Le nuove donne della musica italiana

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Di quote rosa ne udiamo parlare tutti i i giorni, ne abbiamo sentito la scia persino a Sanremo 2018 reo di avere appena quattro cantanti donne (su 20 campioni) in gara. Femmine bistrattate nelle sette note? Ma non pensateci nemmeno. Il canone musicale tende ad essere testosteronico più per abitudine che per reale differenza di talento. Da Clara Schumann in avanti, sollevare dall’anonimato le musiciste brave significa rendere giustizia a canzoni, composizioni, voci troppo presto archiviate, o a rischio calderone indefinito. Se anche voi avete la curiosità della ricerca, abbiamo selezionato un piccolo gruppo di cantautrici italiane supercontemporanee, superbrave, che ogni giorno faticano per affermarsi e vivere di musica (che assieme al giornalista e all’artista è tipo la professione più da fame che ci sia).

Joan Thiele

Emersa grazie alla viralità della sua cover acustica di Hotline Bling di Drake, Joan Thiele non è propriamente “indie” visto che pubblica con una major e l’avrete sentita sicuramente in tante radio col singolo Save Me.

Chiara Dello Iacovo

Il passaggio al talent show The Voice e a Sanremo 2017 è stato la vetrina pubblica per questa brava cantante e autrice. La sua Introverso è pop divertente e ben scritto, come tutto l’album Appena sveglia.

Ilaria Porceddu

Anche per lei un talent (X Factor prima edizione, addirittura), ma una decisa virata per maturare in modo intelligente. Una voce incredibile, canzoni sensuali e un recupero linguistico tutto da ascoltare (sì, canta anche in sardo).

Adele Nigro (Any Other)

Adele è considerata la it-girl del mondo indie e a lei questa definizione non interessa minimamente (per questo la amiamo). Guida gli Any Other cantando in inglese ed è una brava chitarrista rock, ora in tour con Colapesce cui presta anche la sua voce.

Priscilla Bei

Un’altra che è passata indenne dai talent (X Factor 2009) e che prova a sperimentare un incrocio tra pop e jazz, cambiando diversi musicisti nella sua ricerca.

Giorgieness

Dietro il nome c’è Giorgia D’Eraclea, frontwoman e mente del progetto che coinvolge diversi musicisti al suo servizio. A ottobre è uscito l’album Siamo tutti stanchi. Da vedere assolutamente dal vivo.

Maria Antonietta

Dopo tre anni di silenzio, Maria Antonietta è tornata nel 2018 con il nuovo album Deluderti, dove il cantautorato italiano ispirato da Carmen Consoli e Nada incrocia una produzione vintage.

Giungla

Viene da Bologna Emanuela Drei in arte Giungla, già voce e chitarra della band Heike Has The Giggles ed ex bassista di His Clancyness. Rock’n’roll oscuro e ben scritto, in grado di far sperare bene per il futuro delle chitarre nella musica (in un’epoca di elettronica)

Margo Sanda

Un EP all’attivo per Margherita Capuccini in arte Margo Sanda, che scrive canzoni in punta di dita e registra con pochissimi strumenti. Assieme alla succitata Joan Thiele, altro nome da non perdere, sarà una delle musiciste italiane al prossimo SXSW di Austin, in Texas.

Verano

Il nome originale è Anna Viganò, bresciana di nascita e milanese di adozione, e il suo nuovo album esce in questi giorni. Ispirata da Cristina Donà nella scrittura ma con un uso intelligentissimo dell’elettronica e delle atmosfere rarefatte, Verano merita più di un ascolto.


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MUSIC IS MY RADAR

di Arianna Galati

Scrivo di musica e parlo in radio: due dei lavori più belli del mondo. Collaboro con OnstageMarieClaireNanopress e QNM. Se non sono in giro a caccia di storie, coccolo il gatto o cucino verdure.

Riccio in Japan: ecco com'è andata!

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Dall’11 al 22 gennaio le nostre adorate Alessandra e Laura sono state in Giappone per realizzare uno shooting esclusivo con Munenari Maegawa.

Munenari Maegawa è un giovanissimo artista, fotografo e graphic designer giapponese che si occupa di moda e styling, avvalendosi della collaborazione di make up artist di grido e stylist internazionali.

Ecco cosa ci hanno raccontato di questa fantastica esperienza.

Laura: “Appena arrivate a Tokyo mi è sembrato di entrare in un’altra dimensione. Tutto è curato nei minimi dettagli: dalla città all’abbigliamento delle persone, al cibo, all’organizzazione del lavoro. Ero preoccupata all’idea di dover lavorare con persone dalla cultura completamente diversa dalla nostra ma ci hanno accolti benissimo e messo totalmente a nostro agio.

Abbiamo realizzato il nostro shooting lavorando sulle parrucche: per me è stata un’esperienza totalmente nuova. Quando tagli e realizzi uno styling su parrucca è completamente diverso: i capelli si muovono diversamente e cadono sul viso in modo particolare. Mi è molto piaciuto il senso di rispetto e dovere che hanno verso il lavoro: rispettano i tempi e gli spazi altrui pur rimanendo estremamente creativi.”

Alessandra: “Ogni persona creativa dovrebbe vivere un’esperienza a Tokyo. Basta attendere la metropolitana per sentirsi subito in un saggio di moda e cultura. A Tokyo non esistono i trend: tutti si vestono e si pettinano a seconda del loro gusto, del loro umore. Pur essendo molto legati alla loro cultura, molto rispettosi, nello stile amano osare, innovarsi.

Avevo già lavorato sulle parrucche quando rivestivo il ruolo di caporeparto per la Premiata Ditta. Ho imparato però cose nuovissime e apprezzato molto l’energia che si è instaurata con il gruppo di lavoro. Tutto si è mosso con uno spirito di grande condivisione, di semplicità, senza inutili gerarchie: l’intento era finalizzare un’idea e lasciare esplodere la creatività. Flavia ci ha aiutato tantissimo nell’azzerare le barriere culturali. Sono molto grata di aver lavorato con un team così speciale”

Hanno realizzato due shooting, ideati prima su moodboard: uno partito dall’idea del nostro logo, una donna con i capelli super ricci e l’altro invece in contrasto, sia per i colori che per le geometrie.

