hippy hair

Summer of love

 

If you’re going to San Francisco

Be sure to wear some flowers in your hair

(Scott McKenzie)

 

 

 

“Assicurati di portare dei fiori nei capelli”: un hairstyling che oggi ci sembra ricco di poesia e delicatezza, ma che nel 1967 aveva sicuramente un altro effetto rispetto alle sposine bucoliche che invadono le bacheche di Pinterest.

Cinquant’anni fa esplodeva ad Haight Asbury, una piccola cittadina vicino San Francisco, la Summer Of Love. Un nome che non poteva che essere simbolico: una lunga estate d’amore declinato in mille sfumature, dal sesso alla musica ai rapporti personali. Fu lo zenit del movimento hippy americano nato sull’onda del pacifismo contro la guerra del Vietnam, se vogliamo semplificare molto un periodo storico ancora troppo vicino per poterlo analizzare con distacco.

La musica si attaccò al seno di questi nuovi rivoluzionari succhiandone l’essenza, ma gli stessi hippies cercavano di mettere in musica i propri ideali d’amore per offrirli nel modo più immediato possibile ai comuni mortali, tanto incuriositi quanto spesso schifati dalle distorsioni mediatiche attorno alla liberalizzazione sessuale. E sempre con i capelli in testa. A giugno, due festival quasi contemporanei sancirono lo stretto legame della musica con la nuova cultura: il Fantasy Fair and Magic Mountain Music Festival e il più noto Monterey Pop Festival, che ancora oggi sembra evocare un periodo fecondo della musica.

L’inno ufficiale della Summer Of Love è “San Francisco (Be Sure To Wear Flowers In Your Hair)”, scritta da John Phillips dei The Mamas & Papas e incisa dalla voce nasale di Scott McKenzie, timido cantautore originario della Florida che forse non si sarebbe aspettato di campare a vita su un brano non suo.

 

All across the nation

Such a strange vibration

People in motion

There's a whole generation

With a new explanation

 

La new generation era soprattutto quella dei musicisti, che iniziavano a modificare i suoni dei loro strumenti e dei loro canti per descrivere realmente quello che sentivano. Addio canzoncine da adolescenti: c’era denuncia, protesta, ma sempre tanto nuovo amore. Musicalmente il 1967 è uno dei momenti più fecondi della storia della musica, in tutto il mondo: a Frisco, anima cultural-sessuale della West Coast post folk, il rock’n’roll reincontra il blues e la psichedelia (dire le droghe sarebbe riduttivo) ed emergono artisti come Janis Joplin, senza ombra di dubbio una delle voci più riconoscibili di sempre. Il suo timbro è il graffio di una tigre abbandonata, rovente come un ferro nella fornace. Ti prende a schiaffi alla prima nota e raggiunge vette che conosce solo lei, ti ci porta e ti abbandona lì incredulo a chiederti cosa diamine tu abbia ascoltato.

A dare manforte alla voce di Janis sono i Grateful Dead, la band più rappresentativa del periodo assieme ai Jefferson Airplane, ai The Doors e ai The Byrds per quanto riguarda i gruppi del Pacifico. Non c’entravano solo le droghe: l’esplorazione di sonorità nuove era una necessità. Anche i cantastorie del folk hanno bisogno di sorreggere i propri testi con la musica adatta e si affidano a produttori che riescono a dar loro modo di farlo. Comincia a farsi notare un giovane musicista che sembra fare l’amore con la sua chitarra, Jimi Hendrix, che pubblica ben due dischi in quest’annata felice.

Una lista esaustiva di dischi che compiono 50 anni nel 2017? Espandiamo gli occhi sul mappamondo e teniamoci forte: in Inghilterra ci sono i Beatles (Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band e Magical Mystery Tour), i Rolling Stones (Between the Buttons e Their Satanic Majesties Request), gli Who (The Who Sell Out) i Pink Floyd (The Piper at the Gates of Dawn) e gli ultimi sussulti dei Cream (Disraeli Gears). Dalle sponde americane arrivano Big Brother and The Holding Company con l’omonimo album (Janis Joplin e la sua band), i Doors (ben due dischi, The Doors e Strange Days), i Jefferson Airplane (bis anche per loro con Surrealistic Pillow e After Bathing at Baxter’s), The Byrds (Younger Than Yesterday) e The Jimi Hendrix Experience (doppietta con Are You Experienced? e Axis: Bold As Love). A New York spopolano le atmosfere dei Velvet Underground (The Velvet Underground & Nico), lontani chilometri ma fondamentali come pochi. Poi i Procol Harum, i Monkees, i Love. Diciamo che vi bastano per accompagnare un inverno intero a cercare di scoprirli.

La fine della Summer Of Love non è solo simbolica, ma reale. Brucia, come un Burning Man nel deserto. Nell’ottobre 1967, dopo diversi disordini ad Haight Asbury per l’incredibile effetto collaterale della troppa libertà, si celebra il funerale degli hippies. Il movimento, così come era esploso, finisce con strascichi di tristezza. La musica non muore ma quella generazione sarà segnata, tre/quattro anni dopo, dalla scomparsa di quegli artisti che avevano avuto carriere fiammanti: Janis, Jimi, Jim Morrison muoiono tra il 1970 e il 1971, tutti a 27 anni e in modi così stupidi da lasciare in bocca tutto l’amaro del rimpianto.


MUSIC IS MY RADAR

di Arianna Galati

Scrivo di musica e parlo in radio: due dei lavori più belli del mondo. Collaboro con OnstageMarieClaireNanopress e QNM. Se non sono in giro a caccia di storie, coccolo il gatto o cucino verdure.