Ozark: Jason Bateman sposami

Ne è passato di tempo da Arrested Development, la cosa più bella mai andata in onda nell’Universo Mondo. Adesso Jason Bateman è ancora più favoloso di prima e ha deciso di strafare: in Ozark fa tutto lui e pensa, lo fa pure bene.

In parecchi parlando della nuova serie Netflix hanno buttato in mezzo Breaking Bad perché sì ok personaggio buono che si deve reinventare perché sennò sono cazzi, ma per ambientazione, fotografia e regia tutto in Ozark urla più che altro Bloodline (sempre di Netflix), se proprio vogliamo trovargli un parente.

Se invece ce ne sciacquiamo e ce lo godiamo per quel che è, i 10 episodi sono, oltre che belli e scritti ed interpretati splendidamente, pure molto lenti, ma quella lentezza che fa bene nel 2017 dove "eeeh 30 minuti e già ho capito tutto sì chiaro ok che mi frega delle puntate dopo".

Insomma la lentezza delle cose che un po’ ci mettono ad entrare nel vivo ma ehi, quando lo fanno non ce n’è per nessuno.

Se siete orfani di quel tipo di narrazione un po’ per grandi, quella che devi seguire e che non puoi star lì a guardare twitter nel frattempo, ecco, Ozark diventa una cosa molto ma molto bellissima. E Jason pure come regista spacca MA IO NON AVEVO DUBBI JASON TI RICORDI DI ME IO TI VOLEVO SPOSARE GIA’ ANNI FA CIAO RINTRACCIAMI.


IO VERAMENTE LA FAVOLOSITA'

LA FAVOLOSA RUBRICA SPIN-OFF DI IO VERAMENTE GUARDA

di Francesca Giorgetti

29 anni, ultimamente romana ma pratese per sempre. Appassionata a livelli patologici di serie tv e Maria De Filippi. Lavora in tv e scrive di serie anche su Io Veramente Guarda.

Fare sport per trovare il coraggio

Quando ho corso la mia prima mezza maratona (21 chilometri) ho creato una playlist dal titolo “Il coraggio di presentarsi alla linea di partenza”.

Nei mesi precedenti alla gara stavo sperimentando un misto di adrenalina e paura che fino al giorno prima, a chi mi chiedeva se stessi correndo così tanto per un motivo specifico, spiegavo che “in teoria” mi ero iscritta a una gara, in pratica chissà, non ero così sicura di andarci. Avevo una paura matta di non riuscire a finirla. Di fermarmi prima, di esplodere dopo 10 chilometri anche se una volta ne avevo già corsi 15 ed era andata bene. 
L’anno in cui ho scoperto la corsa ogni piccolo traguardo mi ha fatto scoprire di poter superare tutti i limiti in cui mi ero auto definita: “non hai fiato”, “non sei una sportiva”,  “le cose importanti a cui dedicare il tempo per una persona come te sono altre”. Chilometro dopo chilometro invece ho scoperto molto altro: dopo che inizi a calcolare la corsa in minuti (“non mi sono fermata dopo 30!!), passi poi ai chilometri e infine a riconoscere che sulla stessa distanza, se ti alleni con frequenza, puoi migliorare la velocità.

La paura per i miei primi 21 chilometri si è trasformata in gioia pura una volta arrivata al traguardo, una gioia che ho riprovato quest’anno quando ho percorso in allenamento i miei primi 36 chilometri in preparazione alla maratona di Roma. Durante i 36 ho avuto di nuovo paura, paurissima di non farcela. Volevo fermarmi, chiamare un taxi che mi portasse a casa, non capivo perché mi ero messa in testa di voler fare una maratona, 42 km. “È assurdo, continuavo a ripetermi, ti sei cacciata in questo pasticcio da sola, te ne rendi conto?”. Il cervello si è divertito per parecchi chilometri a tentare di scoraggiarmi.  
Poi invece li ho finiti e una volta a casa ho pianto di gioia. Il coach mi ha scritto “per me sei una maratoneta già oggi” e lì ho capito che la gara sarebbe stata una festa.

Vi racconto questo perché la paura è inevitabile quando affronti una nuova esperienza. Anzi, è persino sana. Se ho paura valuterò attentamente ogni variabile e sarò pronta ad affrontare tutti gli imprevisti (quelli che posso controllare, è chiaro). Provare paura è questione di sopravvivenza, di mantenere una certa distanza davanti al pericolo. L’unico problema è che può impedirmi di fare qualcosa solo perché mi fermo prima di affrontarla, e di accettarla come parte dell’esperienza.

Elizabeth Gilbert, l’autrice di Mangia Prega Ama, in un libro dedicato alla creatività scrive che la paura è fondamentale per il suo lavoro. Che ogni volta che sta per intraprendere un nuovo progetto la porta con sé, come fosse il passeggero di un viaggio in bla bla car. “L’importante è non mandarla alla guida”. 

Allenarsi per uno sport che mi sfida a superare i miei limiti è allenarsi a trovare il coraggio, sempre. Non ci si può pentire di prendere questa strada.


SHOOT THE RUNNER

di Donata Columbro

Giornalista e consulente digitale con una missione: aiutare le storie a incontrare i lettori. Scrive di Africa e attivismo digitale su  InternazionaleWired ItaliaVita.it. Corre per godersi Roma quando non c'è nessuno per strada e lo racconta spesso su Snapchat (@dontyna).