La prima modella ha i capelli ricci e super vaporosi ma i colori sono pastello, chiari, luminosi, eterei.

La seconda modella invece ha colori più scuri, un taglio più rigoroso e più grafico.

Alessandra e Laura hanno avuto l’onore di collaborare con Kenji Matsushita, stylist, Munenari Maegawa, fotografo, Yukihisa Murayama, stylist e Chihiro Yono, fashion stylist.

Godetevi la gallery con i momenti salienti del viaggio e dello shooting!

Grazie sempre per il vostro sostegno: どうもありがとう


The Marvelous Mrs. Maisel

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Amy Sherman Palladino is back, ladies and gentlemen.

Amazon Prime le ha dato uno show tutto suo ed io non potrei esserne più contentona.

Fine anni '50, una perfetta ragazza ebrea sposa un impiegato con velleità da stand up comedian incapace a far ridere mentre lei è una cabarettista nata ma ancora non lo sa.

 

C’è il femminismo quello simpatico, non quello alla cazzo di cane di She’s gotta have it; ci sono gli attori feticcio della Palladino, ci sono i costumi perfetti e coloratissimi di quegli anni lì, ci sono gli ebrei (gotta love gli ebrei), c’è una protagonista adorabile ma che ti sta anche un po’ sul cazzo e poi no. Ma soprattutto, ci sono I DIALOGHI DELLA PALLADINO. Quelli tutti veloci velocissimi che se starnutisci ti perdi una battuta perfetta e devi tornare indietro. C’è pure l’assurdo mondo dello stand up comedy, tuttora un po’ maschilista figuriamoci 50 anni fa in America.

La serie ha già vinto due Golden Globe (miglior attrice e miglior comedy-musical, mica cazzi)

Su Prime video fanno poi una cosa molto carina che alla gente appassionata di musica (non me) è molto utile. In ogni scena, sulla sinistra se vuoi c’è titolo ed artista della canzone che stanno cantando o che fa da sottofondo. Insomma ti mettono in diretta la colonna sonora. Carinerie gradite insomma.

Manco a dirlo, il pilot della fantastica signora Maisel è una delle produzioni più viste di Amazon che, datemi retta, produce dei gioiellini incredibili e spesso bistrattati da tutti.

Se con lo stile della Palladino ci andate a nozze amerete TUTTO TUTTO TUTTO. E vorrete assolutamente i vestitini da casalinga ebrea, perché sono bellissimi.


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IO VERAMENTE LA FAVOLOSITA'

LA FAVOLOSA RUBRICA SPIN-OFF DI IO VERAMENTE GUARDA

di Francesca Giorgetti

31 anni, ultimamente romana ma pratese per sempre. Appassionata a livelli patologici di serie tv e Maria De Filippi. Lavora in tv e scrive di serie: puoi seguirla sulla sua pagina facebook Io veramente guarda

San Francisco Writers' Grotto, 642 idee per scrivere

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Ti piace scrivere, un sacco.

Lo fai per lavoro o per diletto, lo fai per fermare i tuoi pensieri o per lasciare andare la tua creatività.

Da un po' di tempo però guardi il foglio bianco con terrore: che scrivo? Dove sono finite le mie idee? Devo prendere degli integratori?

 

Prima di entrare nel panico, respira: abbiamo la soluzione!

Frutto delle menti letterarie e degli scrittori del San Francisco Writers’ Grotto, 642 idee per scrivere è un infallibile antidoto contro il blocco dello scrittore, edito da Ippocampo Edizioni.

Si tratta di un manuale-quaderno, diviso per specifiche sezioni, che contiene 642 spunti per iniziare a scrivere qualcosa.

 

Basta aprire una pagina per trovare ispirazioni divertenti, serie e semi-serie: il blocco dello scrittore torna di nuovo in un cassetto!

Alcuni esempi? 

"Hai 13 anni. Scrivi una lettera d'amore al tuo fidanzatino"

"Sei un supereroe. Quali sono i tuoi poteri e che uso ne fai?"

"Scrivi una richiesta di riscatto"

Lo trovi in due versioni oltre a questa già citata: 642 idee per disegnare. Entrambi sono anche disponibili per bambini.

Pronti per scrivere? :)

Il San Francisco Writers' Grotto è un famoso studio di scrittori professionisti, 35 dei quali hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto.

I collaboratori di Riccio: Federico Massimiliano Mozzano

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RiccioCapriccio sceglie sempre con molta cura i suoi collaboratori, sia interni che esterni.

Chi fa il nostro lavoro sa quanto è importante avere un’immagine visiva curata, che possa rendere al meglio ogni dettaglio.

Quando ci siamo imbattuti nelle foto di Federico Massimiliano Mozzano siamo rimasti senza fiato. Non ci sono fotografi che sappiano usare la luce come fa lui.

I suoi ritratti in particolare rappresentano un gioco perfetto di luci ed ombre, raccontano chi sono davvero i protagonisti, come sono: le immagini sembrano in grado di parlare.

Tutti i suoi lavori sono strettamente legati all’arte e riportano alle atmosfere dei pittori fiamminghi fino ai potentissimi omaggi a Caravaggio.

Non abbiamo avuto dubbi: era lui la persona giusta.

Ci siamo avvalsi della sua collaborazione per diversi progetti, tutti di grande successo.

Il primo, il ritratto di Sophia, la modella su cui Alessandra ha creato colore, taglio e styling per il World Style Contest Italia 2016, indetto da Davines, la manifestazione internazionale che permette a tutti i parrucchieri che utilizzano il marchio di proporre una creazione di colore e styling che esprima al meglio la loro professionalità e creatività.

Alessandra ha lavorato sul concetto dei confini e su cosa è per lei la bellezza: qualcosa che ti trasmette totale emozione, che è imperfetta, che non si lascia ingabbiare in nessun recinto, che non è antica né moderna, è personale, unica e irripetibile. Con questo progetto si è portata la vittoria a casa.

