femminismo

#Sal8 - Bellezza - Ecco com'è andata

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Ieri, giovedì 28 marzo alle 19:00 da RiccioCapriccio si è tenuto il secondo incontro di questa stagione di #Sal8, il salotto femminista al 100%, il primo tenuto in un salone di parrucchiere, un luogo che invita a parlare di sé, a esporsi, a dire la propria.


#Sal8 è uno spazio tutto al femminile, in cui riunirsi e confrontarsi. Abbiamo deciso di lanciarci in questa impresa non solo perché crediamo e incoraggiamo la libertà di espressione e l’unicità di ognuna come fonte di ricchezza collettiva ma per regalare a tutte le donne un'occasione di confronto, uno spazio in cui poter dire quello che sentiamo senza imbarazzo, uno spazio in cui sentirsi comprese, al sicuro.
Quest’anno abbiamo scelto di dare spazio alle vostre storie: con noi sei splendide donne ci hanno raccontato come vivono il tema della bellezza. Siete state partecipi e pronte al confronto guidate dalle nostre eccezionali Alessandra Di Pietro e Alessandra Pucci.

Antonella, Chiara, Emanuela, Sara, Lilith e Claudia ci hanno divertite ed entusiasmate con i loro racconti di vita. Le ringraziamo moltissimo per la generosità delle loro condivisioni.

Abbiamo anche potuto ascoltare le ragazze di Lucha y Siesta che si stanno battendo affinché il loro lavoro possa continuare. Ci saranno altri incontri: il prossimo avrà come tema la maternità. Tenete d’occhio la nostra pagina e iscrivetevi alla nostra newsletter per essere sempre informate!

Grazie a tutte voi per aver partecipato e alle nostre ospiti che hanno reso l'atmosfera intima e libera. Sulla nostra pagina facebook trovate tutte le foto dell'evento.

A presto!

Vogliamo sentire la tua voce! #Sal8: Bellezza

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Vogliamo sentire la tua voce! Sarai dei nostri?

Giovedì 28 marzo alle 19.00 ci sarà il nuovo incontro di #Sal8. Il tema? La bellezza.

Conosci già #Sal8?

Da sempre crediamo e incoraggiamo la libertà di espressione e l’unicità di ognuna come fonte di ricchezza collettiva: per questo Sal8 è il primo spazio libero femminista al 100%, il primo tenuto in un salone di parrucchiere, un luogo che invita a parlare di sé, a esporsi, a dire la propria.

Abbiamo deciso di darti ancora più spazio e di renderti protagonista: cerchiamo sei donne che vogliano mettersi in gioco e raccontare la loro esperienza personale.

Sei donne, dieci minuti di tempo per raccontarsi e aprire poi a tutte la conversazione. Il tema di questo incontro è, appunto, la bellezza.

Ci stai? Per candidarti ti basta inviare una mail a info@ricciocapriccio.com e raccontarci brevemente la tua storia entro il 23 marzo. Fra tutte le candidature ne sceglieremo sei che saranno le protagoniste della serata.

Vogliamo sentire la tua voce: ti aspettiamo il 28 marzo alle 19.00 in via di San Giovanni in Laterano, 142.

Con noi a moderare l'incontro ci sarà Alessandra Di Pietro, giornalista e grande amica di Riccio.

L’ingresso è gratuito e riservato ad un pubblico femminile.

Per prenotare il tuo posto ti basta inviarci una mail (info@ricciocapriccio.com) indicando il tuo nome e un recapito telefonico.

Non vediamo l'ora di abbracciarti!

[Ti piace questa grafica? L'ha realizzata per noi Alessandra Meneghello, che è bravissima]


Vogliamo sentire la tua voce!

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Vogliamo sentire la tua voce! Sarai dei nostri?

Giovedì 31 gennaio alle 19.00 comincia la nuova stagione di #Sal8. Il tema? L'autostima.

Conosci già #Sal8?

Da sempre crediamo e incoraggiamo la libertà di espressione e l’unicità di ognuna come fonte di ricchezza collettiva: per questo Sal8 è il primo spazio libero femminista al 100%, il primo tenuto in un salone di parrucchiere, un luogo che invita a parlare di sé, a esporsi, a dire la propria.