Make up adesivo: Violent Lips

lips

Con l’estate la voglia di truccarsi si riduce a zero: la sola idea di spennellarsi il viso con fondotinta, ombretti e quant’altro ci fa impazzire e aneliamo un minimo di abbronzatura che ci permetta di portare il viso nudo e magari, si spera, sudare un po’ meno.

Dagli Stati Uniti però, arriva una nuova tendenza: quella del trucco adesivo.

Le sorelle Isabella and Sophia Haddad hanno fondato nel 2011 la Violent Lips, azienda di make up tutta dedicata al trucco trasferibile, come concetto molto simile ai tatuaggi temporanei Paperself di cui vi avevo raccontato qui (sono bellissimi d’estate!).

La Violent Lips ha una serie di combinazioni di rossetti particolarissime e adesso alla collezione si sono aggiunti anche i trasferibili per gli occhi, a metà fra la linea di eyeliner Winehouse style e l’ombretto.

Usarle è semplicissimo.

Cosa vi serve? Un paio di forbici, del cotone inumidito con un po’ d’acqua, uno specchio e i vostri Violent lips/eyes.

Occorre prenderci la mano ma trovo che siano una bella soluzione in questi mesi caldissimi per dare un tocco di colore agli occhi e alle labbra.

Durano dalle quattro alle otto ore e possono essere eliminati con l’uso di un olietto o semplicemente tirando via la stringa.

Sul loro sito, oltre alla lista di prodotti, trovate anche dei mini tutorial che vi aiutano ad applicarli al meglio.

I prodotti non sono testati sugli animali, sono adatti ai vegani e sono prodotti al cento per cento negli Stati Uniti.

Potete acquistarli online sul loro sito o nelle Sephora statunitensi.

Chi l’avrebbe mai detto che appiccicare le figure sull’album di Beverly Hills sarebbe tornato utile un giorno!


SHUT UP AND TAKE MY MAKE UP! COME ESSERE SE STESSE MA MEGLIO

di Tamara Viola

Una donna dalla chioma sobria. Socializza molto, online e offline. Puoi leggere i suoi deliri su Citazionisti Avanguardisti.

Nel tempo libero si imbelletta, legge e fa parlare i biscotti.

Hai già preparato la tua valigia?

valigia

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Non stiamo più nella pelle: dopo un lungo anno di lavoro finalmente ci godiamo le nostre meritate vacanze!
Il salone resterà chiuso dal 13 al 21 di agosto: tutti abbiamo destinazioni diverse ma prima di darci alla pazza gioia, ti lasciamo qualche consiglio utile per prenderti cura dei tuoi capelli anche in vacanza, in modo semplice e veloce.
Come dice sempre il nostro Andrea, hair stylist junior, "i capelli vanno difesi, non rimpianti"!

Consiglio #1
La scarsa idratazione è nemica dei tuoi capelli: che tu sia in montagna o al mare, usa sempre un cappello, un foulard o un turbante: fa molto diva e ti tiene al riparo dai raggi UV. Non dimenticare la protezione solare per viso e corpo!

Consiglio #2
I prodotti in spray sono la salvezza: noi ti consigliamo il SU hair milk di Davines: idrata, è leggero, contiene dei filtri che ti proteggono dai raggi UV e può essere usato sui capelli asciutti o bagnati. Ha un profumo celestiale!

Consiglio #3
Scegli shampoo e conditioner giusti: avrai i capelli sempre morbidi, il colore durerà a lungo e il crespo avrà vita durissima. Se hai bisogno di un consiglio personalizzato scrivici: saremo felici di consigliarti i prodotti per giusti per le tue esigenze. Intanto, tre fra i nostri preferiti della famiglia Essential Care: Love per capelli ricci, Minu per capelli colorati e Nou Nou per capelli sfruttati.

Consiglio #4
Phon e piastra: aiuto! Se puoi, lascia che i capelli si asciughino all'aria ma non dimenticare di coccolarli. Ti basterà usare uno spray protettivo e metterli in piega realizzando delle trecce o uno chignon morbido: avrai delle onde bellissime il mattino seguente!

Consiglio #5
Se lavi i capelli troppo spesso puoi indebolirli: le creme lavanti fanno al tuo caso. Non sono schiumogene e non hai bisogno del conditioner dopo. Una bella soluzione, vero? :)

Consiglio #6
Goditi queste giornate. Sorridi, balla, nuota, corri, leggi, divertiti: questo tempo è solo tuo e ti serve per tornare in città con tanta energia.
 

Love storage, le scatole dei ricordi

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Le abbiamo tutti, almeno una: impilate e nascoste in un angolo dell'armadio o dimenticate in soffitta, le scatole che contengono i ricordi delle nostre storie passate.

Sì, parliamo di ex. Dopo una rottura, dopo i pianti, le parolacce (se le sono meritate, eh!), dopo i summit con gli amici, arriva finalmente il momento in cui riusciamo a guardare alle cose con distacco. E allora tiriamo via tutti gli oggetti che hanno fatto parte di quel periodo; spesso, presi da un impeto alla Marie Kondo, li buttiamo via, altrettanto spesso capita di mettere tutto in una scatola, perché, ehi, c'è un po' di quello che siamo stati lì dentro.

Da questa idea nasce il progetto Love Storage : l'intento è quello di raccontare storie d'amore attraverso cinque oggetti simbolici e pochi altri elementi: una città, una canzone. Il tutto in forma anonima: non c'è spazio per il gossip, solo per l'amore.

I creatori sono Lucia, 26 anni, siracusana e Flavio, 28 anni, romano. Si raccontano attraverso parole e foto e spesso collaborano insieme. 

