A scuola di sesso

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“Che succede nei tuoi laboratori? Ma bisogna spogliarsi per forza? Io vorrei tanto farne uno, ma se poi mi vergogno? E guarda, se proprio vuoi la verità a me piace la posizione del missionario, in realtà sono già soddisfatta così”.

Come raccontavo in un altro post, da qualche anno ho scelto di dedicare i miei studi e la mia ricerca artistica al benessere sessuale e alle sue implicazioni politiche. Ho affrontato diverse questioni e sperimentato diverse forme di approccio e quella che preferisco, per una serie di ragioni etiche e pratiche, è il laboratorio.

Che cosa si intende per laboratorio? In generale l'espressione (spesso tradotta con il termine inglese workshop) si riferisce a un'esperienza di apprendimento che prevede una partecipazione attiva. A differenza dell'approccio didattico tradizionale, che è frontale e prevede un rapporto di subordinazione tra chi insegna e chi impara, nel laboratorio la relazione è (o dovrebbe essere) circolare. È come se la persona che conduce il laboratorio mettesse sul tavolo una serie di strumenti e aiutasse chi partecipa ad imparare ad usarli – così allo stesso tempo anche chi insegna impara.

Altra caratteristica del laboratorio è la durata limitata nel tempo – qualche ora, una giornata intera, al massimo un finesettimana. Probabilmente è grazie a quest'ultima caratteristica che i workshop ultimamente vanno molto di moda.

Viviamo con l'ossessione della formazione permanente ma fatichiamo a trovare il tempo e la concentrazione per studiare: per questa ragione hanno successo questi momenti di immersione totale. Però in realtà la loro finalità è quella di trasmetterci la voglia di continuare, andare avanti, approfondire; non a caso ho parlato di esperienze di apprendimento perché nel laboratorio ad essere protagonista è piú chi impara che chi insegna. O almeno cosí dovrebbe essere.

E i workshop sul sesso? A cosa servono, perché si fanno, cosa si può imparare?

Ce ne sono di molto tecnici (per esempio quelli su argomenti concreti e circoscritti, come lo squirting o il bondage), altri che affrontano tematiche a più ampio raggio (come il bdsm o il sesso tantrico); alcuni sono dedicati esclusivamente a un pubblico femminile, altri sono misti, altri si frequentano in coppia. A seconda dell'esperienza che si sceglie di fare si imparano cose diverse e anche il livello di implicazione fisica è sempre diverso: dovrebbe essere comunque sempre garantita ed esplicitata (da parte di chi conduce) la possibilità di potersi sottrarre o di non fare qualcosa che ci mette a disagio. Nei miei laboratori lo è: non mi stanco mai di specificarlo a parole e di chiedere feedback per capire se le persone stanno vivendo bene l'esperienza. Cerco di lavorare sulla consapevolezza: accompagno ma faccio in modo che le persone siano coscienti di quello che fanno in ogni momento. Ho notato che c'è una strana ambivalenza nell'approccio a queste esperienze: molte persone hanno paura di essere spinte a far cose che in realtà non sarebbero pronte a fare e in questa paura c'è in realtà il desiderio di avvicinarsi al “proibito” non assumendosi la propria parte di responsabilità. La lezione l'ho imparata da una grande maestra, Annie Sprinkle (artista statunitense che possiamo considerare la prima attivista postporno), che all'inizio di un laboratorio dull'ecosessualità ci fece promettere solennemente che avremmo fatto solo quello che volevamo realmente fare noi, non quello che diceva Annie Sprinkle.

Un tratto che unisce queste proposte che possono essere molto differenti tra loro è la ricerca di stimoli, sollecitazioni, aperture verso qualcosa di nuovo che pensiamo potrà piacerci o potrà arricchirci interiormente o semplicemente potrà farci divertire.

A meno che non sia esplicitato un intento terapeutico, se facciamo un laboratorio sul sesso è perché abbiamo voglia di sperimentare – e sarebbe meglio farlo quando ancora ci piace “la posizione del missionario”, non quando abbiamo disperatamente bisogno di qualcosa di diverso perché ci manca l'aria. In ogni caso, anche a partire dallo smarrimento e dalla disperazione, un laboratorio sul sesso può farci del bene.

“Ok, ma non l'hai detto cosa succede nei tuoi laboratori”

Certo che no. Se volete davvero saperlo, troverete il coraggio di provare.


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FRONTE DEL PORNO

di Slavina Perez

Pornografa femminista e (quasi di conseguenza) educatrice sessuale, Slavina vive tra l'Italia e la Spagna promuovendo attraverso spettacoli e laboratori una svergognata consapevolezza sui temi del corpo, del genere e del sesso. Su facebook con la pagina Intimidades Compartidas.