi contro di me."

Summer soundtrack: Love hangover, Diana Ross

Franco: Almost Blue di Carlo Lucarelli, Einaudi

"So che da ora in poi lei sarà quella musica e l'avrò in mente tutte le volte che la penserò o la sentirò parlare. E so che mi mancherebbe, se non potessi sentirla più."

Summer soundtrack: The flipside, Moloko

Barbara: Mi raccomando la frangia di Jill Vergottini, Add Editore

"Quando siete sedute davanti allo specchio, la persona che vi sta alle spalle deve conoscere bene la materia che gli affidate, i vostri capelli. Il resto è coreografia, quindi guardatevi alle spalle: in questo caso non in senso lato."

Summer soundtrack: Wannabe, Spice Girls

Ivan: I fiori del male, Charles Baudelaire, Feltrinelli

"Vieni dal cielo profondo o esci dall'abisso, Bellezza? Il tuo sguardo, divino e infernale, dispensa alla rinfusa il sollievo e il crimine, ed in questo puoi essere paragonata al vino."

Summer soundtrack: Guardia 82, Brunori Sas

Alice: Amore mio infinito di Aldo Nove, Einaudi

"E prima della fine dell’estate prima che mi venisse questo impossibile coraggio di baciarla prima di andare di sopra a fare le valigie prima di partire prima di leggere ‹‹Topolino›› prima di diventare grande prima di diventare comunista o democristiano prima di finire la scuola prima di andare a letto prima che qualcosa strapiena di sì scoppiasse pianissimo le ho detto, amore mio infinito.”

Summer soundtrack: Summertime sadness, Lana Del Rey

Susie: Fanny di Erica Jong, Bompiani

"Acquistar saggezza in questo mondo spesso significa tener chiusa la bocca e non tirar fuori quel che si sa se non al momento giusto."

Summer soundtrack: >Always look on the bright side of life, Monty Pyton

Cinzia: L'alchimista di Paulo Coehlo, Bompiani

"E quando tutti i giorni diventano uguali è perché non ci si accorge più delle cose belle che accadono nella vita ogniqualvolta il sole attraversa il cielo."

Summer soundtrack: Led Zeppelin, Whole lotta love

Tamara: Diario Notturno di Ennio Flaiano, Adelphi

"Per la verità non amo molto viaggiare. Tutti i miei viaggi li ho affrontati malvolentieri, la realtà dei nuovi paesi equivale a quella dei vecchi. Le città mai viste, arrivandoci, mi preoccupano anzi come vere e proprie persone che bisogna prima attentamente conoscere se non si vuole correre il rischio di legarvisi in un'amicizia inutile e precipitosa."

Summer soundtrack: Estate di Bruno Martino