Avete voglia di contribuire al progetto con la vostra storia? Sul sito troverete tutte le indicazioni per partecipare.

Sbirciate le scatole degli altri, immergetevi in questa atmosfera romantica e malinconica: li trovate anche sui social, facebook e instagram

Vi piace? A noi tantissimo! 

Riccio va in vacanza!

Cari tutti, adorati clienti,

si avvicina quel favoloso periodo dell'anno in cui siamo tutti più belli, più rilassati, più sfavillanti: le vacanze!

Ci riposiamo anche noi: il salone resterà chiuso dal 13 al 21 di agosto.

Stiamo preparando tante novità per la nuova stagione: siete curios*?

Non dimenticate di seguirci sui nostri socialini e di iscrivervi alla nostra newsletter: arriva una volta al mese e contiene tanti consigli e dei regali! Siete ancora in tempo per ricevere la prossima: ci si iscrive qui

Enjoy the summer! 

Gipsy: Naomi Watts psicologa molto poco professionale

Yup, Netflix ne ha sfornata un’altra: Gipsy.

Protagonista la seconda australiana più favolosa del cinema, la dottoressa Naomi Watts (sorry, con Nicole Kidman non c’è gara) nei panni di una psicologa bona che non gliela fa a mantenere il distacco coi suoi pazienti.

Ne ha uno che si è appena lasciato sta malissimo è depresso? Ma perché non diventare amichetta della sua ex che lo sta facendo disperare e magari instaurare una relazione un po’ torbida e tendente al lesbo già dal primo frame? Che bella idea!

La Watts ha una vita apparentemente normale, una casa favolosa in un quartiere altrettanto, un bel lavoro, un marito belloccio (Billy Crudup), una bellissima figlia dal nome Dolly (potenzialmente affetta da disforia di genere, tema che mi auguro tratteranno in maniera carina, altrimenti NON LE SCRIVETE LE COSE) e un fisico di Cristo che sfoggia con nonchalance nei suoi completini. Però tutto ciò non le abbasta, e quindi si infila nelle vite dei suoi strani pazienti per uno scopo poco comprensibile.

Il pilot è un MAH continuo, non è brutto ma manco bello, i dialoghi non fanno schifo ma non sono interessanti, i personaggi uuuhh misteriosi non lo sono manco per niente ed è tutto un po’ gratuito, lento ed inneggiante allo sticazzi.

Insomma, si dovesse giudicare solo del pilot sarebbe un big no no.

 


IO VERAMENTE LA FAVOLOSITA'

LA FAVOLOSA RUBRICA SPIN-OFF DI IO VERAMENTE GUARDA

di Francesca Giorgetti

29 anni, ultimamente romana ma pratese per sempre. Appassionata a livelli patologici di serie tv e Maria De Filippi. Lavora in tv e scrive di serie anche su Io Veramente Guarda.

10 libri da leggere in vacanza

Estate: tempo di vacanza, di lunghe nuotate, di sole, di riposo. Abbiamo finalmente un momento tutto per noi: perché non approfittarne per leggere un buon libro?

Qui te ne suggeriamo dieci, ce ne sono per tutti i gusti!

Alta fedeltà, Nick Hornby, Guanda

Questo è il libro perfetto se ti piace la musica: è ambientato a Londra negli anni ‘90. Il protagonista è Rob Fleming che gestisce un negozio di dischi sull’orlo del fallimento. E’ stato anche piantato dalla sua donna: insomma, il momento giusto per fare un po’ di analisi sulle sue relazioni. Spassoso ma profondo, pieno di riferimenti musicali, non vi deluderà.

Open, Andre Agassi, Einaudi

Lo sport non ti piace, per te il tennis è solo strabismo di venere? Questa autobiografia ti farà ricredere. Scritta dal campione Agassi con il giornalista premio Pulitzer J. R. Moehringer, è il racconto della vita di un grande atleta. Delicato, romantico, persino commovente: un buon modo per sentirsi sportivi senza sudare.

Americanah, Chimamanda Ngozi Adichie, Einaudi

Una giovane donna nigeriana, emigrata negli Stati Uniti per frequentare l’università di Princeton, decide di tornare al suo paese d’origine. Meraviglioso è l’avvicendarsi della storia d’amore con il suo compagno di liceo Obinze sullo sfondo dei cambiamenti e delle difficoltà culturali. La Adichie, durante un Ted Talk, ha pronunciato un discorso meraviglioso sulla necessità di diventare femministi, che è diventato poi un libro: guardatelo, è di grande ispirazione.

La più amata, Teresa Ciabatti, Mondadori

Un romanzo di formazione, di disprezzo, di mistero, il racconto di una magnifica ossessione: ne abbiamo parlato qui. Superbo.

Manuale per ragazze di successo, Paolo Cognetti, minimum fax

Una raccolta di racconti: sette ritratti di donne che si scontrano ogni giorno con la disperazione del presente. La scrittura di Cognetti è appuntita e asciutta e ci accompagna nel percorso di ritrovamento o di perdita della felicità.

L’arminuta, Donatella Di Pietrantonio, Einaudi

Un romanzo familiare, la storia di un ritorno alle origini: delicato e struggente, è un viaggio alla scoperta di sé. Indimenticabile.

Born to lose, Nicoz Balboa, Coconino Press

Un fumetto autobiografico della tatuatrice e blogger che si divide fra Roma e Parigi. Si rimane subito impigliati nella storia di Nicoz, ci si riconosce. Le tavole sono caotiche e bellissime e le forme di donna perfettamente riconoscibili. Adorabile.