Abbiamo deciso di darti ancora più spazio e di renderti protagonista: cerchiamo quattro donne che vogliano mettersi in gioco e raccontare la loro esperienza personale.

Quattro donne, dieci minuti di tempo per raccontarsi e aprire poi a tutte la conversazione. Il tema di questo incontro è, appunto, l'autostima.

Ci stai? Per candidarti ti basta inviare una mail a info@ricciocapriccio.com e raccontarci brevemente la tua storia entro il 27 gennaio. Fra tutte le candidature ne sceglieremo quattro che saranno le protagoniste della serata.

Vogliamo sentire la tua voce: ti aspettiamo il 31 gennaio alle 19.00 in via di San Giovanni in Laterano, 142.

Con noi a moderare l'incontro ci sarà Alessandra Di Pietro, giornalista di Gioia! e autrice di Mamma mia! Il metodo italiano per crescere bambini felici e genitori sereni.

L’ingresso è gratuito e riservato ad un pubblico femminile.

Per prenotare il tuo posto ti basta inviarci una mail (info@ricciocapriccio.com) indicando il tuo nome e un recapito telefonico.

Non vediamo l'ora di abbracciarti!

[Ti piace questa grafica? L'ha realizzata per noi Alessandra Meneghello, che è bravissima]


Il diritto all'indecenza - Una pornoattivista al mare

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La mia estate da emigrante si compone di almeno due fasi ben distinte: la visita alla famiglia d’origine nella madrepatria e l’ormai tradizionale vacanza in campeggio in una amena località della Costa Brava, litorale del nord della Catalunya che arriva al confine con la Francia. Sono ormai 6 anni che con mia figlia e suo padre rispettiamo religiosamente il precetto “Stessa spiaggia, stesso mare”: siamo una famiglia poco tradizionale e il fatto di tornare ogni anno nello stesso luogo di villeggiatura (dove soprattutto la bambina ha coltivato delle amicizie) ci garantisce una stabilità che rende la vacanza molto rilassante - tutto ormai funziona quasi in automatico.

Io in realtà non amo particolarmente campeggiare. Quando ero piccola la vacanza in campeggio aveva un ineguagliabile fascino e il fatto che adesso mi trovi incastrata da adulta in un sogno bambino lo devo forse a quel “Dio della febbre” (cit. ZeroCalcare) che esaudisce i desideri a scoppio ritardato.

Con la mia famiglia d’origine le vacanze erano nella casa di montagna di mia zia e l’unico punto in comune che avevano con le vacanze in campeggio era la mancanza di privacy - la condivisione dell’intimità era un fatto naturale e scontato e quando le ricordo oggi, ammantate del romanticismo della memoria, mi chiedo quale meraviglioso equilibrismo emotivo ci tenesse allegri quando dormivamo quasi una sull’altra e con un bagno solo per 10 persone.

Il campeggio, per me che come Hugh Hefner ho la tendenza a fare qualsiasi cosa dal letto, non è solo scomodo, a volte è proprio tragico. Ma il punto più alto del fastidio è relativo alla convivenza forzata con le famiglie vicine di tenda e al fatto che in questa prossimità devo adeguarmi al comune senso del pudore, ovvero ricordarmi di fare finta che ci sono parti del corpo di cui mi vergogno. Perché io invece non mi vergogno…

A pensarci bene, la vacanza al mare è un po' il festival della vergogna. Innanzitutto, ti devi vergognare delle parti del corpo che ci si aspetta tu tenga coperte: i genitali, il culo, i seni. Poi se hai qualche chilo di troppo (o di meno), devi vergognarti pure un po’ di più. Poi devi vergognarti dei peli, se non ti sei depilata bene o (anatema!) non ti sei depilata affatto. Poi se hai qualche “imperfezione” fisica, tipo cellulite, smagliature, brufoli e via discorrendo, Uh che vergogna. Poi se hai le mestruazioni - oltre alla molestia di dover trovare un bagno o infrattarti alla meglio per controllare ciclicamente le tubature - pure quello, che vergogna!

Poi se arrivi alla spiaggia col colorito bianco-verdino da animale urbano, che per caso non vorrai vergognarti un po' anche di quello?