Successivamente abbiamo coinvolto Federico nel progetto “Ricerca il futuro”, nato nell’ambito di Un Taglio Solidale e che Davines ha adottato e reso come campagna benefica nazionale.

Abbiamo chiesto a Federico di ritrarre le nostre ricercatrici al massimo del loro splendore, spoglie di ogni orpello: erano i volti, gli sguardi, le espressioni, la forza che volevamo trasmettere.

Il risultato è stato magnifico e potentissimo.

Tre ricercatrici italiane si sono aggiudicate le borse di studio, utili a proseguire i loro studi, messe in palio dal brand: Monia Procesi, Grazia Marina Quero e Francesca Russo.

Di recente invece Federico ha realizzato per noi uno shooting ispirato al Giappone, in cui abbiamo voluto rendere il concetto di fluidità, della lotta interiore: una delicata geisha che si scontra con un aggressivo samurai.

Il nostro magnifico modello è stato Julian A.: del concept e dei suoi capelli si sono occupate Alessandra e Laura, gli abiti del marchio Lascivious ci sono stati forniti dalla boutique ZouZou. Ringraziamo di cuore Chiara Moro e Annalisa Caruso.

Vi lasciamo a godervi la gallery! Se siete curios* di scoprire quali altri progetti ha realizzato Federico, qui trovate il suo sito.

Enjoy!


The end of the f***ing world

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Ci sono serie tv che inizi e dici mh non lo so, anche un po’ che palle vabbè andiamo avanti vediamo.

Ti giri ed è subito sera, hai visto tutti ed otto gli episodi in una giornata e sei basito. Questo è quello che succede con The end of the fucking world. Se lo inizi, è molto probabile che dopo 3 ore tu lo finisca. Aiuta molto, moltissimo il fatto che le puntate durino poco (20 minuti) e che ogni episodio sia la diretta continuazione del precedente, come se fosse un film con molti intervalli, diciamo, ma la storia fa la sua bella parte.

In breve: un diciassettenne che crede di essere psicopatico e che ha l’abitudine fin da bambino di uccidere gli animali per noia, decide che il prossimo passo sarà uccidere una persona. La fortunella prescelta è una compagna di classe mattissima e annoiatissima dalla sua vita. I due però poi scappano alla ricerca del babbo di lei e da lì casini casini e ancora enormi casini. Il tutto con un mood british, perché la serie pure se la trovate su Netflix in realtà è di Channel 4, due attori splendidi ed un ritmo incredibile dato soprattutto dal fatto che il tutto è la trasposizione di una graphic novel.

Dai costumi alla fotografia, dalla recitazione alla sceneggiatura, tutto è fatto appositamente per farti incollare al divano e non staccartici finché non è finito. Peccato che sia andato così bene che hanno deciso di farne una seconda stagione, il solito perfetto espediente per ROVINARE TUTTO PER SEMPRE.

Speriamo in bene amici, ma il fotogramma dell’ultima puntata sarà una roba difficile da battere in quanto a bellezza.


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IO VERAMENTE LA FAVOLOSITA'

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#BuyNothing: basta agli acquisti compulsivi!

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Care amiche e amici del trucco e parrucco,

oggi voglio parlarvi di un argomento straordinariamente serio: il consumo consapevole di make up e affini.

Se siete come me sono certa avete una scarsa resistenza quando vi ritrovate in profumeria o presso catene che vendono oggetti di piacere per pittarci con gioia. Questa scarsa resistenza, che pure fa girare l’economia, ci porta spesso ad accumulare una quantità immane di prodotti di bellezza, spesso molto simili a quelli che possediamo già.

Se guardo nei miei beauty case (sì, parlo al plurale, pure voi?) mi ritrovo ad avere palette, mascara, blush, pennelli in quantità industriali: quasi tutti hanno gli stessi colori ma confezioni diverse. Se anche facessi per lavoro la make up artist non riuscirei comunque a smaltire tutto quello che ho comprato (e che continuo a comprare).

Per questo, qualche giorno fa, quando mi sono imbattuta in questo video tutorial di Santa Lisa Eldridge, ho mollato il rossetto e mi sono soffermata a riflettere.

Il titolo del video cita un hashtag, #BuyNothing. Nell’info box Lisa scrive così: “I’m feeling overwhelmed by the volume of makeup products launching daily and just wanted to create an everyday look using mainly ‘old faithful’ products.”

Afferma di sentirsi sopraffatta dalla quantità di prodotti beauty in uscita, che continua ad amare il make up (d’altronde lavora nell’ambito) ma ci invita ad usare quello che abbiamo già.

Facendo qualche ricerca riguardo l’hashtag mi si è aperto un mondo: esiste un Buy Nothing Day, di solito tenuto in un sabato di novembre, che propone ai consumatori di astenersi dallo shopping almeno per un giorno riflettendo sulle proprie abitudini d’acquisto.

Esiste un sito ufficiale e gruppi facebook che vanno al di là della semplice giornata: si ritorna un po’ al baratto, ecco, ad uno stile di vita sicuramente più sostenibile.

Trovo che sia interessante soffermarci su questo aspetto, sulla questione dell’accumulare: abbiamo vestiti, scarpe, trucchi, creme, libri che si nascondono nei nostri armadi, a cui non diamo attenzione, che spesso ci dimentichiamo di avere. Perché li compriamo? Come ci fa sentire tenere fra le mani un oggetto luccicante? Ha a che fare con la nostra autostima?

Ho pensato perciò di mettermi alla prova: dal 1 febbraio per un mese non comprerò nulla che sia legato alla bellezza (escluso tutto quello che riguarda l’igiene personale naturalmente!) farò una cernita dei miei prodotti beauty e mi truccherò scegliendone solo alcuni con lo scopo non solo di portarli a termine ma anche di sperimentare nuovi make up.

Che ne pensate? Siete con me? :)


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SHUT UP AND TAKE MY MAKE UP! COME ESSERE SE STESSE MA MEGLIO

di Tamara Viola

Una donna dalla chioma sobria. Socializza molto, online e offline. Puoi leggere i suoi deliri su Citazionisti Avanguardisti. Nel tempo libero si imbelletta, legge e fa parlare i biscotti.