Una storia nera, Antonella Lattanzi, Mondadori

Nella lista non poteva mancare un noir, per di più se magistralmente scritto. La storia di una coppia, separata, che si ritrova a cena per festeggiare il compleanno della figlioletta di 3 anni. Sembra tutto perfetto, le violenze e la gelosia quasi dimenticate, ma… Sorprendente.

Grande era onirica, Marta Zura Puntaroni, minimum fax

E’ il romanzo dell’esordio della blogger Una Snob. Profondissimo e tagliente, racconta la storia di Marta, una giovane donna intrappolata in amori assurdi e sbagliati, in rituali per scacciare l’ansia, sullo sfondo di Parigi, Siena e i boschi delle Marche. Un piccolo gioiello.

Madame Bovary, Gustave Flaubert, Garzanti

Leggere un classico: non è questo che ci ripromettiamo tutti di fare quando arriva l’estate? E’ la storia di Emma, una giovane donna fragile e intrisa di romanticismo, che sposa un medico. Presto la vita coniugale viene risucchiata dalla noia, dalle aspettative falsate della giovane. Sempre attuale.

Come trovare il tempo di praticare sport tutti i giorni, o quasi

Come praticare sport tutti giorni? Non basta due volte a settimana, o al massimo tre, quando devi smaltire le lasagne della domenica? Certo, può darsi. Ma qui non voglio definire la “quantità” minima di esercizio fisico che può farti stare bene. Quella la devi decidere tu - magari insieme a un personal trainer o a un allenatore a cui non voglio assolutamente sostituirmi.

È che mi sono resa conto, anche in questo mese in cui sono in pausa dalla corsa per una fastidiosa tendinite, che ormai pratico sport quasi tutti i giorni. Disclaimer, perché non vorrei che pensassi che io abbia una quantità di tempo libero esagerata: ho un lavoro che mi impegna full time, una vita sociale a cui tengo, viaggio una volta a settimana su e giù per l’Italia e questo rende anche difficile organizzare la mia routine sportiva. Fine disclaimer.

Innanzitutto, di che sport stiamo parlando? Quando mi alleno corro 3-4 volte a settimana a cui si aggiungono 1-2 sedute in piscina più 1 di potenziamento. Ora sto nuotando, ma soprattutto mi diletto con addominali, plank ed esercizi per migliorare la core stability, che aiutano qualsiasi runner a migliorare la postura e quindi evitare il prossimo infortunio. In più, lo stretching, che da quando ho scoperto che contribuisce alla formazione della massa muscolare mi sta molto più simpatico.

Sono esercizi che mi prendono dai 3 ai 40 minuti, a seconda di come prevedo si svolgerà la mia giornata. La mia fonte di ispirazione sono i video della Bowflex, marca di attrezzi da palestra. La mia playlist addominali è questa, se vi serve uno spunto.

“Ma devo farli proprio tutti i giorni”? Be’, dipende.

Srotolando il tappetino per il mio allenamento quotidiano, mi rendo conto che lasciar passare una giornata senza aver dato attenzione al mio corpo facendogli fare un po’ di fatica - dopo aver stressato il cervello per tutto il giorno - può peggiorare anche la mia qualità del sonno. Perché la fatica mentale accumulata si trasforma in fatica fisica e diventa molto più semplice da gestire, anzi, aiuta pure a dormire meglio. Al mattino invece aiuta moltissimo a trovare le energie che credi di non avere finché non bevi un caffè. In realtà, l’energia puoi autoprodurla con l’attività fisica.

Come dice la voce dell’istruttore dei video della Bowflex, Tom, “ormai non è più questione di allenarsi ore e ore in palestra, bastano 3 minuti qui e 5 minuti là”. E continua: “È tutto quello di cui hai bisogno, 3 minuti, qualità invece che quantità”. Certo, Tom è convincente. Chi non ha 3 o 10 minuti durante tutta la giornata?

C’è un esperimento di cui parla il giornalista Olivier Burkeman su Internazionale, quello di concatenare le abitudini, che può aiutarci: “L’idea è quella di scegliere qualcosa che facciamo senza eccessiva difficoltà, come lavarsi i denti, e collegarlo a una buona abitudine che vogliamo acquisire: per esempio, mettere la protezione solare. Impilare abitudini è la sua versione avanzata. Fate una lista di piccole abitudini che non richiedono più di cinque minuti ciascuna e trenta minuti in totale”.

Puoi replicare l’esperimento anche tu. Appena ti alzi, mentre la caffettiera è sul fuoco, perché non stendere il tappetino vicino al tavolo della cucina e fare tre minuti di plank? Cominciare con tre minuti al giorno, poi aumentare. O tenere tre minuti nelle giornate più piene e aumentare fino a venti in quelle più libere.

Prova per una settimana, è già abbastanza per creare una dipendenza. Di quelle buone però :)


SHOOT THE RUNNER

di Donata Columbro

Giornalista e consulente digitale con una missione: aiutare le storie a incontrare i lettori. Scrive di Africa e attivismo digitale su  InternazionaleWired ItaliaVita.it. Corre per godersi Roma quando non c'è nessuno per strada e lo racconta spesso su Snapchat (@dontyna).

Glow: scaldamuscoli here we come!

Dopo Orange is the new black, Girls, Big Little Lies ed il compiantissimo Pretty Little Liars (spero che abbiate tutti pianto le vostre lacrime per il finale altrimenti vergognatevi), DIO GRAZIE sui nostri schermi è apparsa un’altra serie con un cast quasi totalmente femminile.