Io sono una ragazza fortunata: a parte gli anni ingrati dell’adolescenza (in cui mi vergognavo di esistere) il sistema della vergogna sono riuscita a contestarlo e a demolirlo appena raggiunta l’età della ragione per puro ribellismo, anche prima che il femminismo mi fornisse gli strumenti per capire quanto c’era di politico nell’oppressione che ci vuole imbrigliate in modelli di decenza selettivi e di bellezza inarrivabili.

Eppure ancora soffro. Soffro per empatia, per tutte le altre per cui una giornata sulla spiaggia diventa una sfida con se stesse: quelle insicure, quelle fuori forma e fuori misura, quelle strane, quelle i cui corpi mettono in discussione l’idea binaria di femminile/maschile. Per loro una giornata in spiaggia puó diventare un incubo di sguardi indesiderati, commenti fastidiosi a mezza bocca quando non direttamente insulti a scena aperta.

E soffro pure per me, quando tornata dalla spiaggia arrivo alla mia tenda e vorrei tranquillamente togliermi il costume e infilarmi l’accappatoio per raggiungere la doccia - e invece nella tenda ci devo entrare per nascondermi e cambiarmi al riparo dagli sguardi. Perchè non farlo, in un contesto “familiare” (eteronormato) è considerato poco meno che un atto di pornoterrorismo. Una provocazione che compiace il maschio (etero) che si sente invitato a una festa esclusiva - come se non avesse mai visto due sise in vita sua - e che irrita mortalmente la sua compagna/fidanzata/moglie/accompagnatrice varia ed eventuale.

Per fortuna in Catalunya, almeno sulla spiaggia, il livello di controllo sui corpi è più blando che in Italia (ho un po' il polso della situazione perché come ho detto, parte delle vacanze estive le passo in Italia - e al mare, non più nella casa di montagna di mia zia che l’ha sfracellata il terremoto).

Qua nella terra dove un giorno trionfò l’anarchismo politico (purtroppo per molto poco) ci si può discretamente cambiare il costume direttamente in spiaggia o stare addirittura in topless senza temere una denuncia per oltraggio al pudore o di essere chiamate Buttane! (Mondello, giugno 2018 - testimonianza di Ada, milanese residente all’estero da almeno un decennio che me lo raccontava ad occhi sbarrati, ancora incredula).

Poi sono abbastanza diffuse le spiagge nudiste, che per una svergognata professionale come me sono un’idea di paradiso: spazi in cui esiste un tacito patto di rispetto dell’altrui corpo, per cui puoi essere magra, grassa, pelosa come una scimmia o glabra ma generalmente non ti si fila nessuno.

E io lì posso finalmente godermi il diritto all’indecenza, spiattellandomi a gambe larghe davanti al mare e lasciando che la brezza mi sfiori il sesso senza la benché minima preoccupazione della soglia del pudore altrui: la spiaggia è grande e si può guardare altrove, invece chi vuole può pure mettersi a guardare, gli regalo una lezione di anatomia gratis basta che non mi vengano a chiedere dettagli perché non sono in servizio, quello che cerco è riposo assoluto e un contatto profondo con la Natura.

Lo chiarisco, perché non vorrei che il mio discorso suonasse normativo al contrario: io sono dell’idea che ognuna si espone come può e vuole. Non è obbligatorio denudarsi né spiattellarsi, a me piace farlo e mi sono ritagliata una dimensione in cui non devo fingere di avere un pudore. E la rivendico non come forma di provocazione ma come pratica libertaria.

Quello che però mi sento di ribadire forte e chiaro è che gli spazi di libertà dei corpi non sono garantiti, bisogna sempre conquistarseli e in qualche caso difenderli - e che è bene che soprattutto noi donne ci ricordiamo sempre che (come dice la mia saggia amica Valeria) “C’è da vergognarsi solo a fa’ del male”.


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FRONTE DEL PORNO

di Slavina Perez

Pornografa femminista e (quasi di conseguenza) educatrice sessuale, Slavina vive tra l'Italia e la Spagna promuovendo attraverso spettacoli e laboratori una svergognata consapevolezza sui temi del corpo, del genere e del sesso. Su facebook con la pagina Intimidades Compartidas.