Riccio goes to Tokyo!

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RiccioCapriccio comincia il 2018 con una straordinaria collaborazione: dall’11 al 22 gennaio Alessandra Pucci, founder e direttore creativo e Laura Towers, senior stylist voleranno a Tokyo per realizzare uno shooting esclusivo con Munenari Maegawa.

Munenari Maegawa è un giovanissimo artista, fotografo e graphic designer giapponese che si occupa di moda e styling, avvalendosi della collaborazione di make up artist di grido e stylist internazionali.

Sua la famosissima campagna fotografica “Package” realizzata con materiali di scarto: confezioni di M&M’S e McDonalds che si trasformano in accessori, in materiale artistico che ha fatto il giro del mondo.

Potremmo definire il suo stile, riferito in modo particolare ai capelli, Elegant Punk, in cui frangette geometriche si incontrano con sfumature di colore incredibili.

Siamo fierissimi di poter collaborare con questo grande artista anche se, per questo motivo, non potremo garantire il servizio di taglio dall'11 al 22 gennaio. Tutto il resto rimarrà invariato.


Seguiteci su instagram: Laura e Alessandra vi mostreranno il backstage e perché no, tutto ciò che rende Tokyo la città in moto perpetuo.

[Photo courtesy of Munenari Maegawa]

 

5 prodotti beauty per combattere il freddo

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Incredibile ma vero: è gennaio e fa freddo. Quest’anno persino a Roma siamo costretti a coprirci di più, non succedeva più o meno dal ‘45. Non farti cogliere impreparata: qui 5 prodotti beauty che ti aiuteranno a superare l'inverno mantenendo sempre la pelle morbida e idratata.

Struccaggio

Partiamo da qui: se la pelle è stressata dal freddo, ha poco senso usare prodotti aggressivi o sfregare con le salviettine (ti vedo che usi le salviettine, ti vedo, marrana!) per eliminare il trucco. Meglio uno struccaggio dolce. A questo proposito il burro struccante di Double B è una manna dal cielo: ti basta inumidire il viso con un po’ di acqua tiepida e massaggiare una noce di prodotto. Scioglie tutto: basta risciacquare e voilà, pelle morbidissima e pulita!

Crema viso

Avete presente quella orribile sensazione di pelle che brucia e tira? Per dirle addio prenditene cura usando una crema ricca e adatta a chi è più sensibile: si chiama Baume d’amour ed è ricca di malva e calendula.

Idratante labbra

Le labbra sono in pole position per quanto riguarda gli effetti del freddo: si screpolano rendendo impossibile l’applicazione di qualunque rossetto. Stendi una generosa dose di balsamo labbra, per me il Beeswax di Burt’s Bees è infallibile. E per carità di dio, butta via quell’orrido Labello!

Crema mani

Salvale! Indossa i guanti per proteggerle dal freddo e applica una crema ricca prima di andare a letto. A me piace moltissimo la Basis Sensitiv di Lavera che ha un leggerissimo aroma di limone.

Extra Tips: quando le mie mani sono molto provate le inumidisco con acqua tiepida e le “lavo” con poche gocce di olio di mandorle dolci lasciandole asciugare all’aria. Aiuta, giuro!

Crema riparatrice

Ok: non è bio, non ha un buon profumo e costa cara ma funziona sempre. La Eight Hour cream di Elizabeth Arden è il mio prodotto jolly per tutte le stagioni. La uso quando la situazione è grave (scottature, labbra e mani distrutte, irritazioni cutanee) e mi riporta alla normalità in poche ore.

E tu, hai dei segreti beauty per superare l’inverno? :)


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SHUT UP AND TAKE MY MAKE UP! COME ESSERE SE STESSE MA MEGLIO

di Tamara Viola

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Salvate il soldato Mariah: All I want for Christmas is you

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Make my wish come true

All I want for Christmas is you

Mariah Carey

 

Li avvertite nell’aria già dai primi di dicembre, quei campanellini. Non ci sono ancora ma sapete che stanno per arrivare: antenne drizzate, perché presto invaderanno l’FM e le compilation di Natale. Iniziate a vedere pandori e panettoni già da novembre, dite addio alla dieta, ma finché non sentite quei campanellini in radio o a tradimento nei mix di Spotify di sicuro ignorate l’inclemenza delle feste. Poi arriva la rottura delle cateratte, l’invasione di dling dling dling, i torroni si impilano sugli scaffali. È Natale. E nella musica significa scongelare Michael Bublé, sfoderare i classici di Sinatra, rockeggiare con i The Darkness (autori di uno dei pezzi contemporanei più natalizi di sempre) e i Pogues finché non arriva quell’intro semi-gospel che ci frega tutti. Mettete in pausa un attimo: throwback. Anno 1994. Una boccolosissima e fascinosa ugola d’oro pubblica un singolo destinato a vendere da allora, ogni santo Natale, tra le 200 e le 500mila copie. Moltiplicatelo per gli anni di uscita e contate: circa 16 milioni di copie vendute in totale, 60 milioni di dollari di diritto d’autore. Bravi, bel regalo avete fatto a Mariah Carey e alla sua All I Want For Christmas Is You.