We’ve got the power, bitches!

Glow è ambietato negli anni ’80, parla di un gruppo di attrici mezze fallite che si trovano a lavorare per una serie tv delicatissima: Glorious Women Of Wrestling. Donne che fanno wrestling, appunto. E per farlo sono in calzamaglia, scaldamuscoli, costumini fucsia e con in testa quelle terribili fasce per capelli.

Protagonista quasi assoluta è Allison Brie, che i più nerd spero ricorderanno per quel capolavoro bistrattato di Community. Di strada la dottoressa ne ha fatta, ma più che altro ha perso kg di cui almeno 6 nelle tette. You go girl!

La prima scena del pilot è già una delle cose più belle scritte in questa stagione e, da sola, vale la visione della puntata.

Se però non vi bastasse, sappiate che ci sono diversi altri motivi, primo fra tutti i costumi, ovviamente. Sono tutte delle piccole Jennifer Beals in Flashdance ed è un attimo che quegli outfit improbabili tornano di moda quindi stiamo tutti molto, molto attenti.

Per una botta di femminismo e per una televisione migliore, recuperatene.

La trovate su Netflix dal 23 giugno ed è tutto un sacco colorato!

 


IO VERAMENTE LA FAVOLOSITA'

LA FAVOLOSA RUBRICA SPIN-OFF DI IO VERAMENTE GUARDA

di Francesca Giorgetti

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Come sopravvivere all'asciugacapelli

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Oggi vogliamo raccontarti la storia dello strumento che più utilizziamo durante il nostro lavoro: il phon! Nasconde insidie ma regala anche tante gioie. Scopriamole insieme.

L'invenzione del primo metodo di asciugatura dei capelli si deve ad uno stilista francese, Alexandre Ferdinand Godefroy, che nel 1890 creò un aggeggio composto da un sedile e un cappuccio, collegato ad una stufa a gas. Scomodo e poco pratico, rimandava aria poco più calda di quella presente nell'ambiente circostante ma, ehi, per fortuna da quel momento in poi, questo strumento ha fatto molta strada!

Pur essendo indispensabile per creare uno styling perfetto, se utilizzato male può danneggiare i nostri capelli, rendendoli secchi e poco brillanti.

Queste sono le nostre dritte per un buon utilizzo.

Non usarlo mai sui capelli zuppi di acqua

Dopo aver applicato e risciacquato il tuo balsamo, tampona dolcemente i capelli. Meno acqua significa un minor tempo di asciugatura e meno stress per le tue radici.

Asciuga bene i capelli

Prima di procedere con lo styling usando la spazzola, asciuga bene i capelli usando la temperatura più bassa del tuo phon.

Usa prodotti che proteggono i capelli

Per un'asciugatura più rapida e per proteggere i fusti, usare un buon prodotto protettivo è una regola fondamentale. Noi amiamo questo spray di Davines che li rende morbidi, setosi e profumati.

Tieni il phon alla giusta distanza

Usa il tuo phon senza tenerlo troppo vicino al cuoio capelluto e muovilo a seconda della necessità. Quando sei pronta per lo styling, dividi i capelli in piccole ciocche e dai calore dalla radice alle punte. In questo modo scongiurerai l'effetto crespo!

Capelli lisci?

Applica al tuo strumento il beccuccio che trovi in dotazione e dirigi il calore dall'alto verso il basso, avvolgendo le ciocche nella spazzola e tirandole verso le spalle.

Capelli ricci?

Usa il diffusore: applica un prodotto che ricrei il riccio naturale e raccogli i boccoli all'interno del diffusore, senza toccarli troppo con le mani. Non massaggiare le radici: l'effetto balla di fieno è sempre in agguato!

Jamsu: il segreto per un make up perfetto

Cari lettori, lettrici, amici, cugini e parenti lontani,

oggi voglio raccontarvi di come il mondo del beauty coreano sia diventato una trappola mortale per la sottoscritta. Ci sono novità? Le devo provare. Ci sono prodotti assurdi che promettono di tornare giovane in sette minuti? Li devo avere e via dicendo.

Di recente mi sono imbattuta in una tecnica, quella del Jamsu, che promette di fissare il trucco per molte, moltissime ore. Chi di noi non sogna di avere un incarnato perfetto mentre fuori impazzano millemila gradi e ci sentiamo vicini all’aldilà?

Che cos’è il Jamsu

Jamsu, che significa immersione, è una tecnica che prevede di affondare il viso nell’acqua gelata per 30 secondi dopo averlo cosparso di cipria fissante o di borotalco, affinché il make up abbia una resa e una durata altissime. Promette pelle perfetta, pori ridotti e un effetto flawless: il fondotinta si fonderà con la pelle e apparirà molto più naturale.

Proviamoci insieme!

  • Detergete il viso come al solito e procedete con l’applicazione delle vostre creme. Non dimenticate la protezione solare, mi raccomando.
  • Ora è il momento di truccarsi: preparate la vostra base viso con correttore, fondotinta e blush. Lasciate gli occhi e la bocca struccati.
  • Tirate indietro i capelli e avvolgete la fronte con una fascia: non vogliamo dover perdere tempo a ritoccare la piega!
  • Ora comincia la fase Art Attack: prendete del borotalco (io lo sconsiglio, lo trovo irritante e occlusivo) oppure della cipria HD trasparente (quella che di solito si presenta bianca) e applicatela grossolanamente sul viso con l’aiuto di un pennello o di una spugnetta. L’effetto dovrà essere di viso imbiancato.
  • Al mio tre, immergete il volto in una bacinella che avrete riempito con acqua fredda, freddissima per circa 30 secondi, stando bene attenti a bagnare anche i laterali e la fronte. Pronti? Uno, due e tre!
  • Tamponate delicatamente con una salvietta: non strofinate, non toccate con le mani, siate clementi. Quando il viso sarà asciutto, eliminate gli eventuali residui di cipria rimasti con un pennello. Voilà! Adesso siete pronti per truccare gli occhi e la bocca e definire il vostro make up.