#Sal8 - I Tabù sessuali: ecco com'è andata

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Giovedì 12 aprile alle 19:00 da RiccioCapriccio si è tenuto l'ultimo incontro di questa stagione di #Sal8, il salotto femminista al 100%, il primo tenuto in un salone di parrucchiere, un luogo che invita a parlare di sé, a esporsi, a dire la propria, in collaborazione con Tuba Bazar, la libreria delle donne.

#Sal8 è uno spazio tutto al femminile, in cui riunirsi e confrontarsi. Abbiamo deciso di lanciarci in questa impresa non solo perché crediamo e incoraggiamo la libertà di espressione e l’unicità di ognuna come fonte di ricchezza collettiva ma per regalare a tutte le donne un'occasione di confronto, uno spazio in cui poter dire quello che sentiamo senza imbarazzo, uno spazio in cui sentirsi comprese, al sicuro.
Questo incontro è stato dedicato a I tabù sessuali e senza falsa modestia possiamo dire che è stato uno degli eventi più belli mai tenuti da Riccio. Voi eravate tantissime, attente, partecipi e pronte al confronto guidate dalle nostre eccezionali ospiti, che hanno riportato la loro esperienza e visione, arricchendo e stimolando la conversazione. Ideatrici del format, Alessandra Di Pietro e Alessandra Pucci hanno introdotto la serata.

Slavina ci ha parlato del tabù sessuale più grande, quello dell'ammettere che non si fa sesso da molto tempo. Spesso ci sentiamo quasi costrette a dire che abbiamo una vita sessuale attiva ed eclatante: per mille personalissimi motivi potrebbe non essere così. E non c'è niente di strano.

Anita ci ha invece portato nel mondo del fetish raccontandoci con grazia e ironia le mille sfumature erotiche che ogni oggetto può assumere, anche quello che crediamo improbabile.

Tiziana ci ha invece raccontato come aprire una boutique erotica a Roma sia stata una scommessa vinta e che le donne e gli uomini sono, al contrario di quello che si crede, pieni di curiosità e di desiderio nel provare cose nuove.

Viola ha connotato il tabù sessuale dal punto di vista sociale e politico ed ha sottolineato l'importanza dell'avere una comunità con la quale confrontarsi attivamente.

Abbiamo avuto l'occasione di vedere anche le illustrazioni erotiche di Roberta Soru.

Siamo felicissimi di aver organizzato un evento così: tenete d’occhio la nostra pagina e iscrivetevi alla nostra newsletter per non perdere i prossimi!

Grazie a tutte voi per aver partecipato e alle nostre ospiti che hanno reso l'atmosfera intima e libera. Sulla nostra pagina facebook trovate tutte le foto dell'evento.

A presto!

 

Sal8 - I tabù sessuali

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C'è un invito speciale per te! Sarai dei nostri?

Giovedì 12 aprile alle 19.00 ci sarà il nuovo incontro di #Sal8. Parleremo di tabù sessuali.

Conosci già #Sal8?

Lo scorso febbraio abbiamo inaugurato la prima stagione di #SAL8, un nuovo format che ospitiamo, un luogo dove si parla senza pregiudizi e stereotipi degli argomenti che toccano la vita di ognuno di noi, mettendo in campo idee nuove.

Abbiamo trattato di maternità surrogata, di capelli sotto il velo, di giustizialismo e garantismo, di hate speech e in tutte le occasioni la partecipazione è stata attenta e generosa.

Da sempre crediamo e incoraggiamo la libertà di espressione e l’unicità di ognuna come fonte di ricchezza collettiva: per questo Sal8 ha cambiato veste e si è trasformato nel primo spazio libero femminista al 100%, il primo tenuto in un salone di parrucchiere, un luogo che invita a parlare di sé, a esporsi, a dire la propria.

Per farlo abbiamo chiesto la collaborazione di Tuba Bazar, la libreria delle donne che si trova in via del Pigneto 39 a Roma.

Il secondo incontro “Sal8 - I tabù sessuali” vuole darti l’occasione di confrontarti con altre donne sulla sfera della sessualità, sui tabù, le paure, le fantasie inconfessate, le ansie, i sensi di colpa, retaggi socio-culturali che spesso ci fanno sentire in imbarazzo e ci costringono a fingere e mentire sui nostri reali desideri.
Vogliamo sentire la tua voce: ti aspettiamo il 12 aprile alle 19.00 in via di San Giovanni in Laterano, 142.