Ventitré anni dopo, Mariah sta ancora lì. La sua carriera è ad un punto di down assoluto tra figuracce live, una voce non più cristallina, fidanzati cambiati più rapidamente delle canzoni con lo shuffle e qualche sfortuna di troppo. Una diva al tramonto, Mariah. Ma che dovremmo ringraziare a vita, pure se schifiamo la sua musica, per questa hit natalizia dalla scienza precisissima, una chimica alchemica delle sette note che resiste al tempo meglio dell’oro dei mercati finanziari. Una settimana prima di Natale 2017, stando ai dati di Billboard, la canzone è alla numero 2 della classifica delle più vendute in America e rischia di riconquistare la numero uno. Ventitré anni dopo, sia chiaro. Perché All I Want For Christmas Is You è ancora oggi una delle canzoni di Natale più amate, diffuse e ascoltate di ogni dicembre? Non solo perché ne sono state fatte cover di tutti i tipi e mai potenti quanto l’originale. Lo spiega la scienza della musica: tra matematica musicale, armonia e melodia, la canzone-scialuppa di Mariah Carey è ancora oggi imbattibile e insuperata. E il suo segreto è essere nata già come classico: l’irresistibile progressione degli accordi affonda le radici nella tradizione di Bing Crosby, i trucchetti melodici delle strofe riportano agli inni religiosi (ve lo giuriamo, pensate ad Adeste Fideles e poi ascoltate la Carey, troverete delle somiglianze che vi stupiranno). È un brano senza tempo. Lo sappiamo, lo odiate cordialmente, ma lo ascolterete comunque. Non sono solo i campanellini: tutto in All I Want For Christmas is You grida CANZONE DI SUCCESSO a luci spiegate (rosse e bianche, s’intende). Fregatura suprema: il testo parla di amore, in realtà è il racconto dolce di un desiderio per le feste, di una distanza che non si riesce a colmare travestita da un’allegria quasi disperata. Qui è la chiave. All I Want For Christmas Is You è purissima Mariah Carey al top della sua carriera di cantante e autrice (sì, la canzone l’ha scritta lei assieme al produttore Walter Afanasieff poi anche a fianco di Céline Dion, insomma uno che se ne intendeva parecchio di hit pop), che la canzone la canta al massimo della sua vocalità, del suo corpo, della sua espressività. Nessuna come lei, nemmeno la Mariah Carey di ventitré anni dopo. Che continua imperterrita ad aggrapparsi a questo gigantesco successo per non affondare definitivamente una carriera ormai ampiamente terminata. Ma è Natale, siamo tutti più buoni.

Salviamo il soldato Mariah Queen Of Xmas e ascoltiamo ancora una volta All I Want For Christmas Is You (anche le cover vanno bene, dai). Nella realtà dei fatti, questa canzone descrive davvero quello che desideriamo a Natale: stare con chi vogliamo noi, senza interferenze, mangiando panettone sul divano.

Buon Natale, Mariah.


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Regali last minute per la tua amica runner

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Cosa si aspetta di trovare sotto l’albero di Natale l’amica super sportiva? La lista sarebbe infinita. Ma per il vostro bene, mi limiterò a darvi 7 idee che potete sfruttare - anche all’ultimo momento - per fare un’ottima figura.

1. Un libro a tema

Qui me la gioco facile, un anno fa avevo scritto un post che rimane ancora valido con una serie di titoli di libri molto belli e soprattutto “ricarica energie” e motivazioni per tutti i tipi di sportivi. Da Open di Agassi a I Giorni Selvaggi di Finnegan, lo trovate qui.

2. Accessori per correre in inverno

Dai guanti (io mi trovo benissimo con questi di Decathlon) alla fascia per proteggere le orecchie, dalle calze a compressione alla maglia termica, ormai dovreste sapere che non ci sono scuse per non uscire a correre: ci sono solo cattivi modi di vestirsi, e a questo si può rimediare.

3. L’iscrizione a una gara

Magari avete sentito la vostra amica sognare di partecipare a un trail, a una corsa in una città europea, a una gara particolare a cui non ha ancora osato iscriversi: regalare l’iscrizione può essere un’ottima spinta per lei per iniziare finalmente la preparazione e per voi per accompagnarla in mete esotiche come supporter.

4. La prima visita da un nutrizionista

Non ci sono regole generali per come scegliere di nutrirsi per chi pratica sport, ma solo regole individuali: fondamentale quindi rivolgersi un nutrizionista per un piano personalizzato. Perché non regalare la prima visita alla vostra amica sportiva? Su Roma consiglio due nomi: Iolanda Frangella e Sara Olivieri.

5. La fascia per non perdere chiavi di casa e cellulare

Non fate come me: quando andate a correre non uscite senza carta d’identità, qualche euro e, ovviamente, le chiavi di casa. E nei percorsi più lunghi non dimenticate i gel per recuperare energie. No, non serve uno zainetto. Basta una fascia aderente come quella della Flipbelt, per me la migliore. Se la regalate, la vostra amica runner ve ne sarà eternamente grata.

6. L’abbonamento a una rivista sportiva

Runner's World Italia o Correre sono le più famose. In inglese, dedicato esclusivamente alla corsa al femminile, c’è Women’s Running, un ottimo mensile dove scoprire altre atlete a cui ispirarsi.

7. Il regalone tecnologico

Se potete spendere molti soldi, allora informatevi sui possedimenti tecnologici della vostra amica sportiva e regalatele l’upgrade che ha sempre sognato. Se corre con lo smartphone è il momento di dotarla di un orologio gps, se ha l’orologio compratele la fascia cardio, se ha già entrambi è il momento di aggiungere il sensore di potenza, come quello della Stryd.

Nb: né io né Riccio riceviamo alcun compenso per i prodotti segnalati, e non ci sono link di affiliazione. Sono solo consigli su oggetti testati personalmente dalla sottoscritta.


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SHOOT THE RUNNER

di Donata Columbro

Giornalista e consulente digitale con una missione: aiutare le storie a incontrare i lettori. Scrive di Africa e attivismo digitale su  InternazionaleWired ItaliaVita.it. Corre per godersi Roma quando non c'è nessuno per strada e lo racconta spesso su Snapchat (@dontyna).

Godless: il western ma prodotto da Soderbergh

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Mentre nel mondo si consumano noiosissime battaglie su cosa sia femminista o meno, tra campagne pubblicitarie fraintese ed altre cose poco interessanti, è uscita una serie molto bella che si chiama Godless, prodotta dal buon Soderbergh per Netflix.

L’ambientazione è di un marrone che più marrone non si può, perché siamo nel polveroso 1884, nel caro vecchio west. I protagonisti sono alcuni degli attori feticcio di Sorkin, che non c’entra niente ma che è sempre bene nominare invano in quanto genio della televisione. Ci sono infatti Jeff Daniels e Sam Waterson di The Newsroom e Merritt Wever di Studio 60, insieme alla beneamata Michelle Dockery di Dowton Abbey.