Personalmente, sconsiglio questo metodo a chi ha una pelle molto secca e lo riserverei solo a occasioni speciali (anche perché il procedimento è molto lungo)

Fatemi sapere se l’avete provato e quali sono le vostre impressioni <3


SHUT UP AND TAKE MY MAKE UP! COME ESSERE SE STESSE MA MEGLIO

di Tamara Viola

Una donna dalla chioma sobria. Socializza molto, online e offline. Puoi leggere i suoi deliri su Citazionisti Avanguardisti.

Nel tempo libero si imbelletta, legge e fa parlare i biscotti.

Advanced colour course master class con Neville Roman Zammit

Domenica 24 e lunedì 26 giugno da RiccioCapriccio si è tenuto un corso professionale dedicato al colore con un insegnante d’eccezione: Neville Roman Zammit.

Giovane ed eccellente colorist per Vidal Sassoon Academy London, è originario di Malta.

Ha lavorato in Vidal Sassoon per quattordici anni prestando la sua opera in Spagna, in Giappone, in Russia, nel Regno Unito; ha curato il look di moltissimi modelli per le collezioni della casa, come testimoniano i numerosi dvd che raccontano quanto lavoro e quanta ricerca ci sia dietro ogni presentazione.

Ha vinto il premio Colorist of the year per due anni consecutivi.

Oggi ha il suo salone a Gezira (Malta), NVAD Hair Salon & Spa.

Il corso di colorazione a livello avanzato era incentrato sul benessere della chioma: abbiamo scoperto quali sono le tecniche migliori da applicare a seconda del tipo di capello per raggiungere il massimo senza danneggiarlo.

Siamo molto soddisfatti di questa esperienza e conserviamo nel nostro bagaglio delle nuove competenze che applicheremo sul lavoro, per rendervi sempre più soddisfatti.

Ringraziamo Neville per l’attenzione e la pazienza, il nostro staff, coloro che hanno scelto di partecipare: Massimo Serini, Cosimo Mazzeo, Roberta Purificato e le nostre adorabili Modelle per un giorno.

"Life is too short to have boring hair."


Neville Roman Zammit torna da RiccioCapriccio!

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Novità da RiccioCapriccio: martedì 27 giugno torna a trovarci Neville Roman Zammit, giovane ed eccellente colorist per Vidal Sassoon Academy London.

Originario di Malta, ha lavorato in Vidal Sassoon per quattordici anni prestando la sua opera in Spagna, in Giappone, in Russia, nel Regno Unito; ha curato il look di moltissimi modelli per le collezioni della casa, come testimoniano i numerosi dvd che raccontano quanto lavoro e quanta ricerca ci sia dietro ogni presentazione.

Ha vinto il premio Colorist of the year per due anni consecutivi.

Oggi ha il suo salone a Gezira (Malta), NVAD Hair Salon & Spa.

Siamo fierissimi di averlo con noi: avrete la possibilità di conoscerlo e di affidargli la vostra immagine.

I posti a disposizione sono pochissimi: le prenotazioni sono già aperte.

Martedì siamo aperti dalle 12.00 alle 20.45, ci vediamo? :)

Masturbazione fa rima con rivoluzione?

Ho un ricordo molto vivido della prima volta che mi sono avventurata nei sentieri dell'autoerotismo e della fantasia che ha alimentato la mia prima masturbazione. Sognavo di correre fortissimo in bicicletta: tutta una salita di sfregamento selvaggio dei genitali e poi, l'orgasmo nella discesa. Niente di leggibile come sessuale in termini pornografici – ma la mia innocenza fu presto corrotta e le mie prime fantasie erotiche vere e proprie invece furono molto influenzate dai materiali con cui venni a contatto nella preadolescenza. Come spiegavo nel post precedente, erano storie di violenza e così anche la mia immaginazione si assestò su quel paradigma: la donna come preda, il macho dominante fino alla brutalità. E sono stata per anni una consumatrice compulsiva di porno rough, un hard core così estremo che era sempre in bilico tra l'efferato e il ridicolo: era quello che funzionava più in fretta, arrivando con tutte le scorciatoie possibili al mio sistema limbico e liberando le endorfine di cui avevo bisogno per farmi una ricca dormita o per rendere più allegra la giornata.

Non mi sentivo affatto strana o anormale nel seguire questa mia tendenza, anzi ricordo che uno dei primi elementi di riflessione su sesso e genere che arrivò ai miei occhi fu un articolo di giornale in cui si analizzava la preminenza della fantasia di stupro nelle donne. Ero più che normale, ero nella media.