Con noi saranno Alessandra Di Pietro, giornalista di Gioia!, Viola Lo Moro, socia di Tuba, libreria delle donne, Anita Dadà, fotografa e Mistress, Tiziana Russo, fondatrice di Zou Zou - Sensual Entertainement e special guest Slavina, porno attivista.

L’ingresso è gratuito e riservato ad un pubblico femminile.

Per prenotare il tuo posto invia una mail a info@ricciocapriccio.com newsletter indicando il tuo nome e un recapito telefonico.

Se hai voglia di invitare le tue amiche condividi questo post oppure usa l'evento che abbiamo creato sulla nostra pagina facebook.

Non vediamo l'ora di abbracciarti!

[Ti piace questo invito? L'ha realizzato per noi Alessandra Meneghello, che è bravissima]

8 marzo 2018

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Amiamo le donne. Sono le nostre compagne, le nostre mamme, le nostre amiche, le nostre colleghe di lavoro, le nostre clienti ma sappiamo che per raggiungere l'uguaglianza, per porre fine alla violenza c'è ancora tanto da fare.

Qui ti elenchiamo tre cose belle che puoi fare oggi, per te e per tutte le donne della tua vita.

1) Acquistare #QuellaVoltaChe - Storie di molestie - che esce per Manifesto Libri proprio oggi. Lo trovate in libreria, oppure su http://www.manifestolibri.it , anche in e-book. Il ricavato sarà devoluto alla Casa Internazionale delle Donne di Roma.

2) Partecipare a Feminism, la fiera dell'editoria femminile, che si terrà a Roma da oggi fino all'11 marzo. “Feminism” è un evento organizzato da sole donne: Maria Palazzesi e Giovanna Olivieri dell’associazione Archivia e Stefania Vulterini della Ediesse edizioni tra tutte. L’evento è sostenuto anche da Iacobelli editore e Odei.

Per la prima volta in Italia una manifestazione tutta incentrata sull’editoria femminile, che focalizzerà l’attenzione sui punti fondamentali della produzione e della pubblicazione di un libro da parte delle autrici e delle editrici italiane.

3) Parlare a tutte le donne che conosci di Un Taglio Solidale, l'associazione sociale e culturale che è un progetto di solidarietà tra donne per aiutare quelle donne più colpite dalla crisi economica. E' organizzato da RiccioCapriccio: stiamo lavorando per farlo ripartire e presto ci sarà una nuova data. Stay tuned!

 

Ho scelto di non dovermi più scusare per il mio essere donna e per la mia femminilità. E voglio essere rispettata in tutta la mia femminilità, perché lo merito.

— Chimamanda Ngozi Adichie

She's gotta have it: anche meno entusiasmo, per favore.

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Prima o poi doveva succedere. Tutto 'sto parlare di donne donne donne uuuh rivoluzione doveva portare da qualche parte. Dovevano fare una serie tv, She's gotta have it, su una donna favolosa, libera, artista, interessante, che si tromba la gente ma non gliene frega poi molto perché ehi, IO SONO INDIPENDENTE. La dovevano fare, se ne sentiva il bisogno. E chi ci ha pensato? Un uomo.

Grazie Spike Lee.

Mentre tutti si stanno sperticando in lodi uhm come dire, troppo entusiaste, ci sono io che non sono riuscita a finire nemmeno il pilot. Per grazia non sono sola, su twitter qualcuno di molto saggio (Irene Graziosi) ha scritto “She’s gotta have it non mi piace, forse devo ridare indietro la vagina” ed io mi sono un po’ commossa perché non avrei saputo dirlo meglio.

Il punto è questo. Creare un personaggio femminile forte non vuol dire raccontare di un uomo e dargli un corpo ed una faccia femminili, dottor Spike Lee. Non funziona così, manco se la serie tv è basata su un tuo film del 1986. Non ce ne frega un cazzo.

Specie perché in tv abbiamo già personaggi di Cristo tipo non so, Ilana ed Abby di Broad City, tanto per dirne una. Buttiamoci in mezzo pure Lena Dunham se proprio vogliamo. Ma ecco, Nola Darling no. Sei una donna di colore bellissima, artista, ti piace scopare in giro, gli uomini ti si accollano come se fossero donne? Tutto molto bello, ma da qui ad elevare queste puntate dal clima e dalla grafica anni ’90 come baluardo del nuovo femminismo, vi prego NO.