Tutte queste persone si ritrovano insieme nella ridente cittadina di Labelle, in New Mexico, abitata principalmente da donne molto, molto cazzute che si giostrano un fucile in mano con scioltezza. Tempo fa un’inondazione ha sterminato praticamente tutti gli uomini del paese e ora ci sono loro a tentare di sopravvivere nel clima molto poco disteso del vecchio west.

La lentezza del pilot è a tratti snervante ma il tutto è talmente pieno di poesia e delicatezza che una chance gli va data, anche solo per vedere Jeff Daniels nel ruolo del mega cattivo sterminatore di bambini e che al minuto 7 si fa tagliare un braccio a mani nude perché comunque lui può.

L’avvertimento infatti è d’obbligo: ci sono scene davvero crude, davvero trucide, e l’ambientazione western fa sì che poco di originale possa succedere. Sparatorie, cavalli, donne con vestiti splendidi e lunghissimi, saloon, cappelli e pistole.

Il solito, insomma ma con un gruppo di cazzutissime donne astiose e, loro sì, inconsapevolmente femministe.


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IO VERAMENTE LA FAVOLOSITA'

LA FAVOLOSA RUBRICA SPIN-OFF DI IO VERAMENTE GUARDA

di Francesca Giorgetti

31 anni, ultimamente romana ma pratese per sempre. Appassionata a livelli patologici di serie tv e Maria De Filippi. Lavora in tv e scrive di serie anche su Io Veramente Guarda.

Guida al perfetto regalo natalizio

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Sei alla disperata ricerca del regalo natalizio perfetto? No problem, ti aiutiamo noi! Qui per te un elenco di idee per fare felici tutti. Trovi tutto online: addio folla impazzita! Ti basta cliccare sul titolo di ogni capoverso per raggiungere immediatamente il sito che cerchi.

Nella gallery troverai tutte le foto degli oggetti proposti.

Dicci, quanto siamo stati bravi? ;)

1) I voucher di RiccioCapriccio

Partiamo subito tirando l’acqua al nostro mulino: da Riccio trovi tantissime idee regalo per te e per i tuoi cari. I nostri prodotti per capelli sono a marchio Davines: una garanzia! Quest’anno abbiamo pensato anche a dei voucher natalizi, così potrai lasciare a chi lo riceve l’ardua scelta :) Ti basta richiederli in cassa.

2) Waxewul

Si tratta di bellissimi turbanti fatti a mano in tessuto wax, tipico della tradizione africana. Ci sono fantasie strepitose! Sul sito trovi anche pezzi d’abbigliamento e accessori interessanti.

3) La mia casa nel vento

Maria Martino ha creato una linea di profumi botanici, preziosissimi e pieni di poesia. Li trovi in varie versioni: spray, roll on, crema in confezioni adorabili e curatissime.

4) Youth to the people

Per l’amica che adora i prodotti skincare, Youth to the people è il marchio perfetto: mette insieme il potere dei superfoods con la scienza per creare cosmetici efficaci e amici dell’ambiente. (E super instagrammabili!)

5) Melidé

Cinque ragazze e un ragazzo che realizzano t-shirt ricamate a mano, personalizzabili ed ecosostenibili, rigorosamente made in Italy. Un capo basico che si trasforma in un pezzo da collezione.

6) Arianna Svaicari Jewelry

Arianna è un’artigiana che forgia i suoi strepitosi gioielli con grande cura e dedizione usando solo materiali di altissima qualità. I nostri preferiti sono gli anelli floreali.

7) Federico Massimiliano Mozzano

Federico è più di un fotografo: è un artista. Sa come far parlare la luce. Per questo natale ha pensato di dedicarsi ai ritratti di famiglia con lo stile dei pittori fiamminghi: è un regalo super originale da conservare per sempre. Per avere maggiori informazioni basta scrivergli qui.

8) Polly Plume

Scarpe! Potremmo riassumere qui tutto ma si tratta di veri e propri capolavori made in Italy e con un tocco di glitter che non guasta mai. Le loro ballerine sono strepitose.

9) Tiny Miracles

Sono custodie per vasi in stile origami con una storia bellissima: progettati dal designer Pepe Heykoop e realizzati dalle donne della comunità Pardeshi, Tiny Miracles sostiene queste donne e le loro famiglie con l’obiettivo di sviluppare un’attività che permetta alle comunità più povere, sparse in tutto il mondo, di uscire dalla loro condizione di povertà.

10) Alt Means old

Deliziosi piatti in ferro smaltato personalizzati con frasi che ci ricordano l'infanzia: la collezione si chiama infatti “A pranzo dalla nonna”. Ah, che bei ricordi!

11) Le Palle

Le Palle.it è un brand made in Italy che gioca con l’ironia e strappa sempre un sorriso. La scelta è vastissima: palle (che si possono utilizzare come sottobicchieri o decorazioni), tazze, taccuini, tovagliette, grembiuli e via così.

12) Lait Luce

Un nuovo modo di concepire l’illuminazione: lampade fatte a mano, con materiali riciclati che diventano messaggi d’amore. Più info scrivendo a: info@lait.luce

13) Crown & Glory

Divertenti e luccicanti, gli accessori per capelli made in Uk vi conquisteranno: cerchietti, fasce, corone, fascinator che vi renderanno le più sfavillanti delle feste.

14) Coucou Suzette

Spillette, calzini, toppe, gioielli surreali e spassosi, fatti a mano e parigini: tres chic!

15) Libri illustrati

Qui si apre un mondo vastissimo: con un libro illustrato sull’argomento giusto farete breccia nel cuore degli amici più difficili. Ve ne indichiamo quattro che abbiamo trovato molto interessanti.