Si discute molto, anche in ambito femminista, della legittimità di un certo tipo di fantasie e pratiche. Alcune attiviste ne fanno addirittura un punto di rivendicazione libertaria: se non posso fantasticare liberamente di venire sbattuta contro la mia volontà non è la mia rivoluzione; voglio poter consumare la pornografia mainstream piú becera senza che questo metta in discussione il mio posizionamento politico antisessista; voglio farmi scopare con ferocia e non sentirmi colpevole. Tutto giusto e rispettabile: il femminismo moralista, quello che prescrive e censura non è mai stato ne' sarà mai il mio riferimento. Però la sessualità è una tecnologia, quindi soggetta all'evoluzione – e se abbiamo riconosciuto nella pornografia un dispositivo autoritario (il postporno nasce proprio per contestare il suo potere normativo totalizzante), forse possiamo anche riflettere serenamente sulla natura delle nostre fantasie – e rimetterle in discussione, nel caso in cui le riconoscessimo come un po' troppo monodimensionali, non abbastanza nutritive o legate a un'immaginario del quale vogliamo poter prescindere.

Ma come si fa?

Innanzitutto, non accontentandosi. L'erotismo ha molte dimensioni ed è vero che molto spesso ricorriamo alla pornografia per avere una soddisfazione immediata e acritica (legittima, lo ripeto), ma anche se non sempre possiamo permettercelo in alcuni momenti speciali possiamo decidere di dedicare al nostro sollazzo più dei due minuti necessari a trovare il primo monnezzone hard disponibile online.

Esplorando materiali pornografici differenti come se fosse un esperimento antropologico ci avvicineremo passo a passo a un tipo di eccitazione che possa sorprenderci (e parlo di sorpresa proprio perché non è detto che le fantasie a cui ci apriremo siano più coerenti o conformi).

Magari sulle prime il richiamo non sarà immediato: per esempio, a immedesimarci in alcuni tipi di fisicità e a trovarle eccitanti non siamo abituate – e scoprirle è un vero e proprio esercizio epistemologico, che sovverte alcune delle fondamenta identitarie sulle quali ci siamo costruite.

È un processo facile e indolore? Forse no. Mettersi in discussione e aprirsi alla scoperta di noi stesse non sempre è semplice e leggero – però riuscire ad ampliare lo spettro del sessualizzabile è una scommessa per la quale vale la pena rischiare almeno un po'.

Partiamo dal presupposto che non c'è niente da perdere (possiamo sempre tornare alle fantasie che sono più accessibili e immediate, cercare di attraversarne altre non gli toglierà il gusto) e tutto quello che riusciamo a trovare nel cammino sarà utile a capirci: sia quando ci entusiasma, sia quando genera rifiuto.

Perché com'è risaputo “Masturbation never breaks your heart” (la masturbazione non ti spezza mai il cuore).


FRONTE DEL PORNO

di Slavina Perez

Pornografa femminista e (quasi di conseguenza) educatrice sessuale, Slavina vive tra l'Italia e la Spagna promuovendo attraverso spettacoli e laboratori una svergognata consapevolezza sui temi del corpo, del genere e del sesso. Su facebook con la pagina Intimidades Compartidas.

The O.C: i ricchi, quelli veri coi probbblemi

Correva l’anno 2003.

Eravamo orfani di Dawson’s Creek e Italia Uno ci sollazzava con le mirabolanti avventure di Seth, Summer, Marissa e Ryan.

Gente che all’epoca era favolosa e alla moda e un sacco figa, poi adesso che sono passati quattordici anni, rivedi il pilot e ti chiedi COSA COSA COSA avessero in mente i costumisti quando hanno vestito Summer per LA SFILATA DI BENEFICIENZA.

Quel vestitino a righe celesti rosa nero lilla verde e disagio, che nonostante tutto la faceva sembrare la più bona del west ed ha fatto un po’ storia.

Marissa coi jeans e i top che hanno fatto il giro e sono tornati di moda, come sempre accade.

Ryan e la sua canottiera bianca ed il giubbotto di pelle nero. In California, con 107 gradi all’ombra.

Seth che cercavano di far passare per sfigato ma attenzione perché lo hanno sempre saputo tutti che era l’unico bono nel cast.

E poi i genitori che hanno avuto le storyline più interessanti e torbide di tutti, specie la mamma quindicenne di Marissa, l’indimenticabile Julie Cooper.

L’epoca dei telefilm, e non delle serie tv come ci ostiniamo a chiamarli oggi, era davvero ma davvero magicissima amici.

Quando aspettavi una settimana per scoprire che fine avrebbe fatto Marissa, quando gli spoiler quasi non esistevano (per me che ero nerd e frequentavo i forum sì, ma per la gente normale tendenzialmente no), quando c’erano le ship.

Ora e sempre, R.I.P. Marissa.


IO VERAMENTE LA FAVOLOSITA'

LA FAVOLOSA RUBRICA SPIN-OFF DI IO VERAMENTE GUARDA

di Francesca Giorgetti

29 anni, ultimamente romana ma pratese per sempre. Appassionata a livelli patologici di serie tv e Maria De Filippi. Lavora in tv e scrive di serie anche su Io Veramente Guarda.

Toglietemi tutto, ma non le mie app per correre

Siamo runner non siamo nerd!

O forse sì. È raro trovare qualcuno che cominci a correre senza l'aiuto di un'app per contare i chilometri e il tempo. Se penso alle mie prime timide corse fuori stagione (cioè non quelle dettate dall'ansia prova costume, a inizio estate), devo ringraziare principalmente Spotify e Runkeeper se ho continuato a uscire di casa anche con la pioggia, il freddo e qualche volta anche la neve (abitavo a Torino).

Quindi, parliamo di app.