Se poi avete voglia di vedervi il pilot, fatelo che poi ne parliamo, sono alla disperata ricerca di qualcun altro che la pensi come me. Grazie.


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IO VERAMENTE LA FAVOLOSITA'

LA FAVOLOSA RUBRICA SPIN-OFF DI IO VERAMENTE GUARDA

di Francesca Giorgetti

31 anni, ultimamente romana ma pratese per sempre. Appassionata a livelli patologici di serie tv e Maria De Filippi. Lavora in tv e scrive di serie anche su Io Veramente Guarda.

#Sal8: Hair! La gioia del capello, la croce del pelo

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Venerdì 17 alle 19.30 da RiccioCapriccio è cominciata la nuova stagione di #Sal8: uno spazio libero e femminista che accoglie tutte le donne interessate a confrontarsi su temi che riguardano la vita di tutte noi.

Abbiamo voluto aprire con la questione peli: così come i nostri capelli sono un vanto, meno lo sono i peli che cerchiamo disperatamente di eliminare.

Durante la discussione, alla quale hanno partecipato Paola Tavella, Barbara Leda Kenny, Alessandra Di Pietro e Igiaba Scego, ci siamo soffermate soprattutto su un punto: eliminiamo i peli per nostro desiderio o perché ci sentiamo costrette dalla cultura in cui viviamo?

Per molte la questione è puramente estetica e legata al proprio modo di intendere la femminilità: ci piace l’idea che le nostre gambe siano morbide e lisce. Per altre non depilarsi è pura libertà nonché un modo per evitare fastidiose follicoliti e lunghissime sedute dall’estetista.

Igiaba ci ha poi raccontato che le donne somale sono quasi totalmente prive di peluria: fra le partecipanti si è alzato un sospiro! :D La nostra Francesca, di cui potete leggere le esilaranti recensioni di serie tv sul nostro sito, ha realizzato un video con una serie di esempi riguardo la depilazione, tratti tutti da sit come famose.

Ognuna di noi ha espresso la sua opinione, senza costrizioni e senza giudizi e l’atmosfera è stata piacevolissima: una riunione fra amiche che si sentono libere di dare la propria opinione.

Siamo felicissimi di aver organizzato un evento così: tenete d’occhio la nostra pagina e iscrivetevi alla nostra newsletter per non perdere i prossimi!

Grazie sempre per la vostra partecipazione attenta e solidale.

Pelo e contropelo

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La prima volta che mi sono depilata le gambe avevo 14 anni.

Fu una specie di rituale di passaggio. Entrai con un timido sorriso in un luogo sconosciuto al quarto piano senza ascensore di un palazzo della Magliana: all'epoca non c'erano tanti centri estetici come ora e comunque erano troppo cari - molte estetiste lavoravano in una stanza della loro casa e per un assurdo contrappasso poteva succederti che mentre eri lì mezza nuda e a gambe aperte sul lettino ti osservasse beffarda una fila ordinata di peluche dalla mensola.

Provai un dolore tutto nuovo (ceretta a caldo, solo chi l'ha provata sa di cosa parlo) e ne uscii con le gambe lisce e doloranti, passaporto di una nuova identità.

Con quel gesto mia madre mi aveva fatto entrare nell'età matura: più che il menarca fu la depilazione a segnare il mio ingresso nel mondo delle donne, nel quale i peli non erano ammessi.

Se penso agli universi di significato relazionati a questo dettaglio anatomico così apparentemente insignificante un po' mi impressiono e un po' mi viene da ridere (un pelo è un pelo è un pelo è un pelo). Ricordo di aver fatto l'amore con il ragazzo più bello del mondo tenendo su per tutto il tempo degli orrendi calzini scozzesi che mi arrivavano al ginocchio, pur di non mostrargli i miei polpacci pelosi. Ricordo il senso di liberazione della prima volta in cui (era passato un decennio buono dalla debacle del calzino scozzese) me ne andai in giro con la gonna corta, le gambe nude fieramente irsute e l'orgoglio di chi sa che sta rompendo una stupida norma sociale.