Herbarium di Caz Hildebrand (botanica)

This is me, full stop di Caz Hildebrand e Philip Cowell (design e punteggiatura)

The Great New York Subway Map di Emiliano Ponzi (viaggi)

100 film di Matt Needle, Chez Gertrude, Francesco Giustozzi, Dieter Braun, Nicolas Barrome Forgues (cinema)

16) Veronica Dearly

Ad un regalo strepitoso bisogna accompagnare il biglietto giusto: l’illustratrice Veronica Dearly è spiritosa e ama i colori pastello. I suoi biglietti vi divertiranno!

Ora andate e comprate e non dimenticate: se l’articolo vi è piaciuto condividetelo con i vostri amici! <3


Orari natalizi di RiccioCapriccio

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Ciao! Sei lì con l'agenda ma non sai in quali giorni saremo aperti per il periodo natalizio

Veniamo subito in tuo soccorso: segna tutto, mi raccomando!

Lunedì 18 dicembre saremo aperti dalle 10.00 alle 19.00

24, 25, 26 dicembre chiusi

Domenica 31 dicembre saremo aperti dalle 9.00 alle 15.00

1 e 2 gennaio e 6 gennaio chiusi

Tranne queste eccezioni rimane tutto come sempre :)

Per prenotare puoi usare:

- il nostro numero telefonico 06 77590845,

- scriverci un messaggio privato sulla pagina fb,

- usare la nostra app,

- scriverci una mail

A presto!

                                                                                                                                                  - 

 

She's gotta have it: anche meno entusiasmo, per favore.

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Prima o poi doveva succedere. Tutto 'sto parlare di donne donne donne uuuh rivoluzione doveva portare da qualche parte. Dovevano fare una serie tv, She's gotta have it, su una donna favolosa, libera, artista, interessante, che si tromba la gente ma non gliene frega poi molto perché ehi, IO SONO INDIPENDENTE. La dovevano fare, se ne sentiva il bisogno. E chi ci ha pensato? Un uomo.

Grazie Spike Lee.

Mentre tutti si stanno sperticando in lodi uhm come dire, troppo entusiaste, ci sono io che non sono riuscita a finire nemmeno il pilot. Per grazia non sono sola, su twitter qualcuno di molto saggio (Irene Graziosi) ha scritto “She’s gotta have it non mi piace, forse devo ridare indietro la vagina” ed io mi sono un po’ commossa perché non avrei saputo dirlo meglio.

Il punto è questo. Creare un personaggio femminile forte non vuol dire raccontare di un uomo e dargli un corpo ed una faccia femminili, dottor Spike Lee. Non funziona così, manco se la serie tv è basata su un tuo film del 1986. Non ce ne frega un cazzo.

Specie perché in tv abbiamo già personaggi di Cristo tipo non so, Ilana ed Abby di Broad City, tanto per dirne una. Buttiamoci in mezzo pure Lena Dunham se proprio vogliamo. Ma ecco, Nola Darling no. Sei una donna di colore bellissima, artista, ti piace scopare in giro, gli uomini ti si accollano come se fossero donne? Tutto molto bello, ma da qui ad elevare queste puntate dal clima e dalla grafica anni ’90 come baluardo del nuovo femminismo, vi prego NO.

Se poi avete voglia di vedervi il pilot, fatelo che poi ne parliamo, sono alla disperata ricerca di qualcun altro che la pensi come me. Grazie.


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IO VERAMENTE LA FAVOLOSITA'

LA FAVOLOSA RUBRICA SPIN-OFF DI IO VERAMENTE GUARDA

di Francesca Giorgetti

31 anni, ultimamente romana ma pratese per sempre. Appassionata a livelli patologici di serie tv e Maria De Filippi. Lavora in tv e scrive di serie anche su Io Veramente Guarda.

Il motivo per cui correre

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Sono stata a New York per correre la maratona. Quella per cui tutti ti chiedono, dopo: “ma proprio quella maratona che penso io? quella di 42 chilometri?” Sì, ma la maratona è sempre di 42 chilometri. “Wow, che brava”. Sì, ragazzi, l’avevo già corsa a Roma e dov’era tutto questo entusiasmo? “Eh, ma New York è più grande, è più lunga”. No, sono sempre 42 chilometri (195 metri), ve lo assicuro.

Lunghezza a parte, è vero che quella gara è speciale. Non ci ho creduto finché non l’ho corsa. L’organizzazione è perfetta: gestire più di 50mila runner in una città di 8 milioni di abitanti, a pochi giorni da un attentato terroristico, richiede uno sforzo economico e una competenza incredibili. E i volontari presenti dal porto di Manhattan, dove i runner prendono il traghetto per Staten Island, dove si trova la partenza, fino all’arrivo, e anche oltre, quando ci vestono con il classico caldo poncho blu, alla fine della gara, sono incredibili.

Vi porto con me alla partenza, così potete capire di cosa sto parlando.

Il villaggio degli atleti, a Staten Island, è un immenso parco organizzato per settori: ci sono le zone relax con i cani della pet therapy, un centro per pregare, i banchetti dei “bagel”, quelli del caffè e della cioccolata, delle barrette energetiche. Non mancano i bagni, il reparto medico. Siamo svegli almeno dalle 5 di mattina e prima di correre dobbiamo aspettare ore, ci sono quattro turni che partono dalle 9.20 alle 11.40. Io sono nella terza griglia, quelle delle 10.40.

Mangio un bagel. Faccio la coda per il bagno. Vado a trovare i cagnolini della pet therapy. Faccio di nuovo la coda per il bagno. E poi ci chiamano: “Blu corral, turno delle 10:40, incamminatevi!”. Lungo la linea di partenza, che dovete immaginare lunghissima, divisa in tre parti (blu, verde e viola), ci sono i cassonetti delle organizzazioni non profit che raccolgono i vestiti caldi che ci siamo portati nell’attesa e che abbandoniamo prima di partire.

Ed eccolo, il ponte di Verrazzano davanti ai nostri occhi. Siamo pronti ad attraversare la città nei suoi cinque distretti: la vedremo cambiare chilometro dopo chilometro, anzi miglio dopo miglio, come contano qui, e ci godremo le facce dei newyorkesi venuti a tifare, di ogni colore di ogni età di ogni condizione.