La funzione principale presente in tutte le app di corsa e di fitness è quella di registrare dati sul tuo allenamento disponibili durante e dopo un’attività: la distanza, il passo, la velocità, il dislivello percorso e le calorie bruciate, per esempio. Se indossi anche una fascia cardio - la puoi abbinare direttamente alle app o a un orologio gps - avrai a disposizione anche informazioni sulla tua frequenza cardiaca. Molte forniscono anche la mappa del percorso e  la cronologia dettagliata delle tue attività nel tempo per monitorare i tuoi progressi. Anche un piccolo miglioramento può essere una motivazione per continuare ad allenarti, quindi scegli la tua preferita e comincia a misurarti.

1. Runkeeper e Runtastic

La prima l'ho già nominata, è stato il mio primo amore e le sono stata fedele fino a due anni fa.  Su entrambe durante la corsa puoi attivare un istruttore vocale che ti indica il cambio di ritmo e ti informa su chilometri percorsi, il passo, ecc. Con un account a pagamento puoi impostare un obiettivo (es. "voglio correre 10km in meno di un'ora in 4 mesi) e seguire un piano di allenamento. Le colleghi anche con MyFitnessPal e unisci così il calcolo di calorie bruciate con l'attività fisica al calcolo delle calorie consumate (ma prima di seguire una dieta che si basa esclusivamente sulla riduzione delle calorie ti consiglio di consultare una nutrizionista).

Runtastic ha poi una funzione in più, il LIVE Tracking, che ti permette di condividere la tua posizione sui social network in tempo reale per ricevere incoraggiamenti mentre ti alleni.

 Sia su Runkeeper che su Runtastic puoi ascoltare e gestire la musica direttamente dall'app durante l'allenamento. Infine, di entrambe mi piace la funzione "social network", che ti permette di seguire e farti seguire da altri amici sportivi: alla fine la scelta tra le due può dipendere esclusivamente dalla presenza dei tuoi contatti su una o sull’altra app.

2. Nike Plus e MyAsics

Sono le app delle due note marche sportive. La prima ha un’interfaccia grafica meravigliosa e al momento è la migliore per condividere le foto dei tuoi allenamenti sui social. Ma le sue caratteristiche positive finiscono qui, per quello che mi riguarda. La seconda è dedicata ai piani di allenamento personalizzati per preparare gare: mano a mano che la usi aggiorna la previsione per i risultati di gara e modifica il piano in base ai tuoi miglioramenti. Certo, non sostituisce un allenatore, ma può essere un punto di partenza se non vuoi fare tutto da sola.

3. Strava, il mio nuovo amore

È il mio terzo social network preferito dopo Instagram e Twitter, la uso per connettermi con altri atleti e lasciarmi ispirare dalle loro performance. È un'app completa anche dal punto di vista delle informazioni sulla corsa, permette di impostare i percorsi, trovarne di nuovi quando ti trovi in una città diversa dalla tua e con la funzione “segmenti “ puoi vedere come te la sei cavata in sezioni specifiche della tua attività.  Se corri con una squadra o con degli amici è possibile anche creare dei "club" in cui pubblicare eventi e notizie. Strava è ottima per registrare anche altre attività all’aperto, ma pure quelle in piscina e in palestra - o sul tappetino di casa. Puoi anche registrare le scarpe che usi in allenamento e monitorarne il consumo (dopo massimo 600 chilometri sarebbe meglio cambiarle...).

4. Relive

Ultimamente sulla mia bacheca Facebook spuntano ogni ora video di corse creati con Relive: la puoi collegare a una delle app citate sopra e trasformare il tuo percorso di allenamento o di gara in un video 3D. Bella, ma va usata con parsimonia :)

Uh, importante! Ricorda che tutto quello che condividi su queste app è di dominio pubblico se non cambi le impostazioni del tuo profilo: prima di far vedere a chiunque da dove parti e dove torni per uscire a correre, verifica di aver scelto bene con chi condividere queste informazioni. Un vantaggio di Strava è quello di poter impostare una “zona privacy” del raggio di un chilometro per non mostrare a nessuno il punto di partenza delle tue attività. Ma ve l’ho già detto che è la mia app preferita?


SHOOT THE RUNNER

di Donata Columbro

Giornalista e consulente digitale con una missione: aiutare le storie a incontrare i lettori. Scrive di Africa e attivismo digitale su  InternazionaleWired ItaliaVita.it. Corre per godersi Roma quando non c'è nessuno per strada e lo racconta spesso su Snapchat (@dontyna).

Riccio ti cerca: vuoi diventare modella per un giorno?

Da RiccioCapriccio siamo sempre in movimento: perché vogliamo essere sempre aggiornati, perché ogni cosa nuova che impariamo ci rende più preparati, sempre più vicini a rendervi felici del nostro lavoro, dei vostri cambiamenti.

Per questo, domenica 25 e lunedì 26 giugno ci mettiamo nuovamente alla prova per perfezionare le nostre tecniche di colore.

Abbiamo bisogno di voi: siamo alla ricerca di dieci ragazze che vogliano entrare a far parte della famiglia di Riccio per due giorni.

Sarete le nostre modelle, coccolate dall’intero team con un unico obiettivo: esaltare al massimo la vostra bellezza.

Cerchiamo ragazze audaci, che non abbiano paura di sperimentare e giocare con il colore, sempre con il massimo della cura e della professionalità. Usiamo prodotti che non danneggiano né l’ambiente, né i tuoi capelli.

Sei tu oppure la tua migliore amica?

Per candidarti, scrivi una mail a tamaraviola@ricciocapriccio.com allegando un tuo selfie. Ci piacerebbe lavorare su chiome medio/lunghe ma quello che conta è lo spirito!

Vi aspettiamo in tante! :)

(Questi sono alcuni dei lavori che abbiamo realizzato)