Il pelo da estirpare “non tanto per una questione estetica ma perché è anti-igienico” (vi giuro che l'ho sentita) e all'estremo opposto il pelo che può diventare – in un'ansia normativa al contrario – un marcatore necessario di liberazione femminista, con la conseguenza di farti sentire a disagio se arrivi all'assemblea con lo stinco splendente.

E vogliamo mica parlare del pelo incarnito, punizione divina dalla quale non ti salva nessuno scrub. E ancora: conoscere una che ti piace e alla vista della caviglia lanosa cantare troppo presto vittoria (ho conosciuto lesbiche che si depilavano anche le braccia mentre posso dire che l'esuberanza pilifera è ormai appannaggio anche delle etero piú irremovibili).

La prima volta che mi sono depilata la fica di anni ne avevo 24 e anche quello fu uno strano rituale. Volevo vedere bene com'era. Volevo sentirla liscia sotto le mie mani e volevo che fosse più invitante per la bocca del tipo che amavo (che si lamentava troppo spesso dell'effetto pelo interdentale).

Il risultato fu fallimentare: per un giorno liscia, per due settimane un prurito tremendo dovuto alla ricrescita, che mi faceva scappare in bagno per grattarmi i primi tempi e poi direttamente ficcare le mani nelle mutande anche in situazioni in cui non era consigliabile, con la disperazione di chi non può resistere. Il tipo che amavo lo prese come uno strambo omaggio che lusingò il suo Ego - ma continuò comunque a leccarmi troppo poco. Una sconfitta su tutta la linea.

Nel porno di oggi il pelo ha diritto di cittadinanza solo come perversione nella specifica categoria hairy: il pelo è vintage (una vulva pelosa fa subito Anni di piombo) oppure simpaticamente freak.

Questa regola non scritta non risparmia nemmeno i performer di sesso maschile, ai quali viene raccomandato di depilarsi perché in questo modo... il pene sembra piú grosso.

In un dibattito pubblico in cui noi Ragazze del Porno ci confrontavamo con Valentina Nappi, per rompere il ghiaccio cominciammo proprio parlando di peli. Io rivelai che per essere “più mainstream” in Insight mi ero sottoposta a una brasiliana impietosa (nel senso di depilazione), Valentina ribattè che questa dei peli era una fissa femminista e che lei in alcuni set era andata addirittura senza depilarsi l'ano. Addirittura.

Qualunque sia il vostro posizionamento sul tema - pelo sì, pelo no, pelo solo d'inverno perché fa freddo, depilazione al laser, lametta, col miele, treccine o permanente - sentitevi libere di fare del vostro corpo quello che volete, con la sola attenzione a non farvi del male. Non lasciate che nessuna ideologia o moda vi dica come dovete essere per piacervi e per piacere ma trattate il vostro corpo con il rispetto che merita il piú prezioso degli alleati. Che tu sia pornostar, fidanzata scocciata o orsa polare il tuo corpo racconta la tua storia: è uno spazio di libertá di cui aver cura e da conservare.

Con tutto l'amore possibile.


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FRONTE DEL PORNO

di Slavina Perez

Pornografa femminista e (quasi di conseguenza) educatrice sessuale, Slavina vive tra l'Italia e la Spagna promuovendo attraverso spettacoli e laboratori una svergognata consapevolezza sui temi del corpo, del genere e del sesso. Su facebook con la pagina Intimidades Compartidas.

The Handmaid's Tale: distopia e femminismo

C’era una volta, nel 1985, un romanzo dal titolo “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood.

Qualcuno deve averlo letto e pensato “oh, non è nemmeno un po’ ansioso, facciamocene una serie tv”. E fu così che ad Hulu hanno deciso di produrre 10 episodi da 42 minuti.

Il concept è semplice ed inquietante: il mondo come lo conosciamo oggi non esiste più, esiste però una società che si è resa conto che le donne fertili sono pochissime. Perché allora non governare il tutto con un regime maschilista, estremista, cattivissimo, e schiavizzare le donne in grado di avere ancora bambini mettendole al servizio dei potenti in un mondo regolato da leggi tutte nuove e in cui le donne non contano più una mazza? MA CHE BELLA IDEA.