Siamo tantissimi, la marea di gente in cui sono immersa da quando ho preso la metropolitana alle 6 non finisce di stupirmi.

Poi eccolo: boom, il cannone della partenza! Siamo noi, andiamo.

Non riesco a smettere di sorridere, sto correndo, la maratona, a New York!

Nemmeno 500 metri ed ecco che rischio di piangere subito: mi supera una ragazza, sulla maglietta ha scritto dietro “la persona che ti sta davanti sta combattendo un cancro”.

Brividi. Mi guardo attorno, quasi ogni runner ha scritto qualcosa sulla propria divisa: “corro per....” mia figlia, mio marito, i bambini ammalati di tumore, per un’organizzazione che lotta contro la povertà.

Il motivo per cui correre cucito addosso.

La ragazza che mi ha superato all’inizio non la trovo più. E intanto siamo entrati in Brooklyn, dove centinaia di migliaia di persone ci accolgono gridando i nostri nomi, allungando la mano per il cinque, offrendoci cibo, caramelle, fazzoletti. La città è lì per noi.

Continuo a leggere le magliette. Mi chiedo se io ce l’ho un motivo così forte che mi spinge a correre per quarantadue chilometri. Perché sono lì? Perché sono viva, mi dico. Perché è un bel modo per far sentire al tuo corpo che sei viva.

E poi ne trovo un altro di motivo per andare a prendermi la medaglia, senza fermarmi nemmeno sui ponti più duri, come il Queensboro Bridge, che ci porta dal Queens a Manhattan.

Sento il tifo delle persone che sono lì, per le strade di New York, di Marianna e Bianca, che hanno viaggiato con me e salgono e scendono dalle metropolitane per sbucare agli appuntamenti che ci siamo date lungo il percorso. Quando le vedo si accelerano i battiti e anche il ritmo di corsa.

Sento anche il tifo a casa, di tutti quelli che mi hanno scritto messaggi, che mi stanno seguendo sulla app della gara, li vedo, quasi, ai bordi della strada. Sono le allucinazioni della fatica, ma non importa, perché è bello così.


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SHOOT THE RUNNER

di Donata Columbro

Giornalista e consulente digitale con una missione: aiutare le storie a incontrare i lettori. Scrive di Africa e attivismo digitale su  InternazionaleWired ItaliaVita.it. Corre per godersi Roma quando non c'è nessuno per strada e lo racconta spesso su Snapchat (@dontyna).

 

Dynasty: di nuovo trash dopo 40 anni

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Negli anni 80 due erano i capisaldi della TV di Silvietto: Dynasty e Dallas. 

Entrambi hanno fatto la storia delle soap ed entrambe sono state riportate in vita in questi ultimi anni ehi, perché gettare alle ortiche tutto quel materiale sobrissimo? Perché non fare un elegante reboot?

Se Dallas io l'avevo abbandonato perché era uno sticazzi continuo, devo ammettere che Dynasty mi sta regalando delle soddisfazioni. Specie perché Netflix ha deciso di tornare al modo originale di fruizione delle serie TV ed ha scelto di centellinare gli episodi, uno a settimana. E allora niente maratona ma un discreto hype tra magnati del petrolio (sì, come in Dallas), figlie che vogliono diventare capi del mondo just like il padre, segretarie bonissime che si bombano il capo ma hanno un passato torbido, e tanto, tantissimo potere. 

La figlia vogliosa di potere mega cattiva tra l'altro si chiama FALLON, ha dei vestiti INCREDIBILI, si limona tutti quelli che le capitano sottomano e sarebbe disposta a gettare sotto una metro il fratello per avere ciò che vuole. Un esempio per tutti insomma.

Quasi quanto la segretaria/moglie del capo del mondo, con un armadio pieno di maglioni e cappotti e borse e cappelli e sciarpe in tutte le sfumature di cammello/beige/panna.

Tu. Tu andrai lontano ragazza mia. 


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IO VERAMENTE LA FAVOLOSITA'

LA FAVOLOSA RUBRICA SPIN-OFF DI IO VERAMENTE GUARDA

di Francesca Giorgetti

29 anni, ultimamente romana ma pratese per sempre. Appassionata a livelli patologici di serie tv e Maria De Filippi. Lavora in tv e scrive di serie anche su Io Veramente Guarda.

#Sal8: Hair! La gioia del capello, la croce del pelo

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Venerdì 17 alle 19.30 da RiccioCapriccio è cominciata la nuova stagione di #Sal8: uno spazio libero e femminista che accoglie tutte le donne interessate a confrontarsi su temi che riguardano la vita di tutte noi.

Abbiamo voluto aprire con la questione peli: così come i nostri capelli sono un vanto, meno lo sono i peli che cerchiamo disperatamente di eliminare.

Durante la discussione, alla quale hanno partecipato Paola Tavella, Barbara Leda Kenny, Alessandra Di Pietro e Igiaba Scego, ci siamo soffermate soprattutto su un punto: eliminiamo i peli per nostro desiderio o perché ci sentiamo costrette dalla cultura in cui viviamo?

Per molte la questione è puramente estetica e legata al proprio modo di intendere la femminilità: ci piace l’idea che le nostre gambe siano morbide e lisce. Per altre non depilarsi è pura libertà nonché un modo per evitare fastidiose follicoliti e lunghissime sedute dall’estetista.

Igiaba ci ha poi raccontato che le donne somale sono quasi totalmente prive di peluria: fra le partecipanti si è alzato un sospiro! :D La nostra Francesca, di cui potete leggere le esilaranti recensioni di serie tv sul nostro sito, ha realizzato un video con una serie di esempi riguardo la depilazione, tratti tutti da sit come famose.

Ognuna di noi ha espresso la sua opinione, senza costrizioni e senza giudizi e l’atmosfera è stata piacevolissima: una riunione fra amiche che si sentono libere di dare la propria opinione.

Siamo felicissimi di aver organizzato un evento così: tenete d’occhio la nostra pagina e iscrivetevi alla nostra newsletter per non perdere i prossimi!

Grazie sempre per la vostra partecipazione attenta e solidale.