Il pilot è esteticamente splendido, i costumi sono perfetti nel rappresentare tutto il disagio che le ancelle sono costrette a vivere, tra stupri, violenze e lavaggi del cervello: indossano tuniche lunghissime rosse e cappelli che ricordano quelli delle suore, bianchi e coi paraocchi.

Tra tutte le ancelline, oltre ad una Rory Gilmore cresciuta, spicca la povera Offred, una FAVOLOSA Elisabeth Moss che sta zitta e buona solo per tentare di uscire da questo mondo orribile e recuperare sua figlia, rapita al primo frame del pilot. Peccato che ognuna di loro abbia un Eye, ovvero una spia, che ha il compito di controllare ogni minimo comportamento e denunciare eventuali stranezze.

Se ve la sentite di sobbarcarvi un immenso peso visivo, con questa fotografia che ti fa entrare violentemente nel mood Società Malata, guardatelo. In mezzo a tanta monnezza, un esercizio di stile così è una grandissima boccata d’aria. Pesante, ma bella.


IO VERAMENTE LA FAVOLOSITA'

LA FAVOLOSA RUBRICA SPIN-OFF DI IO VERAMENTE GUARDA

di Francesca Giorgetti

29 anni, ultimamente romana ma pratese per sempre. Appassionata a livelli patologici di serie tv e Maria De Filippi. Lavora in tv e scrive di serie anche su Io Veramente Guarda.

8 marzo 2017.

Amiamo le donne. Sono le nostre compagne, le nostre mamme, le nostre amiche, le nostre colleghe di lavoro, le nostre clienti. Oggi vi raccontiamo quali sono le donne importanti della nostra vita, quelle che sono un modello, un’ispirazione in tutto quello che fanno, errori compresi.

Alessandra: La donna più importante della mia vita è mia sorella Vilma. Ha un carattere eccezionale: riesce a vedere in ogni situazione il bello, il positivo e come per magia anch’io mi ritrovo a guardare alle cose con i suoi occhi.

Franco: La donna più importante della mia vita è mia suocera Gianna. E’ una donna molto forte, responsabile, una roccia ma sa anche lasciarsi andare alla tenerezza.

Laura: Le donne più importanti della mia vita sono mia mamma Joyce , che è una donna favolosa, mia zia Jackie che è luminosa anche nelle situazioni di maggiore difficoltà, si fa forza e reagisce, sempre positiva con il sorriso sulle labbra e poi Tony, un'amica di famiglia che per me è stata come una seconda madre e mi ha aperto anche a questo lavoro.

Barbara: La donna più importante della mia vita è… Sono tre! Mia mamma Nevilda perché mi ha sempre sostenuta in tutte le mie scelte e consigliata al meglio, senza mai tarparmi le ali. Mia nonna Maria, invece, mi ha dimostrato che con l’impegno e la forza di volontà si può arrivare ovunque. E poi Beyoncé perché… beh, perché è lei, che domande!

Alice: Le donne più importanti della mia vita sono le mie sorelle Giulia e Susanna. Non si tratta solo di legami di sangue: so che ovunque io mi trovi, qualunque condizione io attraversi, loro ci saranno sempre. Siamo un trio indissolubile di forza e bellezza.

Grazielli: La donna più importante della mia vita è la mia mamma Maria! E’ una donna forte e intraprendente, che sa sempre trovare le parole giuste per sostenermi.

Andrea: Le donne più importanti della mia vita sono mia mamma Antonietta a cui devo tutto, sarei disposto a fare qualunque cosa per lei, mia sorella Ilaria che mi è sempre vicina anche se siamo lontani geograficamente e mia zia Maria che per me è come una seconda mamma. Le amo con tutto il mio cuore.

Tamara: La donna più importante della mia vita è la mia maestra d’italiano delle elementari, Lucia. Per prima ha creduto nelle mie capacità, mi ha aperto al mondo della lettura e della scrittura, mi ha guidata e spronata senza mai forzarmi. Se oggi faccio questo lavoro è anche merito suo.

 

Ho scelto di non dovermi più scusare per il mio essere donna e per la mia femminilità. E voglio essere rispettata in tutta la mia femminilità, perché lo merito.
— Chimamanda Ngozi Adichie